


Lunedì 22 ottobre 2018
Arriviamo in Bénin dopo mesi di preparativi. Il caldo umido ci avvolge. Suor Clarice, in piena notte, ci attende per darci il benvenuto. Ci dirigiamo dall’aeroporto verso la scuola Santa- Marcellina, a 45 minuti di distanza.
La notte è stata corta, eccoci già al 23 ottobre,pronti ad iniziare le nostre attività scientifiche, linguistiche, sportive ed artistiche. Incontriamo gli alunni e i professori e incominciamo ad imparare il nostro nuovo mestiere. Bellissimo!

Alla fine della scuola andiamo a visitare i luoghi vicini e a presentarci al capo del villaggio. Ovunque andiamo ci viene riservata un’accoglienza calorosa. Per noi cittadini europei, lontani dalle nostre montagne svizzere, è un mondo di scoperte e di novità. Il caldo umido e il buon umore di questo paese ci affascina e ci sconcerta insieme!

Mercoledì 24 ottobre 2018. Dopo una mattinata piena di varie attività ed esperienze, in cui lo sport ha avuto molto successo, e durante la quale abbiamo osato dire anche qualche parola in inglese, andiamo a scoprire il mercato locale. Il nostro pretesto: comperare qualche tessuto. Il nostro scopo: infilarci nelle stradine, dove le galline ruspano vicino ai cavalli e dove i cestini ricolmi di banane fanno bella mostra insieme ai piatti di pesce affumicato. Uno choc per tutti noi, ma che fortuna poter toccare e vedere da vicino questo paese che è un esplosione di colori, di rumori, di odori e… di incontri !

Una breve sosta alla maternità ci ricorda il nostro statuto di ragazzi felici e agiati: qui, invece, c’è tutto da fare; ripartiamo un po’ cupi e preoccupati. Nel cammino di ritorno lungo la grande strada rimaniamo stupiti dalle numerose moto e vetture che sfilano rapidamente, in un incessante rumore di clacson.
Giovedì 25 ottobre 2018, giornata tutta consacrata al lavoro. Andiamo in tutte le classi. I bambini della scuola materna sono sicuramente i più buoni della scuola: rispettosi, obbedienti, attenti ai giochi e desiderosi di imparare. “E così belli e carini! esclama Charlotte!”

Anche gli allievi della scuola primaria ci affascinano; ci impressiona il loro livello scolastico e la gioia di essere lì, seduti nei banchi per ascoltare questi «svizzeri» venuti da lontano e felici di dialogare con loro e i loro maestri.

Gli allievi del Collège sono seri e incredibilmente motivati. L’inglese, il francese, le scienze: tutto sembra esser loro famigliare. Apprezzano anche le attività artistiche e sportive. Ormai ci sentiamo qui, come a casa nostra.

Venerdì 26 ottobre 2018. Incominciamo a fare l’abitudine: levata, colazione, attività varie, soprattutto sportive. Giochi, costruzione di piccole vetture. Ormai si sono stretti legami di amicizia con gli alunni e gli insegnanti.

Gli insegnanti condividono pedagogia e cultura: noi le favole di La Fontaine, loro i racconti del Bénin, noi le canzoni francesi, loro le canzoni in lingua fon, noi le partite di calcio, loro la salita sulla corda, noi le risate, loro gli scoppi di riso.

Eccoci arrivati a sabato 27 ottobre. Iniziamo col raccogliere i rifiuti al mercato. «E’ un’esperienza terribile, ricorda Oscar, ma necessaria.

Poi, accompagnati da numerosi insegnanti del Bénin ci infiliamo rapidamente in tre mini-bus, per visitare il palazzo dei regni di Abomey e una fattoria bio dove si coltiva la pianta dell’Artemisia conosciuta per le sue virtù profilattiche contro il paludismo.

La strada si stende lungo la campagna tropicale. Delle grandi foreste di palme costeggiano le strade di terra rosso sangue. Appare la laguna. Finalmente si respira. Veniamo iniziati alla grande storia del Bénin, con i suoi re che, durante parecchi secoli, imposero la loro potenza con il terrore, sia ai sudditi che ai nemici

Questi sovrani erano onnipotenti e conservavano gelosamente il loro diritto di vita e di morte sui loro sudditi. Godevano di una numerosa corte, con un minimo di 41 mogli, protette, negli harem, dagli sguardi e dai pericoli e sorvegliate dagli eunuchi. La sicurezza del re era garantita dalle amazzoni, vere donne soldato che si preparavano con un’iniziazione sofisticata all’arte della guerra. I muri dei palazzi erano fatti di terra e di sangue…; di quei tempi crudeli e fiorenti rimangono solo alcuni impressionanti resti. Viaggio nel tempo e nella cultura dell’Africa.
Il fine settimana continuiamo le nostre visite. Domenica, 28 ottobre riprendiamo la strada polverosa e trafficata e ci dirigiamo verso la Porta del Non ritorno.

Difficile per noi immaginare che ben 11 milioni di esseri umani hanno percorso questo nostro stesso cammino, per essere deportati come schiavi nelle Americhe. Quanti ne sono sopravvissuti? Forse il 20%. Questo pellegrinaggio in terra di schiavitù ci impressiona e ci commuove. La nostra giornata continuerà con un bagno nell’Oceano.
Al ritorno costeggiamo i villaggi dei pescatori: paesaggi magnifici, gli uomini tirano a riva le reti, i bambini portano l’acqua e le donne fanno seccare il pesce.

Siamo già arrivati al 29 ottobre. «Al lavoro!» grida Estelle. Si alza la bandiera alla presenza degli insegnanti della scuola e di suor Clarice.

La pastorale è in piena attività per preparare la festa di Tutti i Santi con uno sguardo particolare a Santa Marcellina. E’ un’occasione per raccogliersi nella cappella delle Suore. La giornata passa in fretta.
Alla sera, suor Clarice ci racconta la storia della costruzione della scuola; i suoi passi da debuttante in terra del Bénin, nel 2006. Ricorda che la prima classe della scuola materna contava, allora, solo 30 alunni (oggi gli alunni sono complessivamente più di 600 tra scuola materna, scuola primaria e collège), i pasti erano serviti in un grande pentolone, poi, lo scavo del pozzo. Suor Clarice viene dal Brasile e ha recentemente domandato la nazionalità beninese. Non ha paura di nulla: ha tre grossi cani da guardia che sguinzaglia durante la notte. E’ una persona fisicamente fragile, ma è coraggiosa, piena di bontà e di energia.
Martedì 30 ottobre. Iniziamo il lavoro molto presto nelle classi e nei laboratori. Per le 10,00 dobbiamo essere pronti ad accogliere il gruppo del teatro venuto a raccontare i racconti e le leggende del Bénin. Numerosi alunni hanno lavorato per ripetere il loro ruolo insieme agli attori e per partecipare allo spettacolo. Stupendo! Danze, canti, musica, storie.

«Ci si apre un mondo nuovo» commenta Nicolas. Noi condividiamo questa gioia insieme alle classi e agli insegnanti. Il pomeriggio lo dedichiamo a finire i lavori iniziati.


Mercoledì 31 ottobre: oggi sperimentiamo il proverbio africano che dice «il sole africano è come una fornace e può modellarvi o farvi fondere»!
In programma: una giornata sportiva per i 600 alunni della scuola, piccoli e grandi. Un momento di comunione per tutti e … molti giochi, molta gioia ed impegno sotto un sole di piombo. Qualche lacrima e delle ginocchia graffiate. L’équipe del Bénin vincerà il primo premio.

Partiamo per visitare la meravigliosa città lacustre di Ganvié, villaggio su palafitte di 30 000 anime, fondata nel 1717 da un gruppo di donne e di uomini che fuggivano dalla schiavitù.

Incrociamo dei pellegrini in piroga che assistono ad una messa sull’acqua. E quanti bambini vivono qui! Un mondo di bambini! La sera, sotto le stelle al villaggio assistiamo ad una festa in nostro onore. Testimonianza commoventi, dialogo con gli orfani che l’AJED ha riunito per questa occasione. Noi offriamo loro quel che abbiamo portato de Losanna: librettini, quaderni, buste, borse, vestiti ecc. Balleremo fino a tarda notte al ritmo di musiche indiavolate.
Giovedì 1 novembre, festa di Tutti i Santi e giorno della partenza. Partecipiamo alla messa del villaggio dove incrociamo alcuni allievi e insegnanti: qualche abbraccio e un ultimo arrivederci. Siamo commossi, ma bisogna mettere tutto in ordine e pulire. Un’ultima partita di basket e di calcio prima di dirigerci verso l’aeroporto. Qualche saluto commovente con le suore e, poi, si va verso l’Europa e il suo gelo.

I visi sono tristi, ma i cuori sono soddisfatti. «Alcuni di noi, ne sono certi, ritorneranno di sicuro».

Arrivederci! Ciao !!!