Incontro con Mons. Vincenzo Zani

S.Messa a Cernusco
10 Luglio 2023
Incontro con Fra Sabino Chialà
12 Luglio 2023
 
 

Istituto Internazionale delle suore di Santa Marcellina XXVII Capitolo Generale

"Prendi questo fanciullo e allevalo per me" (Es 2,9)

Essere sorelle come via e strumento per una nuova generatività

11 luglio 2023

Mons. Vincenzo Zani

 

“Per un patto educativo globale”

Capitolo Generale delle Suore Marcelline
Milano, 11 luglio 2023

Reverendissime sorelle della Congregazione delle Suore Marcelline, vi ringrazio per l’invito a condividere con voi questo momento speciale del Capitolo Generale che costituisce una tappa significativa della missione che il Signore vi ha affidato.
Porgo a tutte voi, sorelle capitolari, il mio cordiale saluto insieme all’augurio che le riflessioni di queste giornate vi confermino nel carisma educativo; esse possano costituire una tappa importante del vostro servizio nella Chiesa, attraverso l’esame del vissuto, ma soprattutto con il discernimento indispensabile da compiere in vista di una rinnovata responsabilità della Congregazione di fronte alle sfide del tempo presente.

Il tema che mi è stato richiesto per questa circostanza si riferisce all’iniziativa lanciata da Papa Francesco nel settembre 2019, ed ha per titolo: “Ricostruire il patto educativo globale”; l’iniziativa proposta non si è realizzata secondo il progetto che era stato pensato inizialmente a causa della pandemia.
Il Pontefice aveva invitato le massime autorità mondiali e i responsabili delle religioni a convenire a Roma il 14 maggio 2020 per sottoscrivere un documento comune contenente una serie di principi fondamentali per attirare l’attenzione delle società nei confronti dei temi educativi e della formazione delle giovani generazioni. L’impossibilità di realizzare l’evento pianificato, a causa del covid, non ha impedito che il messaggio del Papa abbia potuto provocare innumerevoli occasioni di riflessione ed un movimento dal basso che si sta diffondendo ovunque con progetti concreti.
Mi fa, pertanto, un immenso piacere offrire oggi alcune riflessione su questo argomento perché sono convinto, sulla base di esperienze già realizzate nel mondo, che esso potrà stimolare una progettualità finalizzata ad accompagnare tutti coloro che sono impegnati nel campo educativo, non solo nell’ambito ecclesiale ma anche in quello civile e sociale.
Il tema del patto educativo è anche una modalità concreta per tradurre operativamente il titolo del vostro Capitolo Generale che è molto denso di significato: “Prendi questo fanciullo e allevalo per me” (Es 2,9). La citazione di Esodo 2,9 si riferisce alle parole della figlia del faraone la quale, una volta salvato Mosè dalle acque, chiede alla sorella del bambino di curarsi della sua crescita. Questo passaggio del testo biblico mette in evidenza che Mosè è oggetto di una speciale provvidenza di Dio: salvato dalle acque, egli viene sottoposto ad un’educazione raffinata, e cioè viene formato secondo la paideia egiziana che era uno dei modelli più avanzati del tempo.
La grande sapienza degli Egiziani era ben conosciuta, tanto che anche i Greci andavano da loro a scuola per capire i loro segreti. Mosè, come afferma il primo martire Stefano nel suo discorso degli Atti degli apostoli prima dei essere lapidato, viene educato “in tutta la sapienza degli Egiziani” (At 7,22), e questo significa: la sapienza politica di un impero molto bene organizzato; la sapienza economica di una grande struttura sociale e commerciale; la sapienza tecnica (basti pensare alle piramidi e all’arte di costruire immensi edifici e templi formidabili); infine, la sapienza culturale, che esprimeva un’altissima raffinatezza di vita. Mosè, dice il testo biblico, fu introdotto in tutta questa ricchezza di cultura umana
“Era potente nelle parole e nelle opere”, afferma ancora Stefano. Mosè sapeva parlare bene, sapeva agire bene, ed era anche molto conscio di queste sue possibilità. Sapeva di sapere; sapeva di avere avuto un’educazione di qualità. E qui dobbiamo notare un parziale riferimento cristologico: anche Gesù viene decritto in Lc 24,19, come “potente in opere e parole”. Mosè è invece potente “in parole e in opere”. Al primo posto ci sono le parole…: Mosè sapeva parlare bene e poi sapeva anche operare!
Il parallelismo tra Mosè e Gesù ci fa comprendere la radice e lo scopo della nostra azione educativa. Mosè, dopo quel periodo di formazione raffinata, dove ha potuto apprendere i metodi del sapere, entra nella seconda fase della sua esperienza, quella della chiamata ad una dedizione generosa per il suo popolo ed affrontare le difficoltà in vista del passaggio alla terra promessa; e Gesù affronterà la passione per portare all’umanità la salvezza.
L’educazione cristiana va collocata in questo orizzonte esistenziale: crescita e preparazione in vista della chiamata ad una vita da spendere al servizio del bene comune; in questo la visione cristiana è il paradigma e il dinamismo di una visione aperta alla fede, ma anche ad un umanesimo che include il trascendente. Ed il patto educativo è una forma dinamica e moderna di intendere l’educazione cristiana.
Fatta questa premessa, con il mio intervento vorrei soffermarmi, in modo molto sintetico, su tre aspetti principali: anzitutto tratteggiare lo sfondo sul quale si deve collocare la proposta del patto educativo; in secondo luogo, descrivere il significato e i vari aspetti del patto educativo e, in terzo luogo, trarre qualche conclusione per la sua applicazione nei vari ambiti della vita ecclesiale e civile.

Le sfide educative in un tempo di cambiamento e di incertezza
Nel primo messaggio per il lancio del patto educativo (12 settembre 2019), Papa Francesco riprende il concetto da lui più volte citato del “cambiamento d’epoca”. “Il mondo contemporaneo – afferma – è in continua trasformazione ed è attraversato da molteplici crisi. Viviamo un cambiamento epocale: una metamorfosi non solo culturale ma anche antropologica che genera nuovi linguaggi e scarta, senza discernimento, i paradigmi consegnatici dalla storia”. Ed in questo orizzonte, egli riconosce che “ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo che coinvolga tutti”.
Questa constatazione sintetizza la situazione storica in cui viviamo e nella quale occorre calarsi con intelligenza critica per ricercare, dentro una sorta di labirinto socio-culturale, i percorsi che permettono di orientare il cambiamento e di costruire il futuro con le giovani generazioni.
Oggi l’educazione, in senso generale e di conseguenza anche come educazione ispirata ai principi cristiani, è provocata da sfide che interpellano i suoi valori più profondi quali: il primato della persona, il valore della comunità, la ricerca del bene comune, la solidarietà e la cooperazione, la cura delle fragilità, l’attenzione alle persone escluse, ecc. Le scienze pedagogiche e le istituzioni educative devono lasciarsi interpellare dalle esigenze emergenti e riformulare la propria offerta formativa, individuando nuovi paradigmi e proposte più adeguate.
Tra le molteplici sfide che pervadono la cultura odierna, possiamo individuare alcune questioni rilevanti e di varia natura che i sistemi educativi devono prendere in considerazione.
1.1. Una prima questione riguarda la crisi dei rapporti e della comunicazione tra le generazioni. E’ esattamente l’argomento trattato da Giovanni Paolo II quando, nel suo discorso, ha denunciato la crisi di una “società senza padri”. Si tratta di una crisi non conflittuale, come quella vissuta negli anni ’60-‘70, ma oggi strisciante e più profonda, che rimette in questione i temi dell’autorità e della libertà, così come sono vissuti nella vita ordinaria, ma in particolare nei processi di trasmissione dei valori. Siamo dinanzi ad una questione centrale per l’educazione. La crisi dei rapporti, che provoca una certa confusione a livello delle identità e delle età dell’esistenza, dei ruoli e dei sentimenti che condizionano lo scambio tra generazioni, ha indotto alcuni osservatori a definire quella attuale come una società adolescentrica, dove le problematiche riguardano soprattutto il mondo degli adulti. Essi avvertono, oggi più che mai, un vero e proprio disagio educativo nei confronti dei giovani. Ed è un problema che tocca anzitutto il compito educativo dei genitori, il ruolo della scuola, delle altre istituzioni deputate all’educazione e dei formatori in generale: da una parte i giovani hanno l’esigenza di incontrare figure di riferimento per la loro crescita, dall’altra, gli adulti sono incerti sul loro ruolo.
Questa crisi axiologica, che coinvolge, in altri termini, le regole fondamentali di comportamento personale e sociale, si è resa ora ancora più acuta a causa del recente fenomeno della pandemia.

1.2.Una seconda sfida è quella della rivoluzione digitale. A partire dagli anni ’90, inizia questo fenomeno, sempre più massicciamente presente nell’esistenza quotidiana della rete internet e delle nuove tecnologie di comunicazione. Le possibilità che questa rivoluzione offre stanno ridefinendo i contesti lavorativi, i processi economici, le forme della comunicazione istituzionali, le prassi educative, formative e scolastiche, l’organizzazione del tempo libero, e così via. Per esprimere la pervasività dei mezzi di

comunicazione di massa e delle strutture tecnologiche digitali, è stato coniato il termine infosfera per indicare la globalità dello spazio dell’informazione. Si tratta del cosiddetto cyberspazio che include internet e tutte le informazioni digitali.
Questo spazio è un ambiente abitato ormai dall’essere umano e in cui l’essere umano nasce, cresce, vive e muore. L’infosfera assorbe ormai tutto: il pensiero, le relazioni, le conoscenze, i discorsi, le varie interpretazioni, i testi, le parole.
Ma non si deve dimenticare che l’informazione non esaurisce e non esaurirà mai la realtà, soprattutto quella umana e la sua interiorità, men che meno quella soprannaturale.
Con il diffondersi veloce di questo fenomeno e delle conseguenze generate a tutti i livelli, uno dei cambiamenti più profondi da esso prodotti è nel campo dei processi di conoscenza. Ci sarà bisogno di una educazione capace di stare al passo dell’evoluzione digitale, non solo per i maggiori dati tecnici, ma anche per sviluppare la capacità critica di affrontare queste sfide in termini valoriali.
Infatti, come ha detto Papa Francesco, “occorre riconoscere che i prodotti della tecnica non sono neutri, perché creano una trama che finisce per condizionare gli stili di vita e orientano le possibilità sociali”. Per questo occorre puntare sulla formazione.

1.3. Una terza questione molto problematica è quella che Papa Francesco, nella recente enciclica Fratelli tutti, definisce come la perdita del senso della storia. “La storia sta dando segni di un ritorno all’indietro – afferma –. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi” e tutto ciò “crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale”. Tutto questo ci ricorda che “ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte” (n. 11). Si tratta di una lettura in profondità della realtà in cui viviamo e che affida all’educazione un compito e una missione nuovi. Oggi, scrive sempre il Papa in Fratelli tutti, “si avverte la penetrazione di una sorta di ‘decostruzionismo’, per cui la libertà umana pretende di costruire tutto a partire da zero. Restano in piedi unicamente il bisogno di consumare senza limiti e l’accentuarsi di molte forme di individualismo senza contenuti” (n. 13). L’educazione, in tale contesto, ha un compito indispensabile nell’aiutare i ragazzi e giovani a non rimanere nel vuoto, a non essere sradicati e diffidenti di tutto, ma a trovare punti di riferimento sicuri, a cogliere i valori e il senso che legano tra loro le tappe evolutive del tempo e della società, offrendo gli strumenti di pensiero e di approccio alla realtà su cui far poggiare l’esistenza e costruire seri progetti di vita.
Come scriveva Marrou, “la storia è ‘Incontro’ con l’Altro: di tutti gli aspetti dell’essere e della vita umana, essa […] arricchisce la nostra immaginazione creatrice, aprendo nuove prospettive così al pensiero come all’azione […]. La storia ci libera dagli impedimenti e dai limiti […] e diviene in qualche modo uno strumento, un mezzo della nostra libertà”.
1.4. Un altro aspetto da considerare è il rapporto tra cultura e religione. Il concetto di cultura è qualcosa di più ampio di quello di religione; questa rappresenta la dimensione trascendente della realtà culturale e, in un certo senso, la sua anima profonda. Le religioni contribuiscono al progresso della cultura e all’edificazione di una società più umana, in quanto offrono, in generale, una risposta di senso alle domande fondamentali dell’uomo e della donna. Oggi, con l’avanzare del processo di secolarizzazione nella società occidentale, sempre più caratterizzata dal multiculturalismo, si rischia di vedere fortemente marginalizzata l’esperienza religiosa, ammettendola come lecita solo entro la sfera privata. Tale processo di emarginazione e sradicamento di ogni espressione religiosa dalla cultura fa svanire il contributo prezioso che tale dimensione può dare ad un fruttuoso dialogo interculturale e produce un vuoto pericoloso per la formazione delle persone e per la costruzione di comunità sociali.
Per rispondere a questa deriva pericolosa occorre che nei processi educativi si sviluppi il dialogo interculturale, il quale “per essere efficace dovrà avere come punto di partenza l’intima consapevolezza ed il rispetto della specifica identità dei vari interlocutori”. In questa visione la diversità cessa di essere intesa come problema, per farsi risorsa di una comunità caratterizzata dal pluralismo, in cui occorre educare la capacità di dialogo.
L’approccio interculturale, applicato con correttezza, orienta a realizzare una sana integrazione delle culture, che non significa livellamento delle differenze, nel reciproco riconoscimento dei valori che esse portano e a rendere possibile la convivenza affrontando gli eventuali conflitti.
1.5. L’ultima questione che vorrei citare riguarda il rapporto tra l’uomo, la natura e l’ambiente e, di conseguenza, il compito dell’educazione ad esso connesso. Mai come in questo tempo diventa urgente interrogarsi sull’uso dei beni naturali (la terra, l’acqua, le materie prime, l’ambiente, ecc.) sulle responsabilità personali e sociali in merito alla natura e sulla funzione positiva che può svolgere l’educazione. Basterebbe rifarsi a questo proposito all’enciclica Laudato sì’, di Papa Francesco, per evidenziare il ruolo determinante che può esercitare l’intervento educativo in un contesto sociale e cosmopolita in pieno cambiamento, che assume il profilo di una vera e propria metamorfosi del mondo.
Basti pensare al cambiamento climatico che modifica profondamente la vita sociale, portando con sé nuove forme di potere e d’incertezza, ma anche nuove forme di collaborazione e solidarietà che trascendono le frontiere degli Stati e delle nazioni e che richiedono nuovi tipi di norme, leggi, mercati, tecnologie, idee di nazione, forme urbane e collaborazione internazionale.
Tutto ciò crea la necessità di educare a vivere secondo una nuova modalità che possa influire non solo sui costumi personali ma anche sui diritti sociali. Per questo occorrono nuove categorie riguardanti i valori fondamentali, ma anche istituzioni e, allo stesso tempo, nuove norme che aiutino le persone a diventare attori consapevoli e responsabili per emanciparsi dal facile catastrofismo.


Il patto educativo globale e i suoi vari aspetti
La proposta di Papa Francesco di ricostruire il patto educativo globale per porre un punto fermo nell’attuale cambiamento d’epoca, si inserisce nel lungo percorso del pensiero sociale, che si è snodato dal Concilio ad oggi, affrontando e riformulando diversi principi tra cui quello dello sviluppo umano per il quale occorre investire su nuove modalità pedagogiche e nuovi processi educativi.
2.1. Lo sfondo ecclesiale e culturale
Bergoglio conia il concetto di patto educativo globale come un mandato affidato agli adulti, alle istituzioni educative e alle personalità pubbliche nonché a tutte le espressioni religiose “per promuovere insieme quelle dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in modo positivo”. In particolare i ragazzi e i giovani diventano i destinatari principali a vantaggio dei quali vanno ricercate soluzioni, avviati processi di trasformazione senza paura per guardare al futuro con speranza. Infatti è nei giovani che occorre investire per edificare un mondo che ha sempre più bisogno di responsabilità e di partecipazione.
Il patto educativo traduce in termini pedagogico-sociali il comandamento evangelico dell’amore reciproco quale legge fondamentale dell’umana maturità e insieme della trasformazione del mondo. In questo senso, per realizzare questa proposta, Francesco fa appello a tutti affinché si coinvolgano nel mettere in atto un contributo allo sviluppo, inteso come realizzazione di un nuovo umanesimo.
Egli, poi, raccomanda che, nel dar vita a progetti educativi originali e creativi, si faccia riferimento alla dottrina sociale della Chiesa la quale, ispirata agli insegnamenti della Rivelazione cristiana, si offre come una solida base e una fonte viva per trovare la strada da percorrere nell’attuale situazione di emergenza.
Analizzando sinotticamente i vari messaggi sul patto educativo si può trovare un filo rosso che, partendo dal Concilio, attraversa le encicliche sociali dei diversi pontefici in una sorta di continuum che sfocia nel magistero attuale e nell’invito a comporre un nuovo umanesimo nelle condizioni della società attuale.
A questo proposito, mi limito ad un breve excursus per comprendere come dal magistero sociale si possa impostare una nuova progettualità educativa. Paolo VI, in occasione dei suoi viaggi nei paesi in via di sviluppo e nella storica visita alle Nazioni Unite, si è sentito spinto a collegare i grandi problemi della sviluppo umano alla missione evangelizzatrice della Chiesa. Perciò, nella sua enciclica Populorum progressio (1967), ha avvertito la necessità di ricorrere all’idea di costruire un nuovo umanesimo aperto ai valori spirituali, attraverso l’educazione.
Un umanesimo chiuso, insensibile ai valori dello spirito e a Dio che ne è la fonte, potrebbe apparentemente avere maggiori possibilità di trionfare. Senza dubbio l’uomo può organizzare la terra senza Dio, ma “senza Dio egli non può alla fine che organizzarla contro l’uomo. L’umanesimo esclusivo è un umanesimo inumano”. Non vi è, dunque, un umanesimo vero se non aperto all’Assoluto, nel riconoscimento di una vocazione, che offre l’idea vera della vita umana.
Seguendo questa linea, l’enciclica indica come obiettivo centrale per uno sviluppo umano solidale, quello di far crescere, attraverso l’educazione, tutto l’uomo e tutti gli uomini. E sulla base di questo principio, Paolo VI rivolge un invito vibrante agli uomini di pensiero e agli intellettuali ad assumersi un ruolo indispensabile da svolgere nel mondo per approfondire il sapere, allargare il cuore e creare una vita più fraterna in una comunità umana veramente universale.
Vent’anni dopo la Populorum progressio, Giovanni Poalo II ha ribadito con forza, nell’enciclica Sollicitudo rei socialis (1987), la validità di un concetto di sviluppo rispettoso della dimensione culturale e spirituale del progresso umano, ponendo con insistenza l’attenzione alla prospettiva internazionale che deve avere tale impostazione. Per questo egli parla di un mondo segnato dalle “strutture di peccato” dinanzi alle quali tutti siamo chiamati ad una profonda conversione collettiva.
Nel 2009, con l’enciclica Caritas in veritate, Benedetto XVI che aveva molto insistito sul concetto dell’emergenza educativa, vuole rilanciare gli insegnamenti della Populorum progressio di Paolo VI in un contesto mondiale trasformato. Lo sviluppo umano si presenta a papa Ratzinger – in linea con gli insegnamenti dei suoi predecessori – ormai inscindibilmente interdipendente con molteplici fattori. Lo sviluppo odierno mostra una complessificazione che richiede molteplici approcci e chiavi di lettura, da unificare entro una sintesi culturale umanistica e pedagogica, indispensabile per una sua concretizzazione autentica. “Gli aspetti della crisi e delle sue soluzioni […] – scrive Benedetto XVI – richiedono nuovi sforzi di comprensione unitaria e una nuova sintesi umanistica. […] Dobbiamo assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario di un mondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore. […] La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità” (CIV n. 21).
Nella scia del Concilio Vaticano II e del pensiero sociale della Chiesa, la visione educativa di Papa Francesco si può riassumere in alcune affermazioni-chiave che egli ha ripetuto spesso nei suoi dieci anni di pontificato.
Rischi e opportunità. L’educazione è un atto di speranza perché costruisce il futuro. Gli educatori sono chiamati ad accompagnare i passi incerti dei più giovani verso un convincente progetto di vita, fornendo gli strumenti necessari per orientarsi ed entrare con sicurezza e responsabilità nella società con spirito di servizio.
Service Learning. La proposta educativa solidale combina processi di apprendimento e di servizio alla comunità in un progetto articolato dove i partecipanti apprendono a farsi carico delle necessità reali del territorio con la finalità di migliorarlo. Sviluppa la responsabilità civica degli alunni, collega il curricolo di studio con l’apprendimento dei diritti umani, della solidarietà, della cura dei più poveri e della salvaguardia dell’ambiente.
Trascendenza e dialogo. “L’uomo non è limitato al solo orizzonte temporale, ma, vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna” (GS, 76). Quindi, “educare cristianamente è portare avanti i giovani, i bambini nei valori umani in tutta la realtà, e uno di questi è la trascendenza”, Questa dimensione verticale incrocia quella orizzontale ed insieme portano sui sentieri dell’incontro, del dialogo, della costruzione di ponti verso tutti nel rispetto, nella stima, nell’accoglienza reciproca.
Educazione informale. “Ci sono tre linguaggi: il linguaggio della testa, il linguaggio del cuore, il linguaggio delle mani. L’educazione deve muoversi su queste tre strade. Insegnare a pensare, aiutare a sentire bene e accompagnare nel fare, cioè che i tre linguaggi siano in armonia; che il bambino, il ragazzo pensi quello che sente e che fa, senta quello che pensa e che fa, e faccia quello che pensa e che sente”. Per questo l’educazione esce dall’aula e si apre agli orizzonti dello sport, dell’arte, della “cittadinanza ecologica”.
Inclusione. La Chiesa nel terzo millennio rinnova la sua passione educativa per raggiungere le periferie che hanno bisogno di crescere in umanità, in intelligenza, in valori, in abitudini, perché possano a loro volta andare avanti e portare agli altri esperienze che non conoscono. Pertanto, si devono abbattere i muri perché “il fallimento più grande che può avere un educatore, è educare ‘entro i muri’. Educare dentro i muri: muri di una cultura selettiva, i muri di una cultura di sicurezza, i muri di un settore sociale che è benestante e non va più avanti”.
I vari messaggi sul patto educativo
Tenuto conto di questo quadro di riferimento e del pensiero di Francesco, si può meglio comprendere la valenza pedagogica e culturale del patto educativo globale.
Esso va inteso come un mandato affidato agli adulti, alle istituzioni educative e alle personalità pubbliche nonché a tutte le espressioni religiose “per promuovere insieme quelle dinamiche che danno un senso alla storia”. In particolare i ragazzi e i giovani diventano i destinatari principali a vantaggio dei quali vanno ricercate soluzioni, avviati processi di trasformazione senza paura per guardare al futuro con speranza.
In seguito ad un invito da parte di un alcuni ebrei e musulmani, nel settembre 2019, lo stesso anno in cui il Papa sottoscrisse il documento sulla fratellanza universale ad Abu Dhabi con il Grande Imam di Al-Ahzar, Francesco lanciava l’invito a costruire il patto educativo globale.
Il Pontefice è intervenuto in seguito più volte su tale argomento con messaggi e discorsi consegnati a diversi destinatari: educatori, religiosi, Vescovi, Rettori di università, Corpo diplomatico, giovani, istituzioni civili, ecc. Egli considera il Patto educativo un impegno che deve coinvolgere tutti, e per questo chiede di avviare processi ed elaborare progetti coraggiosi.

Le tappe segnate dai vari messaggi del Papa sul patto educativo
Tra i molteplici interventi del Papa sul tema, vorrei qui ricordare i sei interventi principali nei quali l’argomento viene ripreso e sviluppato quasi come un leit-motiv che diventa una sinfonia.
Primo messaggio.
Nel primo messaggio per il lancio ufficiale del Patto educativo globale (il 12 settembre 2019), Francesco invita tutti coloro che a vario titolo operano nel campo dell’educazione, ad unirsi in un’alleanza finalizzata a creare un villaggio educativo globale capace di educare le nuove generazioni alla fratellanza universale. Occorre costruire la “casa comune” tra tutti i popoli e il dialogo tra le religioni, per un nuovo umanesimo. E per raggiungere questo obiettivo indica tre passi: mettere al centro la persona, investire tutte le potenzialità della persona e le sue migliori energie; formare persone che si pongano al servizio del bene comune.
Secondo messaggio.
Dopo circa un anno, il 15 ottobre 2020, il Papa rilancia il Patto con un nuovo messaggio in cui vengono richiamate le conseguenze drammatiche della pandemia che hanno aggravato il divario educativo. Per ribaltare questa situazione, occorre avere una visione del mondo più solidale ed offrire percorsi educativi concreti.
Ispirandosi all’enciclica Fratelli tutti, appena pubblicata e alla Dottrina sociale della Chiesa, egli indica sette percorsi specifici su cui impegnarsi tutti: mettere al centro la persona in ogni processo educativo; ascoltare la voce dei bambini, ragazzi e giovani; promuovere la donna favorendo la piena partecipazione delle bambine e ragazze all’istruzione; responsabilizzare la famiglia come primo soggetto educatore; aprirsi all’accoglienza dell’altro, soprattutto dei più bisognosi; rinnovare l’economia e la politica; custodire la casa comune attraverso la cura dell’ambiente, stili di vita ed energie rinnovabili.
Terzo messaggio.
Il 5 ottobre 2021, il Papa invita a Roma i Rappresentanti delle Religioni Mondiali per promuovere insieme a loro il Patto Educativo globale, in occasione della Giornata Mondiale degli Insegnanti indetta dall’UNESCO.
In questa occasione, il Pontefice indica il punto più alto dell’educazione che è la dimensione della Trascendenza. Dice il Papa: “Il principio fondamentale del ‘conosci te stesso’ ha sempre orientato l’educazione, ma è necessario non tralasciare altri principi essenziali: ‘conosci il tuo fratello’, per educare all’accoglienza dell’altro; ‘conosci il creato’ per educare alla cura della casa comune, e ‘conosci il Trascendente’ per educare al grande mistero della vita. Ci sta a cuore una formazione integrale”.
Quarto messaggio.
Il 1° giugno 2022, Papa Francesco incontra a Roma i partecipanti al Convegno Internazionale sul Global Compact on Education. La crisi che stiamo vivendo, dice il Papa, deve essere vissuta e superata insieme e può diventare un kairos, un momento propizio per evangelizzare nuovamente il senso dell’uomo, della vita, del mondo. Riprendendo il tema della Trascendenza nell’educazione, dice: “Occorre recuperare la centralità della persona, come la creatura che in Cristo è immagine e somiglianza del Creatore. Gli educatori non possono sottrarsi al dovere di annunciare la verità su Dio”. E aggiunge: “Tacere la verità su Dio per rispetto di chi non crede sarebbe, nel campo educativo, come bruciare i libri per rispetto di chi non pensa, cancellare le opere d’arte per rispetto di chi non vede, o la musica per rispetto di chi non sente”.
In modo originale, Papa Francesco propone come modello educativo alcuni aspetti della figura mitologica di Enea, che fuggendo dalla città di Troia in fiamme “carica sulle spalle il vecchio padre Anchise e prende per mano il giovane figlio Ascanio, portandoli entrambi in salvo. Salva, cioè, sé stesso non da solo, ma con il padre che rappresenta la storia e con il figlio che è il suo futuro”.
Quinto messaggio.
Si tratta del saluto rivolto ai giovani riuniti nella “Europe Youth Conference” a Praga (dall’11 al 13 luglio 2022). Il Papa invita i giovani a partecipare al Patto Educativo Globale, dove non ci sono “emittenti e destinatari” ma dove ci si educa tutti in comunione, e li esorta a far sentire la propria voce: “se non vi ascoltano, gridate ancora più forte, fate rumore, avete tutto il diritto di dire la vostra su ciò che riguarda il vostro futuro. Vi incoraggio ad essere intraprendenti, creativi e critici”.
Soprattutto il Papa li ha incoraggiati a promuovere la cultura dell’inclusione, per accogliere l’altro che non è un nemico, e ad impegnarsi per la sostenibilità, cioè la cura per la casa comune con progetti concreti e non con le parole.
Poi il Papa, facendo riferimento all’Ucraina, dove si combatte una guerra assurda, ha indicato gli esempi di due giovani dagli “occhi grandi”: Franz Jägerstätter, il contadino austriaco beatificato da Benedetto XVI che, a motivo della sua fede cattolica, fece obiezione di coscienza di fronte all’ingiunzione di giurare fedeltà a Hitler e di andare in guerra, e Dietrich Bonhoeffer, giovane teologo luterano tedesco, antinazista richiuso nello stesso carcere. Entrambi furono uccisi per lo stesso motivo.
Sesto messaggio.
Il primo giugno 2023 papa Francesco ha ricevuto i membri della “Fondation Internationale Religions et Sociétés”, guidata da due cardinali, della Repubblica Democratica del Congo e del Rwanda, con lo scopo di attuare il Patto educativo in Africa. Nel suo discorso, Francesco ha sottolineato alcuni passaggi del patto.
“Mi congratulo con voi, perché siete stati i primi a realizzare un Patto educativo continentale. Avete dimostrato di aver ben compreso quanto mi prefiggevo con questa iniziativa, cioè che il Patto educativo globale dovesse diventare una realtà locale, frutto di riflessioni svolte a partire dal proprio contesto e dalla proprie risorse culturali, e che fosse attento ai bisogni educativi del territorio. Come sapete, fin dall’inizio, ho pensato questo progetto all’insegna della saggezza vostra africana, per sottolineare quella dimensione comunitaria dell’educazione che da sempre fa parte della vostra millenaria tradizione educativa: ‘Per educare un bambino, ci vuole un villaggio intero’. Si tratta di un’alleanza educativa siglata idealmente da tutti gli appartenenti del villaggio (…). Tutti, pertanto, hanno il dovere di sostenere l’educazione, che è sempre un processo corale. (…) Guardiamo all’Africa con molta fiducia, perché ha tutto quanto le serve per essere un continente capace di tracciare i cammini futuri. (…) Con il Patto Educativo Africano confermate ancora una volta quello che diceva Plinio il Vecchio: ‘Ex Africa semper aliquid novi’, ‘Dall’Africa sorge sempre qualcosa di nuovo’. Questo Patto è una novità che si sviluppa a partire da due grandi radici: la cultura tradizionale e la fede cristiana. E, come dice un altro proverbio africano, ‘quando le radici sono profonde, non c’è motivo di temere il vento’”.

Le aree di approfondimento
Rileggendo i vari messaggi del Papa, con il contributo degli esperti, sono state individuate cinque aree tematiche con le quali il Patto educativo può avere una prospettiva di sviluppo e costruire un’ampia alleanza educativa, realizzando quel coinvolgimento di soggetti, enti e persone che sin dall’inizio Papa Francesco auspicava.
I cinque temi sono affidati in modo particolare alle Università cattoliche e civili perché, nella costruzione del “Villaggio educativo globale”, le istituzioni possano tracciare percorsi di studio e di ricerca che intercettino le sfide della cultura attuale e si propongano come laboratori di formazione e qualificazione dei giovani.
Dignità e diritti umani. La dignità rimanda immediatamente al concetto di persona e al suo valore fondamentale che assume un carattere sostanziale del progetto educativo cristianamente ispirato e antropologicamente fondato.
Nella persona sono inscritti i diritti umani. Vi sono i diritti di “prima generazione”: diritto alla vita, all’identità personale, alla riservatezza, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, al voto libero e segreto, alla libertà associativa, alle garanzie processuali. La “seconda categoria” consiste nei diritti economici, sociali e culturali e vengono chiamati diritti positivi che l’autorità pubblica deve impegnarsi a codificare e a fare rispettare: come i diritti all’alimentazione, alla casa, all’educazione, al lavoro, alla salute, all’assistenza. Oggi si parla anche di diritti umani di “terza generazione”, o di solidarietà come il diritto alla pace, a un ambiente sano, allo sviluppo. Chiarito il concetto di dignità e diritti, occorre poi passare all’educazione ai diritti umani, attraverso percorsi che sappiano tener conto dell’età degli studenti, delle loro condizioni e della situazione particolare del sistema educativo ed accademico.
Fraternità e cooperazione. L’enciclica Fratelli tutti è una miniera di spunti su questo tema; ispirati alla rivelazione cristiana, essi possono offrire significativi suggerimenti da approfondire a livello pedagogico-didattico.
La riflessione sui temi concernenti l’altro, la differenza, la relazione intersoggettiva e interculturale, conduce verso la centralità della categoria della reciprocità. La collaborazione vissuta nella comunità scolastica, accademica ed ecclesiale può essere sperimentata a livelli più ampi, locali, nazionali e internazionali, fino a far comprendere il valore del bene comune.
Tecnologie ed ecologia integrale. Qui si dischiude un ambito pedagogico e accademico di grande interesse ed attualità come, per esempio, le questioni relative all’intelligenza artificiale e al rapporto dell’uomo con l’ambiente e alle problematiche complesse che caratterizzano il cambiamento d’epoca in cui siamo immersi. Occorre educare all’utilizzo etico delle tecnologie cercando di trasformare l’innovazione in sviluppo. E per questo servono diversi approcci compreso quello umanistico e il contributo della fede.
Le scelte dettate dall’etica per un’ecologia integrale rimandano all’enciclica Laudato si’, che è stata ampiamente commentata anche dal punto di vista della dimensione educativa e accademica. Compito di una corretta educazione ecologica e ambientale è quella di far maturare la consapevolezza secondo cui l’uomo è parte integrante e fondamentale della natura e dell’ambiente senza per questo esserne l’elemento unico, prioritario e assoluto. C’è un’ecologia spirituale, un’ecologia umana, sociale e ambientale.
Pace e cittadinanza. Si tratta di due aspetti fondamentali dell’educazione. Una della finalità principali dell’educazione alla pace è la formazione di un uomo “non-violento”, che abbia fiducia in sé e negli altri; che sappia intervenire in modo creativo e personale nella realtà che lo circonda per modificarla nel senso dell’umano; che si impegni a risolvere attivamente i conflitti senza violenze e prevaricazioni ma facendo leva sulle risorse costruttive già presenti e sviluppandone altre. Nella sua dimensione etico-politica, l’educazione alla pace è sempre, al contempo, educazione al cambiamento e alla giustizia, alla solidarietà e alla convivenza planetaria delle culture e dei popoli. Con il termine cittadinanza si indicano tanto la relazione tra un individuo e uno Stato quanto i diritti e i doveri che tale relazione comporta per l’individuo. Le categorie pedagogiche prevalenti nella attenzione alla cittadinanza risultano quelle dell’educazione alla responsabilità, al superamento di sé, alla partecipazione sociale, alla valorizzazione della “memoria” collettiva nella quale si invera ciascuna esperienza personale.
Culture e religioni. Anche questo binomio risulta essere particolarmente ricco di potenzialità applicative del patto educativo globale. La cultura è parte costitutiva della natura umana, perché solo la cultura fa di noi degli esseri specificamente umani, razionali e critici ed eticamente impegnati. Grazie alla cultura discerniamo i valori ed effettuiamo delle scelte. L’uomo si esprime per mezzo della cultura, prende consapevolezza di se stesso, si riconosce come un progetto incompiuto, rimette in questione le sue realizzazioni, ricerca instancabilmente nuovi significati e crea opere che lo trascendono.
Parlando poi di religioni, in senso generale, non vi è dubbio che nella religione, in cui l’uomo si mette a disposizione di Dio, si celi una delle scaturigini più essenziali della cultura. Siamo convinti che la religione tanto più sarà scaturigine di valori culturali quanto più verrà percepita come un “valore” (e non semplicemente come una fredda coerenza a delle verità), quanto più si presenterà come una proposta “ragionevole” (il che non è sinonimo di “razionale”), pienamente rispettosa della dignità umana, rigettando ogni forma di fondamentalismo. I cristiani, in particolare, per non separare la religione dalla cultura sono invitati a ripartire dal senso profondo dell’annuncio di Cristo, dal kerigma che ha in sé la forza dinamica di raggiungere il cuore dell’uomo, ma anche di renderlo protagonista di una presenza nel mondo capace di incidere su tutte le sue espressioni.

I vari protagonisti del Patto educativo
Per rinnovare la passione educativa a favore delle nuove generazioni, tutti i soggetti coinvolti sono chiamati a guardare all’educazione in modo nuovo, con uno spirito aperto alle esigenze del tempo presente. Tra queste evidenziamo in particolare la famiglia, gli educatori e gli studenti.
La famiglia
Il soggetto principale è la famiglia che è la prima scuola dei valori umani, dove si apprende il buon uso della libertà e dove si può imparare a discernere in modo critico i messaggi che vengono dall’esterno e dai vari mezzi di comunicazione, sempre più pervasivi. Essa è laboratorio della socializzazione primaria, perché è il primo luogo in cui si impara a collocarsi di fronte all’altro, ad ascoltare, a condividere, a sopportare, a rispettare, ad aiutare, a convivere. E tutto questo educa a saper uscire per “abitare” oltre i limiti dell’ambiente familiare.
La scuola ha ovviamente un compito più formale e razionale rispetto alla famiglia. Questa, invece, ha la funzione di orientare il processo formativo attraverso l’accompagnamento quotidiano della crescita dei propri figli. Tuttavia, famiglia e scuola devono camminare insieme, unite per attuare gli obiettivi prefigurati dal Patto Educativo Globale.
La famiglia, nella sua vita quotidiana con i figli e nell’esercizio di una costante rigenerazione dei rapporti, aiuta a formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità coltivando la libertà mediante proposte, motivazioni, applicazioni pratiche, stimoli, esempi, modelli, simboli, riflessioni, esortazioni, revisioni del modo di agire e dialoghi che aiutino a sviluppare quei principi interiori stabili che possono muovere a compiere spontaneamente il bene (cf. Amoris laetita 267).
Gli insegnanti
Il soggetto determinante nel processo formativo è indubbiamente l’educatore, inteso in senso lato; cioè insegnanti e formatori nei vari campi della vita sociale ed ecclesiale. Per una efficace attuazione del patto educativo gli educatori devono avere una visione progettuale che punti su alcuni contenuti fondamentali ed avere una qualificata formazione professionale.
In primo luogo è indispensabile un progetto educativo che sappia includere tutti gli ambiti dell’esperienza formativa: la relazione tra le persone, la prospettiva da cui guardare il sapere umano e le discipline, l’integrazione e i diritti di tutti. In una cultura ossessivamente centrata sulla sovranità dell’uomo – in quanto specie ed in quanto individuo – rispetto alla realtà, che sfocia in un vero e proprio culto dell’io (egolatria) a cui tutto viene sacrificato, l’educazione deve proporre una visione aperta che consenta ai ragazzi e ai giovani di scoprire la bellezza e il valore insostituibile di guardare all’altro e al suo destino. “Insieme” è la parola che tutto salva e tutto compie, perché questo crea la comunità.
Un paradigma educativo centrato sul rapporto con l’altro deve contemplare i seguenti criteri; sviluppare l’autoriflessività attraverso l’abitudine a ripensare le proprie esperienze, a riflettere sui propri comportamenti, a diventare più consapevoli di sé anche attraverso l’uso di strategie cognitive; promuovere il rapporto con l’altro sviluppando quel dialogo che rende possibile la comunicazione tra diversi, aiutando a tradurre i differenti modi di pensare e sentire portandoli a convergere in un orizzonte di “appartenenza all’umanità”; una comunità educante come la scuola o altri luoghi simili non può formare ai particolarismi, ma dovrà offrire i saperi necessari per comprendere l’attuale condizione dell’uomo planetario e globale, definita da molteplici interdipendenze; la scuola e l’università devono diventare spazio di pluralismo in cui si apprende a dialogare sui significati che le persone di diverse religioni e culture attribuiscono ai rispettivi segni, per poter condividere valori universali quali la solidarietà, la tolleranza, la libertà.
Di cruciale importanza è, pertanto, la formazione degli educatori che oggi impone di considerare, oltre agli aspetti professionali tipici del loro ruolo, anche i fondamenti di una cultura del dialogo e dell’inclusione che vanno sviluppati attraverso la formazione permanente.
Gli studenti
Un punto cruciale riguarda gli studenti (ragazzi e giovani), che costituiscono la finalità principale del progetto educativo. Il Papa lo ha evidenziato chiaramente con l’invito a mettere al centro la persona. Dice Francesco: “ascoltare la voce dei bambini, dei ragazzi e dei giovani a cui trasmettere valori e conoscenze, per costruire insieme un futuro di giustizia e di pace, una vita degna di ogni persona”. E’ la via da seguire per superare la crisi antropologica in atto. L’attenzione dei bambini e dei ragazzi è oggi costantemente attratta da stimoli rapidi e molteplici che rendono difficile imparare a coltivare l’interiorità. Il tempo e lo spazio necessari al giovane per familiarizzare con i propri desideri e con le proprie paure sono sempre più riempiti da interazioni continue e attraenti, che seducono e tendono a colmare ogni momento della giornata, alimentando la razionalità calcolante, strumentale, tecnicista e non quella che risponde al senso profondo delle cose e della vita.
Da qui l’importanza di adottare una prassi pedagogica centrata sull’ascolto, sulla valorizzazione di tempi e spazi necessari al giovane per familiarizzare con i propri desideri e con le proprie paure per concentrarsi sull’educare le domande dei giovani prioritarie rispetto a fornire risposte.
Le competenti autorità a tutti i livelli, oggi più che mai, hanno il dovere di investire risorse sulle istituzioni educative – scuole, università e luoghi di formazione – per garantire una qualificata formazione professionale delle giovani generazioni e di leader che siano adeguatamente preparati ad assumere la responsabilità nei vari campo della vita socio-economica, politica e culturale di società in profonda trasformazione e provocate da sfide inedite.
In conclusione, vorrei far notare che i contenuti del patto educativo si ispirano agli interventi più importanti del magistero pontificio, tra i quali l’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, le Lettere encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti, nonché il Documento sulla fratellanza universale firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi con il Grande Imam di al-Azhar, al-Tayyeb.
L’impegno a tradurre concretamente la consegna di Francesco sarà sicuramente un contributo a rinnovare la passione educativa per e con le giovani generazioni. Il cambiamento d’epoca, più volte evocato dal Papa, oggi viene ulteriormente acuito dalle conseguenze della guerra in Ucraina che mina il cuore dell’Europa e dell’Occidente e dagli altri drammatici fenomeni umanitari.
Il patto educativo globale – finalizzato a costruire il “villaggio dell’educazione”, cioè una umanità coesa e collaborativa – è uno strumento importante, aperto ad ulteriori integrazioni che recepiscano le istanze specifiche dei diversi contesti territoriali. Il patto educativo globale deve diventare patto educativo locale; e in questo la comunità ecclesiale, nello spirito dello stile sinodale, lo può trasformare in un laboratorio concreto e dinamico di esperienze per una missione evangelizzatrice volta a promuovere la responsabilità personale e comunitaria di ciascuno, in vista del bene comune.
Grazie e buon lavoro!
(+ A. Vincenzo Zani)