

Un giorno di grande grazia e di profonda gioia per tutta la nostra Comunità.
Oggi l’Azienda Ospedaliera “Card. G. Panico” ha avuto l’onore e la benedizione di accogliere il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme.
Ad accoglierlo sua ecc. Mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento – Santa Maria di Leuca.


Dopo un lungo caloroso applauso da parte di tutti i presenti: autorità, personale medico e infermieristico, Mons Angiuli ha evocato la fondazione dell’Ospedale voluta dal card Panico, nunzio in tante parti del mondo, che, nativo di Tricase, ha desiderato beneficare la sua città con questa azienda ospedaliera.
La felice collaborazione delle Suore Marcelline, da lui scelte, e la loro generosa dedizione e competenza è riuscita a realizzare, nel corso di molti anni, il suo sogno: un prestigioso ed eccellente ospedaleche offre cure di qualità ai malati e lavoro a molti, moltissimi, qui, nella regione Puglia.
Ha preso, in seguito, la parola il neo direttore generale dell’ospedale Dott. Pietro Derrico. Dopo il saluto e il ringraziamento per la visita del Cardinal Pizzaballa, il Direttore ha richiamato l’attenzione sulla lettera dello scorso maggio del Cardinale. “Come stare da cristiani dentro questa situazione di conflitto? Una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in Terra Santa”.

Abbiamo cercato di comprendere, ha detto, che cosa ha da dire a noi quello che sua Eminenza ha scritto rispetto al conflitto e all’odio. Abbiamo riflettuto sulla Chiesa come segno e testimonianza nel dolore e nella sofferenza. Ci siamo chiesti che cosa possiamo fare noi, non solo per voi che siete in terra santa, ma noi di fronte alla malattia, alla sofferenza , un altro tipo di conflitto. E’ un compito e una responsabilità, una presenza che testimonia altro sulla malattia. Preghiamo per lei e per la sua missione a cui vogliamo dare un contributo non solo di preghiera, ma anche di sostanza

Suor Marimena Pedone, Assistente e Segretaria Generale della Congregazione delle Suore Marcelline, ha rivolto al cardinal Pizzaballa il saluto e i ringraziamenti da parte della Madre Generale.
Mi sono trovata qui quasi per caso qui a Tricase per la vacanza. Le rivolgo il benvenutoda parte della Congregazione e di tutte le suore presenti che operano qui, in particolare dell’ex direttrice suor Margherita La missione delle Suore Marcelline è una missione di cura e di di sanità ,ma anche di fraternità. La fraternità che è una delle cose piu belle che ci vengono dette. Qui la sofferenza assume un altro aspetto grazie all’occompagnamento fraterno
Suor Marimena Pedone

Ad accoglierlo e incontrarlo anche il sindaco di Tricase Antonio De Donno.
La presenza del Cardinale è continuata tra di noi, nei reparti e al letto dei nostri ammalati. E’stata un dono prezioso, una carezza di speranza e un forte richiamo alla vocazione di cura e di ascolto che guida ogni giorno il nostro operato. In un luogo dove la sofferenza incontra la speranza, le Sue parole di pace e la Sua vicinanza spirituale hanno toccato il cuore dei pazienti, delle loro famiglie, della Direzione e di tutto il personale sanitario e religioso.


la sintesi dell’omelia del Cardinale Pizzaballa:
L’omelia si apre con una profonda riflessione sul senso dell’esistenza, della sofferenza e della morte, invitandoci a ritrovare ciò che è davvero essenziale in un mondo spesso segnato da violenza e smarrimento. Lo sguardo si rivolge innanzitutto alla drammatica realtà della Terra Santa, attraversata da ore buie e dolorose: un contesto di crisi che, nell’evidenziare tutta la fragilità umana, ci spinge ad abbandonare le superficialità per concentrarci su ciò che conta davvero. Ma di fronte al dolore e alla distruzione, il messaggio cristiano non cede alla resa, invitando al contrario a custodire con forza desideri di vicinanza, solidarietà e comunione.
In questa prospettiva, la nostra vita terrena si rivela come un tempo di passaggio e di preparazione orientato all’eternità. Questo cammino non deve essere vissuto con timore, bensì come un’opportunità per dare valore e spessore alle scelte di ogni giorno, sapendo che l’incontro con il Signore rappresenta il compimento ultimo di ogni traiettoria umana.
La morte stessa cambia così di segno: non più un muro o una chiusura definitiva, ma una finestra che si spalanca sulla luce. È la promessa che nulla di ciò che abbiamo amato o vissuto sulla terra andrà perduto, ma tutto verrà raccolto, custodito e trasfigurato nella comunione con Dio, dove il dolore cede infine il passo a una pienezza ritrovata.
Infine, l’omelia offre una parola di profonda consolazione a chi rimane e a chi si prende cura di chi soffre. Chi accompagna è chiamato a essere testimone d’amore e di speranza, ricordando che la carità non finisce, ma si trasforma e continua a sostenere i nostri passi. Anche nei momenti di smarrimento più bui, la sofferenza può così diventare il luogo in cui riscoprire una presenza capace di tenere uniti, nell’abbraccio di Dio, chi parte e chi resta



A Sua Eminenza va il nostro più sentito grazie per aver condiviso con noi la Sua testimonianza di fede e di pace, ricordandoci il valore sacro dell’accoglienza e dell’assistenza a chi si trova nel bisogno.
Geografia di cura e di carità: la Terra Santa e la nostra missione di ogni giorno si uniscono nella preghiera e nel servizio.