


“Scendi… in cripta”, il percorso di incontro tra i giovani e la Parola di Dio, proposto dall’equipe del Servizio diocesano di pastorale giovanile di Lecce, coordinato da don Salvatore Corvino, è già giunto al terzo appuntamento.

Cuscini a terra e preghiera: così si è svolto l’incontro di “Scendi… in cripta”, a cui hanno partecipato con gioia e interesse numerosissimi giovani, quasi un centinaio, di tutte le fasce di età, dai giovanissimi ai giovani adulti. Provenienti da tutta la diocesi, si sono riuniti nella cripta della cattedrale per incontrare e accogliere la Parola, affinché “nulla vada perduto”.
Il primo passo del Vangelo offerto ai giovani è stato preso dall’evangelista Luca (Lc 9, 1-6) in cui Gesù convoca i dodici apostoli.

Le parole introduttive di don Salvatore, così come quelle di don Mimmo Madonna, nuovo direttore dell’oratorio salesiano di Lecce e neo-vicedirettore della pastorale giovanile di Lecce, e quelle di Suor Laura Barlusconi, hanno voluto far comprendere ai giovani presenti, che anche loro devono sentirsi convocati da Lui, “convocati” ossia chiamati insieme.
Occorre comprendere che Gesù chiamaperché crede nell’uomo, crede nella storia di ognuno e vuole intrecciare la sua storia con quelle degli uomini.Gesù scommette ciecamente sui giovani e li chiama con amore e fiducia. Ed è questo il primo passo da compiere. Ogni storia comincia con un “passo”. Incoraggiare a compiere con fede questo passo è lo scopo che si è voluto dare a questo intenso momento di ascolto e di condivisione.

Ma cosa hanno vissuto i giovani nella cripta della chiesa cattedrale? Alcuni di essi hanno voluto brevemente entrare in profondità per raccontare un’esperienza che sta segnando decisamente la loro vita interiore. Alessandra Vigliotti, ventenne animatrice dell’Oratorio dei Salesiani di Lecce, racconta qualcosa della sua esperienza. Abbiamo iniziato l’incontro leggendo l’episodio del Vangelo di Luca (Lc 4,16-30), in cui Gesù nella sinagoga di Nazareth, apre il rotolo dal profeta Isaia e legge di un Dio buono, un Dio che è venuto sulla terra, ad aiutare e a liberare tutti coloro i quali ne hanno bisogno”.

“Ciò che ci ha sicuramente colpito particolarmente – aggiunge Alessandra – sono state le parole di don Mimmo Madonna, che ci ha illustrato la dicotomia del guardare e dell’ascoltare: Gesù ci dice di ascoltare la Parola del Padre, di passare dall’apparenza dell’esteriorità all’interiorità, all’intimità del nostro legame di fede con Lui. Il Signore ci invita, dunque, a metterci in discussione, a vivere seguendo la luce, la lampada della Parola di Dio”.
“Successivamente – continua – ci siamo messi in ascolto della testimonianza e delle parole di Suor Laura. Ella ci ha fatto riflettere su di noi, sulla nostra vita, sul nostro rapporto con il Signore e poi ci ha invitato ad ascoltare la Parola di Dio, a lasciarci amare, stupire da Lui, a camminare senza voler a priori sapere tutto a fidarci e ad affidarci al Signore. Dio viene in mezzo a noi, quindi lasciamoci stupire dalla sua venuta!

In seguito, ha avuto luogo un momento di condivisione dei vari gruppi, creati in base all’età, guidati dell’equipe di pastorale giovanile. Tutto si è concluso con una bellissima preghiera comunitaria finale, invocando lo Spirito Santo e mettendo concretamente la nostra fiducia nella Parola di Dio”.
“Alla fine – conclude la giovane -, ci è stato donato un segnalibro con incisa la frase del Vangelo: ‘Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato’. Un invito a ciascuno di noi a farsi guidare dalla Parola, sicuri che porterà dei frutti meravigliosi nelle nostre vite, proprio come ‘la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza irrigare e far germogliare la terra! ’”.
“Per me la cripta è ciò che di più sacro è contenuto in una chiesa. In un ambiente così suggestivo, come la cripta del nostro splendido duomo, l’anima si eleva ancor di più verso Dio”, afferma Chiara Greco 24 anni. “Il condividere un’esperienza del genere con persone che hanno il nostro stesso sentire – conclude Chiara – rende poi il tutto ancora più speciale. È un’esperienza unica che consiglierei a tutti i giovani, ogni incontro è sempre diverso spiritualmente e umanamente. Vedere questi giovani, di diverse fasce d’età così interessati a partecipare fa capire quanto ancora la fede faccia parte di noi, quanta speranza ancora riusciamo ad avere nel portarla avanti e nel crederci sempre di più. Questo mi ha colpito, non perdere la speranza, mai”.


“Troppo bello per essere falso. Spiega Francesco Zompì, 27 anni, della parrocchia di San Lazzaro in Lecce. Un momento forte che mi ha permesso di non sentirmi solo nella bellezza della complicanza che c’è nel rapporto personale con Dio. Nel momento di condivisione con i mei coetanei è emerso come anche noi, nella vita, abbiamo vissuto delle situazioni simili a quella in cui Gesù viene cacciato dalla città, dove abbiamo affrontato la difficoltà del credere. Nonostante ciò, ci siamo messi in cammino e ritrovati insieme, seduti davanti al Crocifisso del giubileo della speranza, in cattedrale”.