Le suore di S. Marcellina - comunemente dette Marcelline - sono una congregazione religiosa di diritto Pontificio con finalità, alle origini, educativa.
Presero il nome da santa Marcellina (v.), sorella ed educatrice dei santi Ambrogio e Satiro, vissuta nel s. IV, scelta quale protettrice e modello per aver educato alla fede cristiana i minori fratelli, e per aver vissuto l'ideale della consacrazione verginale a Cristo con altre giovani da lei riunite nella propria casa a condividere lo studio delle sacre Scritture, la preghiera e le opere di carità
La congregazione fu fondata nel 1838 a Cernusco sul Naviglio (Milano), dove l'allora direttore spirituale del seminario maggiore, don Luigi Biraghi aprì un convitto per fanciulle di condizione "civile", affidandolo alla cura di quattro giovani maestre dirette da Marina Videmari e come lei decise di vivere la consacrazione religiosa, istruendo ed educando a vita cristiana le alunne.
Dopo la prima approvazione, nel 1839, dell'arcivescovo di Milano cardinal Gaetano Gaisruck, l'Istituto, che nel 1841 aveva aperto un secondo convitto a Vimercate (Milano), grazie al generoso interessamento del conte Giacomo Mellerio (1777-1847), ottenuta l'autorizzazione imperiale, come d'obbligo nel regno Lombardo-Veneto, nel 1852 fu eretto canonicamente dall'arcivescovo mons. C. Bartolomeo Romilli, che presiedette alla prima professione pubblica delle religiose, alle quali consegnò la Regola per loro redatta dal Fondatore col titolo Regola delle suore Orsoline di s. Marcellina nella diocesi milanese [....]
Il nome di Orsoline dovette essere premesso alla specificazione di S. Marcellina, non essendo permessa,dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1810, la fondazione di nuovi ordini, ma solo la restaurazione degli antichi. Il Biraghi, quindi, si rifece all'istituzione cinquecentesca delle Orsoline di S. Angela Merici, ben vista dagli arcivescovi milanesi succeduti a S. Carlo, ed anche dal cardinal Gaisruck.
Questa Regola, che ebbe una seconda edizione nel 1875 con l'aggiunta di un Costumiere redatto da madre Videmari, per ottenere l'approvazione pontificia fu successivamente rielaborata secondo le disposizioni del diritto canonico e definitivamente approvata nel 1899.
Nel 1921, in ottemperanza al nuovo Codice di Diritto Canonico, ne fu fatta una nuova edizione, divisa in due parti: Costituzioni e Direttorio.
Nel 1980 fu approvato il testo delle Costituzioni e delle Norme dell'Istituto delle Suore di, elaborato durante il Capitolo Speciale del 1968-1970, in ordine al rinnovamento della vita religiosa secondo il Concilio Vaticano II.
Il Fondatore finalizzò la congregazione delle Marcelline all'educazione delle fanciulle, per una precisa scelta di apostolato.
Consapevole dell'importanza che veniva ad assumere la donna nella società moderna, in progressivo allontanamento dalla fede per influsso delle ideologie atee e rivoluzionarie della fine del s. XVIII e degli inizi del XIX, egli vide la sua formazione cristiana nell'età scolare come mezzo per una nuova cristianizzazione della famiglia e della società.
"Il fine pel quale, ajutando Dio benedetto, venne istituita questa pia Congregazione - si legge nel Prologo della Regola- fu di ben educare le fanciulle, dalla cui cristiana e civile riescita dipende in tanta parte il bene della Chiesa e dello Stato"
"E perocchè - continua il testo- l'officio di educare è santo, difficile e tale che richiede molta abilità, esempi edificanti, assoluto disinteresse e sacrifici continui, perciò vengono opportune all'uopo le Congregazioni Religiose, dove unita insieme la pietà e la scienza, nella concordia degli sforzi, nel solo interesse del bene, si attende di proposito a sì rilevante ministero".
La Regola, pertanto, ha doppio scopo: offrire alle suore tutti i mezzi per vivere in pienezza la consacrazione religiosa e tutti i mezzi per allevare le alunne "nella sincera bontà cristiana, nei lavori più utili della famiglia e negli studi convenienti ad oneste fanciulle".
Di qui la singolarità della vocazione religiosa "marcellina", nello stesso tempo di vergini consacrate e di educatrici, impegnate ad essere "sante per educare" ed a "farsi sante" nell'opera educativa.
In tal modo il Biraghi faceva, della sua, una congregazione di vita mista, proponendo alle destinatarie della sua Regola di unire insieme gli esercizi propri delle claustrali con le opere delle suore di vita attiva: nel loro caso quelle relative all'educazione delle alunne. Per questo, oltre alla patrona s. Marcellina, diede loro come modello le due sorelle del Vangelo Marta e Maria, rappresentate nella lunetta sovrastante il portone del primo collegio in Cernusco, tradizionalmente indicate come simboli della vita attiva e della vita contemplativa.
E' indispensabile, a proposito delle Marcelline, tener presente il contesto storico in cui sorsero e si svilupparono nel 1800.
Le idee libertarie ed egualitarie diffuse in Italia dalla Francia illuminista, rivoluzionaria e napoleonica avevano improntato le nuove generazioni, specie nella Lombardia, che politicamente aveva sperimentato tra entusiasmi e delusioni, in meno di un ventennio, i governi della Repubblica Cisalpina (1800), della Repubblica Italiana (1801) e del Regno d'Italia (1805-1815).
Nè erano tramontate tali idee con il tramonto dell'astro napoleonico, nel 1815, ed il ristabilimento del Regno Lombardo Veneto, sotto il dominio dell'Austria.
L'Austria, d'altra parte, mentre, negli stati costituenti il suo Impero, si presentava come restauratrice della religione cattolica, gravemente colpita dalle riforme napoleoniche ed in particolare dalle soppressioni degli ordini religiosi, considerati, secondo l'espressione degli illuministi atei, "parassiti della società", non poteva ignorare le nuove esigenze dei popoli, nè tradire quelle aperture sociali già intraprese in Lombardia dal "buon governo" di Maria Teresa, nel secolo precedente.
Pertanto il così detto periodo della "restaurazione" compreso tra il 1815 ed il 1848, può considerarsi un periodo di fervido rinnovamento proprio nel Lombardo-Veneto, sia sotto l'aspetto socio-politico, sia sotto quello religioso-culturale.
In questo ambito si mosse don L. Biraghi, per riportare alla fede in Cristo gli uomini del suo tempo, affascinati dalle illusorie promesse di una felicità terrena garantita dal Progresso.
Senza sdegnare le conquiste della scienza e aperto alla lezione della storia, egli capì che per tempi mutati era necessario mutare le forme dell'apostolato e, fondando il suo istituto educativo religioso, volle distinguerlo da quelli precedenti, pur dediti all'educazione delle ragazze.
Le novità caratterizzanti le Marcelline riguardano: la vita religiosa delle suore, liberate dal vincolo della clausura, ma strette da quello forse più impegnativo della continua convivenza con le alunne in dormitorio, in refettorio, al passeggio, alle ricreazioni, con "spirito di famiglia", e il sistema didattico pedagogico.
a. Vita religiosa e spiritualità
Nonostante l'apertura alle esigenze dei tempi nuovi, la Regola redatta dal Biraghi per le Marcelline ha una forte impostazione ascetica e spirituale e richiede alle suore il totale distacco dal proprio io, dalle proprie inclinazioni, dai propri gusti, per realizzare quella uniformità ed eguaglianza di metodi, che garantisca l'unità e l'armonia delle comunità nei vari collegi e tra i vari collegi nella Congregazione stessa.
E' quanto risulta dai primi 4 capitoli, nei quali sono indicati: l'orario e le occupazioni ordinarie della giornata, il vitto, il vestiario, i tempi e le forme delle "pratiche di pietà", lo spirito con cui eseguire i prescritti esercizi della congregazione e le virtù proprie delle Marcelline.
Tra queste ha il primo posto l'umiltà evangelica come fondamento della carità e della autentica vita fraterna. Le penitenze corporali sono proibite alle Marcelline, essendo loro dato come sostitutivo di esse il molto esercizio di penitenza che comporta l'opera educativa e la convivenza con le alunne.
Nella Regola il Biraghi è molto esigente nel chiedere alle sue figlie l'impegno alla santità, da conseguire attraverso un'intensa vita di preghiera, indispensabile sostegno della pratica delle virtù.
Agli esercizi spirituali prescritti dalla Regola il Fondatore voleva che le suore portassero retta intenzione ed ancora sincera umiltà, proibendo loro le "molte pratiche divote", spesso indice di leggerezza e malintesa pietà e raccomandando la continua orazione, che si fa in ogni luogo e tempo si concilia con l'adempimento dei vari doveri.
Più che dalle brevi indicazioni date nella Regola, la spiritualità delle Marcelline, quale la volle il Fondatore, va cercata nelle sue Lettere alla Videmari ed alle suore.
Si tratta di una spiritualità cristocentrica: il Fondatore raccomanda soprattutto un amore totalitario a Gesù, di cui invita le sue figlie a meditare la passione e morte redentrice e ad imitare l'obbedienza al Padre, l'amore misericordioso verso i fratelli, l'umiltà, lo spirito di sacrificio fino all'accettazione della morte per la salvezza delle anime. Nella sua vivissima pietà mariana, il Fondatore volle pure che le Marcelline avessero una fervida devozione a Maria Santissima e, con Lei, oltre alla santa Vergine Marcellina, patrona dell'Istituto, a S. Giuseppe, particolarmente invocato come protettore nelle varie contingenze delle fondazioni e dello sviluppo dell'opera.
b. La Scuola nel progetto del Fondatore
Nel progetto educativo delle Marcelline elaborato dal Fondatore, due aspetti appaiono particolarmente importanti: l'istruzione impartita nei collegi doveva essere in tutto conforme a quella delle scuole pubbliche, che cominciavano ad essere più frequentate anche dalle ragazze, specie della piccola borghesia; le maestre dovevano avere tutti i requisiti ed i diplomi richiesti dall'autorità scolastica.
La prima a sottoporsi ad esami pubblici per conseguire il titolo necessario ad intestare una scuola elementare, fu Marina Videmari, che, ripresi privatamente gli studi, nell'estate 1838 frequentò un periodo di tirocinio nella scuola "S.Tommaso" a Milano e, superati brillantemente gli esami, ebbe la "patente" di maestra e l'attestato di "metodica".
Le aspiranti Marcelline, che entrarono poi in congregazione, tranne Emilia Marcionni, collega della Videmari alla "S. Tommaso", già diplomata, furono di volta in volta presentate a sostenere pubblici esami per essere abilitate all'insegnamento elementare ed anche di francese, di tedesco, di inglese, di musica e pittura, come nei programmi.
Nel 1865, essendo ormai la Lombardia provincia del Regno d' Italia, i Fondatori non esitarono, a far sostenere gli esami di abilitazione esigiti dalla nuova autorità scolastica governativa a suore già "patentate" sotto il governo austriaco, avendole fatte opportunamente preparare da illustri docenti. Tra queste superò brillantemente la prova Sr. Marianna Sala (1829-1891), una delle prime alunne marcelline nel collegio di Vimercate una delle prime Marcelline che professarono pubblicamente i voti nel 1852, e, dopo un'esemplare vita di religiosa educatrice, la prima Marcellina proclamata beata nel 1980.
Fu un atto coraggioso quello dei Fondatori di presentare le Suore ai pubblici esami e presto fu imitato da altri istituti religiosi educativi. Esso permise alle Marcelline di insegnare anche nelle scuole superiori, avendo aperto in quegli anni nei loro collegi la Scuola Magistrale sul tipo di quella statale.
Quando poi, alla fine del secolo, caduti vieti preconcetti, le donne poterono liberamente accedere agli studi universitari, nel 1889, madre Videmari non perse l'occasione di far conseguire ad alcune suore più giovani e meglio disposte allo studio lauree in lettere e scienze presso le università di Genova e di Pavia.
Altrettanto comprese della necessità di avere religiose altamente qualificate per la direzione e l'insegnamento dei corsi superiori, specie liceali,che venivano attivati nei vari collegi, furono le superiore generali succedute alla Videmari.
Nel 1897 a Roma, voluto da madre E. Marcionni, fu aperto uno studentato per le giovani Marcelline che avrebbero frequentato nella capitale il Regio Istituto Superiore di Magistero Femminile.
Qui, nel 1901, esaminate dai docenti: Costanzo, Mantica, Pirandello, Navarro, De Gubernatis, si diplomarono a pieni voti le suore: Valentini Antonietta (1867 - 1932), Robecchi Ida (18 -1952 ), Mercalli Teresa (1875 -1962), Biella Giuseppina (1873-1947), Caspani Maria (1871-1943), Riva M.Laura ( 1875-1944); nel 1905, pure a pieni voti, conseguirono il diploma sr. Carlotta Luraschi (1878-1950) e sr. Sirtori Felicita (1875 -1961 ), che ebbero come docenti esaminatori: dott. Nicolò D'Alfonso, presidente; dott. Maria Montessori, dott. Evangelina Pagano, Comm. Giovanni Morris-Moore, On. Luigi Credaro, commissario esterno. Si ricordano ad attestare la serietà degli studi di quelle prime insegnanti Marcelline ed il valore dei diplomi da loro conseguiti. Massima importanza, però, diedero i Fondatori alla preparazione teologica delle suore, in primo luogo destinate all'insegnamento della Religione nelle scuole e alla catechesi parrocchiale.
A questo riguardo va notato che, a garanzia della " sana dottrina", le maestre Marcelline nelle ore di Religione rimanevano nelle classi come assistenti dei catechisti, sempre scelti tra i più dotti teologi e sacerdoti diocesani o regolari, delle cui lezioni si facevano poi ripetitrici presso le alunne.
I corsi di studi attivati nei collegi delle Marcelline furono inizialmente a livello elementare. Nell'Archivio di stato di Milano, ed in fotocopia presso la casa generalizia, si conserva il primo piano di studi del collegio di Cernusco, datato 1839, redatto dalla direttrice sig. Marina Videmari e contenente orario giornaliero delle convittrici, distribuzione delle varie materie di insegnamento nelle singole classi, linee generali del metodo educativo adottato. Dovendo le Marcelline vivere del loro lavoro, le comunità si mantenevano sulle rette delle convittrici, pure dichiarate alle autorità scolastiche, e sulle doti delle singole religiose. Per esplicita volontà del Fondatore ogni collegio doveva però accogliere in apposite aule anche scuole gratuite per ragazze povere.
Così fu sempre fatto in sintonia con l' evoluzione caritativa e socio assistenziale dei tempi.
Dopo la buona affermazione dei collegi aperti in Lombardia le Marcelline furono chiamate a svolgere la loro opera a Milazzo (1861), nel Canton Ticino (1865) ed a Zara (1866). Per le contingenze politiche di quegli anni tali proposte non poterono essere realizzate. Finalmente, nel 1868,mons. Biraghi aprì un collegio a Genova-Albaro e nel 1876 un pensionato a Chambéry in Savoia .
Morto il Fondatore, madre Videmari, nel 1882, aprì il collegio di Lecce, che ebbe subito un grande successo.
Nel 1885, nel cinquantesimo anniversario del suo primo incontro spirituale con don L.Biraghi, che determinò la sua vita e la nascita della Congregazione, madre Videmari scrisse, senza pubblicarle, le Memorie delle origini dell'Istituto, dedicandole alle superiore delle sei comunità di Marcelline allora operanti nel promettente campo di apostolato.
Tra le varie contingenze storiche, che spesso misero in difficoltà la giovane congregazione delle Marcelline, la Videmari ricorda la legge di soppressione degli istituti religiosi, entrata in vigore nel luglio 1866.
In quella circostanza, mentre madre Videmari e le sue consorelle fecero brillantemente fronte alla commissione municipale incaricata della visita fiscale dei due collegi in Milano, il Fondatore, col consiglio del conte Paolo Taverna, 'protettore laico' delle Marcelline dal 1847, dopo la morte del conte Giacomo Melerio, assicurò la sopravvivenza al suo istituto, dandogli la forma giuridica di Società educativa di mastre laiche, proprietarie o usufruttuarie degli stabili di proprietà Biraghi, in cui tenevano i convitti. In realtà, di fronte alla Chiesa ed alla società esse furono sempre le Marcelline religiose educatrici affermatesi da quasi un trentennio nelle loro quattro case in Lombardia.
Altre "lotte" che madre Videmari dovette sostenere da sola, nell'ultimo periodo della sua vita, furono quelle che la impegnarono nella difesa del Pensionato di Chambéry, dopo che in Francia erano passate le dure Leggi Ferret. Anche in quel caso, però, la Congregazione potè mantenere la scuola aperta in Savoia, grazie alla presenza nella comunità di maestre di nazionalità francese.
Non poche, d'altra parte, furono le soddisfazioni che allietarono l'animo della generosa confondatrice: soprattutto ella fu grata a Dio per "il buon andamento" della congregazione, che godeva della stima del pubblico e della benevolenza dei vescovi e del clero là dove le Marcelline operavano nella scuola, nella catechesi parrocchiale e nelle opere caritative. Pur avendola chiesta nelle sue varie visite a Roma, con speciali udienze pontificie, sin dal 1866, la Videmari non ebbe la soddisfazione della approvazione pontificia dell'Istituto, che, in tempi più favorevoli, fu concessa pochi anni dopo la sua morte, avvenuta il 10 aprile 1891.
Al di là dei successi esteriori conseguiti dalle Marcelline attraverso la loro opera educativa largamente apprezzata in Italia ed all'estero, la validità e la opportunità del progetto del Biraghi in ordine alla evangelizzazione della società moderna sono attestate dai frutti spirituali maturati dalla fedele osservanza della Regola da parte delle religiose che l'avevano abbracciata non che dalla buona riuscita come spose e madri cristiane delle numerose alunne da esse educate. Basti tra le molte ricordare la già citata sr. Marianna Sala ( v.), che visse tanto perfettamente il carisma dell’istituto, da essere detta la Regola vivente, e la signore Giuditta Alghisi Montini, che, educata dagli anni dell'infanzia presso le Marcelline di via Quadronno, a Milano, avendo avuto come maestra la beata sr. Sala, fu la mamma di papa Paolo VI, che più volte dichiarò di dovere la sua Fede all’educazione di sua Mamma, educata dalle Marcelline.
Il ventesimo secolo è caratterizzato dal balzo oltre Oceano della congregazione: in Brasile (1912), in Canada (1959), in Messico (1980).
Nei primi decenni del '900, incoraggiate da Pio X, sotto la guida di madre Antonietta Valentini (1867-1932), erede tra le migliori dello spirito dei Fondatori, le Marcelline portarono la loro opera in Brasile.
Qui, inizialmente aprirono nelle maggiori città collegi in tutto simili, per metodo e disciplina scolastica, a quelli d'Italia. Ma presto, di fronte ai gravi squilibri socio economici di quel vasto paese, si prestarono ad opere sociali ed ospedaliere, potenzialmente presenti nell'ispirazione del Fondatore.
L'esperienza ospedaliera, che in Brasile offrì alle Marcelline un nuovo modo di evangelizzazione, insegnando Gesù ai piccoli, nel senso evangelico del termine, fu portata in Italia, nel 1967, con l'assunzione da parte della congregazione del grande ospedale di Tricase (Lecce) voluto dal cardinal Giovanni Panico, mentre in Canada rispose alle esigenze dei tempi moderni nel la casa per anziani di Montreal, ripetuta a Cernusco nella casa di riposo "Soggiorno Biraghi".
Oggi i vari campi di attività dell'istituto sono così definiti nelle attuali Costituzioni:
a) la scuola per l'educazione e l'istruzione della gioventù di ogni età e condizione;
b) la catechesi a ogni livello;
c)le comunità parrocchiali;
d) i nosocomi e ogni altro centro di cura;
e) le opere assistenziali, sociali e missionarie.
La congregazione raggiunse il massimo suo sviluppo verso il 1970, allorchè, diffusa in Italia, Francia, Svizzera, Inghilterra, Brasile e Canada, arrivò a contare 46 case e 1291 membri, di cui 35 novizie. Nel 1987 le case erano 52, esssendosene aperte anche le due in Messico, i membri 952, le novizie 20.
La Casa generalizia è in piazza Cardinal A.Ferrari, 5, 20122 Milano.