


«Siamo qui proprio per dire grazie a voi e dare gloria a Dio che ci ha chiamati e ci accompagna sempre»
scandisce l’Arcivescovo nell’omelia ispirata dalle Letture appena proclamate (Atti2, l’Epistola ai Filippesi, primo capitolo e il Vangelo di Luca 24, l’episodio dei discepoli di Emmaus).
«Ci sono momenti in cui sembra che la Chiesa cammini tra i rovi, circondata da atteggiamenti ostili, da parole che pungono. Ogni giudizio graffia: impigliata in mille modi non riesce a procedere», sottolinea monsignor Delpini. Ma sono proprio questi terreni dolorosi, osserva subito dopo, che possono essere trasformati «da esperti giardinieri».



I consacrati sono i «giardinieri che hanno trasformato il terreno invaso dai rovi in un giardino di colori e profumi. È l’impresa di cui parlano gli Atti degli apostoli: la Vita consacrata, infatti, si spinge là tra i rovi, cioè la povertà, le sofferenze, l’ignoranza, l’estraneità a ogni opera che si possa considerare buona. Celebriamo il giubileo per dire che avete lavorato, pregato e amato con perseveranza. Vi siete fatti apprezzare e voler bene. Perciò la Chiesa gode il favore della gente. La Chiesa, così, esprime il suo volto amabile godendo il favore di tutto il mondo».





Prima della celebrazione, l’Arcivescovo saluta le festeggiate

Il gruppo di Chambéry, venuto a festeggiare suor Filomena

A casa, la festa continua con il pranzo e un buon dessert finale: gelato italiano e macedonia di frutta.