

Abitudini, valori e linguaggio degli adolescenti raccontati da loro stessi.
Il dossier è stato realizzato dalla seconda liceo linguistico delle Marcelline e presentato venerdì a Bolzano.
A sorpresa, era presente tra il pubblico anche il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige, Arno Kompatscher, molto interessato ai giovani e desideroso di dialogare con loro.
“Anche noi credevamo di essere ribelli, di poter cambiare le cose, ma invece di diventare comunisti siamo diventati consumisti. Così vi abbiamo lasciato un mondo con tante difficoltà, soprattutto sul tema del cambiamento climatico”.
Arno Kompatscher

Durante il dialogo sono stati affrontati tanti temi cari ai giovani, dalla musica trap ed i suoi messaggi spesso (ma non sempre) violenti e sessisti, ai “maranza”, i tamarri moderni che si vestono firmato, ascoltano la drill evogliono essere notati. Lo stesso Kompatscher si è detto sorpreso dalle puntualizzazioni acute di chi ha chiesto risposte alla politica sulle “baby gang” e sul senso di smarrimento dei giovani.

Sono gli adulti, spesso, a parlare dei giovani. A voler interpretare il loro mondo, spiegando come si siano persi certi valori e di come siano cambiate le priorità delle nuove generazioni.
“Siamo presi di mira da sociologi e psicologi che ci definiscono vuoti, senza voglia di fare, privi di prospettive. Ora vogliamo parlare noi e raccontare a nostra verità”
(Paolo Marino, studente della seconda classe di Liceo Linguistico).
Con i suoi compagni ha presentato un’iniziativa unica nel suo genere a livello nazionale: un dossier di dodici pagine sui linguaggi di odio, gli amori tossici, la società dei “maranza”, le baby gang e la musica trap, uscito nel numero di aprile della rivista ” Mosaico di pace”.
Il professore Francesco Comina, che ha curato il progetto afferma:
“Sono loro a farsi una sana autocritica e a provare a trascinare gli adulti dentro una società sempre più complessa. Sta nascendo un nuovo linguaggio, con derive di violenza. La musica trap, per esempio, non va emonizzata, ma spesso ricostruisce un immaginario violento.”
La giovane Clara Fronzi spiega:
“Le relazioni tossiche il più delle volte nascondono delle certe proprie dipendenze affettive e si basano su rapporti squilibrati che ci tengono legati per troppo tempo a persone sbagliate”. “Purtroppo è qualcosa che va di moda al giorno d'oggi. I protagonisti sono il tipico ragazzo definito"Malessere", un termine diventato virale sui social, che sta a indicarci il ragazzo manipolatore e diffidente, proiettato a una forma ossessiva di presenza quasi maniacale. Dall'altra parte la ragazza complice e vittima allo stesso tempo, si dimostra disponibile a essere umiliata.”
Il dialogo si è spostato sull’utilizzo dei social network. Le parole d’odio, che scaturiscono offesa e paura colpiscono i più vulnerabili, soprattutto sulla base delle origini, della religione e dell’identità di genere. “Le parole volgari, anche se non usate per ferire, possono essere fraintese. Perché su Internet non ci si vede, noi non percepiamo lo sguardo altrui, non misuriamo i loro battiti del cuore, non consideriamo i loro sentimenti”, spiega Emily Mattiuzzo che ha trattato il tema assieme ad Angela Gottardi. “Il linguaggio violento rileva l’impronta profonda che esso ha lasciato nella nostra cultura. Leggendo continuamente insulti e provocazioni, questi sono diventati parte di noi, li consideriamo normali”.
Gregor Bauer, Paolo Marino, Jacopo Balzarini e Desiré Monsorno hanno fatto chiarezza sulla parola “maranza”. Si tratta di ragazzi nella fascia d’età che va dai 13 ai 19 anni “ca- ratterizzati dal loro stile, linguaggio e comportamento, che per una persona esterna a questo mondo possono sembrare bizzarri” . E ancora: “Amano gli abiti firmati, le collane d’oro, la musica trap. Sono individualisti ma si muovono in bande, vivono in un mondo griffato, ma povero di idee.”

Sulle baby gang, radicate nel nostro tenitorio è voluto intervenire anche Arno Kompatscher, padre di sette figli prima che pre- sidente della provincia. “Dietro i danneggiamenti e i vasndalismi che commettono esiste un fenomeno di discriminazione ed emarginazione.” sottolinea. “Crediamo che la ricetta sia andare alla radice del problema, perché spesso riguarda ragazzi che hanno difficoltà in famiglia. Ma non solo. C’è chi vuole appartenere a questi gruppi anche per essere notato, per un senso di appartenenza. Tra le conseguenze più tristi c’è l’abbandono della scuola”.
I ragazzi hanno interpellato anche d professor Federico Faloppa, uno dei massimi esperti del linguaggio d’odio, che ha cercato di capire se le nuove tendenze siano autentiche o meno. “Spesso parliamo di linguaggio giovanile senza nemmeno conoscerlo e questo è un grande limite” . “Credo che oggi siano dentro una realtà fortemente mutata, modificata nelle sue strutture portanti. Pensiamo che la comunicazione sia qualcosa che riusciamo a controllare, a determinare ma, in realtà è complicatissima”
A conclusione il Presidente Arno Kompatscher ha indirizzato ai giovani un messaggio di speranza: “Quello che avete fatto qui è politica, fare un’analisi, capire alcuni fenomeni e provare a risolverli. Per questo ci vogliono i giovani in politica, non solo quelli radicali e fanatici ma anche quelli responsabili, la politica è responsabilità”.

