Omelia Mons. Bruno Marinoni

Relazione della Madre, sr. Marimena Pedone e relazione dell’Economa Generale, sr. Matilde Nuzzo
15 Luglio 2023
Visita alla basilica di S. Ambrogio
17 Luglio 2023
 
 

Istituto Internazionale delle suore di Santa Marcellina XXVII Capitolo Generale

"Prendi questo fanciullo e allevalo per me" (Es 2,9)

Essere sorelle come via e strumento per una nuova generatività

16 luglio 2023

La mattina è stata dedicata interamente alla verifica del Consiglio Generale internazionale e del Consiglio Europeo, che erano le novità dello scorso sessennio.
Certamente si tratta di esperienze positive che hanno subito l’impatto del covid, ma che, con opportuni aggiustamenti, potranno essere ripetute.
Nel pomeriggio è iniziato il lavoro di gruppo sulle tematiche del “Progetto”, primo argomento dell’Instrumentum laboris. Ci siamo divise in 6 gruppi e abbiamo lavorato con molto interesse.

Omelia Mons. Bruno Marinoni

Trascrizione dell'omelia di Mons. Marinoni
Domenica (16 luglio 2023)
Questo dialogo è il dialogo del Signore Gesù con i suoi apostoli, un dialogo che nasce dalla predicazione, da questa parabola del seminatore. I suoi discepoli gli pongono questa domanda: «Perché parli loro in parabole?»  Nella parabole del seminatore (cfr. Mt 13), quello che viene detto in pubblico, alle persone che si avvicinano al Signore Gesù, viene poi detto, a livello più profondo, agli apostoli. Ed essi domandano, ma come mai, Signore? Perché alla gente parli in parabole e a noi in modo chiaro? Come a dire: questo linguaggio potrebbe essere per tutti, perché fai questa distinzione in modo così radicale? Il Signore Gesù risponde con chiarezza secondo le dinamiche che sono nell'uomo, riguardo all'annuncio.


Il Vangelo è rivolto a coloro che sono predisposti ad ascoltarlo. Il vangelo è per coloro che hanno il desiderio della ricerca della verità, della ricerca del senso della vita. Essi sono disponibili ad accogliere questo seme che scende nel profondo del cuore dell'uomo. Se non c'è questa disponibilità, le persone rimangono sorde, pur nell'apparenza dell'ascolto. In realtà il giudizio o la durezza del cuore non permettono loro che questo seme attecchisca. Il Signore Gesù non seleziona le persone. Non dice, ci sono quelli più bravi, quelli cattivi, quelli più vicini, quelli più lontani. Non c'è un giudizio sulle persone. Egli chiede agli uomini e alle donne di fare scelte di libertà e di consegnarsi nelle mani di Dio, nei tempi, nei modi che solo il Signore e la libertà di ciascuno può decidere. Il Vangelo attecchisce per coloro che ne hanno il desiderio. E allora anche questo che appare discriminante per i discepoli è altissimo rispetto del Signore, rispetto della libertà di ogni uomo fino ad accettare la condanna di morire in croce.


Noi assistiamo quotidianamente, purtroppo non solo in situazioni straordinarie, al dramma della violenza, della cattiveria, del sopruso di tanti uomini e di tante donne su questa terra. E molte volte ci interroghiamo sul perché venga concessa questa libertà. Il Signore Gesù - è un mistero straordinariamente grande - il Signore Gesù, nella dinamica della conversione del cuore, lascia questa libertà che è fondamentale perché la stessa verità di Dio possa giungere alla sua pienezza. Sappiamo bene come solo chi è libero si consegna, altrimenti diverse schiavitù o condizionamenti non lo portano alla vera consegna, perché se uno ha paura, se è obbligato, in realtà aderisce anche, ma non in piena libertà.
E allora noi oggi confermiamo questa dinamica del Vangelo. Da una parte la dinamica dell'entusiasmo e del desiderio del Signore Gesù, affinché ogni uomo possa ricevere il ritorno e dall'altra parte la dinamica dell'uomo che deve decidere, deve scegliere se davvero questo Dio è il suo Dio, se davvero è il Signore che governa tutta la storia.

Questo può avvenire proprio in tempi e modi diversi, con un'adesione progressiva. Quando si parla del percentuale di rendita di questo seme, si esprime esattamente questa gradualità che ciascuno di noi può vivere, a seconda della disponibilità del suo cuore, in diverse fasi della vita. Se guardiamo alla nostra storia ci rendiamo conto che in alcuni momenti siamo stati e siamo, magari anche oggi, più disponibili ad accogliere il mistero di Dio, a lasciarci toccare il cuore, a lasciare cambiare la nostra esistenza. In altri momenti, invece, siamo stati stanchi, più rigidi. Il nostro terreno non è sempre uguale. La storia di ciascuno di noi porta alcune volte a delle rigidità ed altre volte ad una disponibilità maggiore. Il Signore conosce bene queste dinamiche e ogni volta ci ripropone questa tema interessante, sempre interessante, non solo in questa parabola, ma in tante altre parabole e nei suoi gesti. Il Signore Gesù manifesta abbondanza, esagerazione, c'è sempre qualcosa di più. Non è mai frugale. Lo vediamo nella moltiplicazione dei pani, lo vediamo anche nella semina, dove il Signore non ha timore di gettare il seme anche dove, non necessariamente, può attecchire; non sceglie il terreno buono per farlo produrre il più possibile. Lo getta su molti terreni. L'annuncio del Vangelo e la volontà di Dio è quello di raggiungere ogni uomo, nel momento della sua storia, quando il seme può dare frutto. È un tentativo continuo da parte di Dio, è un'insistenza dell'annuncio, ma nello stesso tempo vi è rispetto per la nostra libertà e la nostra storia.

Leggendo questa parabola ci possiamo riconoscere in ogni fase della nostra vita, in ogni sua modalità, perché il Signore non descrive categorie diverse di persone, ma descrive sempre quelle dinamiche in cui ciascuno di noi può trovarsi: in un terreno fertile, un terreno sassoso, un terreno che è la strada. Il Signore. Gesù non ha paura di gettare il seme. Sempre, sicuramente primo o poi questo seme incontrerà i bisogni e la libertà di ogni uomo.
Ecco noi contempliamo questo mistero e lo affidiamo innanzitutto a noi prima ancora che applicarlo all'annuncio, a come a portare il Vangelo agli altri. Perché sappiamo bene che siamo noi i primi ad essere peccatori, siamo noi i primi ad essere inadeguati rispetto alla missione che ci viene consegnata. E soprattutto perché nel momento in cu noi ci sentiamo peccatori e bisognosi, anche la nostra azione pastorale, la nostra azione evangelizzatrice sarà un'azione liberata da giudizi.

 

Tante volte il rischio grande di chi ha la responsabilità della missione è quella di giudicare gli altri, a che punto sono: se hanno aderito, se non hanno aderito, come mai? Certamente hanno dei problemi, hanno delle difficoltà. Ma noi li riteniamo come se fossero persone che debbano dare una prestazione.
Nel momento in cui noi non ci sentiamo giudicati da Dio, anzi accompagnati e accompagnati pazientemente da Dio, anche il nostro atteggiamento di evangelizzazione sarà diverso, sarà differente, ci asterremo davvero da ogni giudizio, da ogni ideologia. Anche nel Vangelo ci sono episodi in cui i discepoli sono più rigidi del maestro.
La famosa pagliuzza e la famosa trave nell'occhio dicono chiaramente l'atteggiamento che ciascuno di noi è chiamato a vivere. Non è detto che la trave o la pagliuzza sia da parte di chi evangelizza o da parte di chi riceve il dono del Vangelo. La trave nel proprio occhio può essere in ogni momento in noi e noi non dobbiamo sentirci autorizzati, magari non lo facciamo volutamente, ma alcune volte ci ritroviamo a creare delle categorie delle persone che ci stanno davanti o anche delle persone che condividono il nostro cammino: le nostre consorelle. Il giudizio deve essere lasciato libero, il giudizio è sempre qualcosa di perentorio che non può essere fatto dall'uomo secondo quella legge dettata da Dio che chi non ha peccato, può scagliare la prima piena. Nessuno di noi deve pensare di poter prendere in mano la pietra, ma dobbiamo essere capaci di accompagnare, di stare accanto agli uomini e alle donne, sapendo che stiamo camminando verso Regno, che Dio ci ha consegnato. Per noi è una responsabilità maggiore dato che da c ha dato il compito di essere strumenti nelle sue mani.

 

Chiediamo davvero la grazia di vivere noi in maniera sempre viva questa consapevolezza della fragilità della nostra persona, non perché dobbiamo essere sempre giustificati, ma perché questa fragilità ci permette di invocare ogni giorno il bisogno di Dio, la sua grazia, la forza del suo Spirito per poter collaborare all'edificazione della Chiesa.
Preghiamo per noi che abbiamo un compito che ci viene consegnato dalla nostra vocazione e preghiamo per tutti coloro che attendono l'annuncio del Vangelo nelle forme più diverse, nelle situazioni più diverse, con la disponibilità diversa.

Tante volte il rischio grande di chi ha la responsabilità della missione è quella di giudicare gli altri, a che punto sono: se hanno aderito, se non hanno aderito, come mai? Certamente hanno dei problemi, hanno delle difficoltà. Ma noi li riteniamo come se fossero persone che debbano dare una prestazione.
Nel momento in cui noi non ci sentiamo giudicati da Dio, anzi accompagnati e accompagnati pazientemente da Dio, anche il nostro atteggiamento di evangelizzazione sarà diverso, sarà differente, ci asterremo davvero da ogni giudizio, da ogni ideologia. Anche nel Vangelo ci sono episodi in cui i discepoli sono più rigidi del maestro.

La famosa pagliuzza e la famosa trave nell'occhio dicono chiaramente l'atteggiamento che ciascuno di noi è chiamato a vivere. Non è detto che la trave o la pagliuzza sia da parte di chi evangelizza o da parte di chi riceve il dono del Vangelo. La trave nel proprio occhio può essere in ogni momento in noi e noi non dobbiamo sentirci autorizzati, magari non lo facciamo volutamente, ma alcune volte ci ritroviamo a creare delle categorie delle persone che ci stanno davanti o anche delle persone che condividono il nostro cammino: le nostre consorelle. Il giudizio deve essere lasciato libero, il giudizio è sempre qualcosa di perentorio che non può essere fatto dall'uomo secondo quella legge dettata da Dio che chi non ha peccato, può scagliare la prima piena. Nessuno di noi deve pensare di poter prendere in mano la pietra, ma dobbiamo essere capaci di accompagnare, di stare accanto agli uomini e alle donne, sapendo che stiamo camminando verso Regno, che Dio ci ha consegnato. Per noi è una responsabilità maggiore dato che da c ha dato il compito di essere strumenti nelle sue mani.

 

Chiediamo davvero la grazia di vivere noi in maniera sempre viva questa consapevolezza della fragilità della nostra persona, non perché dobbiamo essere sempre giustificati, ma perché questa fragilità ci permette di invocare ogni giorno il bisogno di Dio, la sua grazia, la forza del suo Spirito per poter collaborare all'edificazione della Chiesa.
Preghiamo per noi che abbiamo un compito che ci viene consegnato dalla nostra vocazione e preghiamo per tutti coloro che attendono l'annuncio del Vangelo nelle forme più diverse, nelle situazioni più diverse, con la disponibilità diversa.