

Brasile – Mato Grosso – Sapezal
25 e 31 ottobre 2020
A conclusione del mese missionario
Presentazione del libro:
“Memorie di Nivaldo Bertotto e ricordo della presenza missionaria dell’amico P. Arlindo Inacio de Oliveira in queste terre di missione.”

Le suore Marcelline di Sapezal hanno collaborato alla pubblicazione di questo libro.

L’autore, signor Nivaldo, ha donato il ricavato a beneficio dell’Ospedale S. Marcellina di Sapezal.
Per l’occasione, il 25 ottobre, nella Parrocchia Madonna di Fatima di Sapezal, è stata celebrata una
S. Messa di ringraziamento, in ricordo dell’evangelizzazione di queste popolazioni indigene.

Erano presenti i parrocchiani, i Frati Cappuccini e P. Renato, gesuita, venuto espressamente da Cuiabà, capitale dello Stato brasiliano del Mato Grosso.

Il 31 ottobre abbiamo concluso questo mese missionario andando in pellegrinaggio al villaggio degli Indigeni, dove P. Arlindo e le Suore dell’Immacolata di Madre Paulina hanno evangelizzato questa gente.


Il viaggio in pullman ha presentato qualche difficoltà a motivo delle strade non asfaltate Il nostro grosso pullman ha fatto fatica ad avanzare.



P. Arlindo ha donato a questa missione tutta la sua vita. E’ riuscito a stringere amicizia con gli indigeni. Ha vissuto con le tribù all’interno dei villaggi, diventando una figura molto popolare. Ora è sepolto in questo villaggio.
Davanti alla sua tomba abbiamo celebrato una messa e presentato il libro a lui dedicato.


Erano presenti gli indigeni, le suore Marcelline, le suore Cappuccine, i frati Cappuccini e i laici di Sapezal e di Campo Novo dos Parecis (Mato Grosso)


Dopo la messa ci sono stati momenti di convivialità e di reciproca conoscenza.


Quindi ci siamo recati dove anticamente era la Missione gesuita.
Attualmente restano le rovine di questa missione e la fede seminata da P. Arlindo e dalle suore dell’Immacolata; questo stesso spirito di fede permea tutt’ora le comunità indigene del posto. Il bene seminato rimane.
Il luogo è bello e la natura esuberante.




“Eccomi, Signore, manda me” (cfr Is 6,8). E questo non in astratto, ma nell’oggi della Chiesa e della storia. (Papa Francesco)