aprile 2006 - Pagina 7

Luigi Biraghi uomo del suo tempo

di Elisabetta Ferrario

Attraverso i racconti di famiglia e gli studi della storiografia locale un insolito profilo tracciato dalla pronipote.

Ingresso della cascina Castellana

La mia familiarità con lo "zio Monsignore" iniziò molto presto: sin da bambina. La nonna paterna, Rita Biraghi, parlava spesso con le sorelle dell'illustre antenato, il fondatore della Congregazione delle Suore Marcelline. Sono quindi cresciuta all'ombra della figura dello "zio Monsignore" ; ma l'incontro più pregnante è avvenuto molto più tardi, per motivi professionali. La mia attività di ricerca nell'ambito della storiografia locale mi portava spesso ad imbattermi nei suoi studi custoditi presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano. L'11 giugno 1855 Luigi Biraghi fu infatti eletto dottore dell'Ambrosiana, la prestigiosa Istituzione culturale fondata da Federico Borromeo, avviando un'esistenza dedita agli studi e alla cultura. Ma è soprattutto nella Biblioteca e nell'Archivio storico familiare, tuttora custodito presso l'abitazione di famiglia, che emergevano quei documenti sulle molteplici attività del Biraghi che tanto mi affascinavano e guidavano le mie prime ricerche. Gli anni della mia gioventù sono stati fortemente segnati dalla presenza spirituale dell'importante antenato. Ho seguito la causa per la sua beatificazione sin dagli albori nei racconti di mio padre che era stato chiamato a testimoniare nel processo a suo carico. Alla morte di mio padre ho ereditato la carica di consigliere nel Consiglio di Amministrazione dell'Asilo Infantile "Suor Maria Antonietta Sorre", un'istituzione locale fondata nel 1886 ad opera di alcuni cernuschesi in memoria del Biraghi e gestita dalle Suore Marcelline. Ritornando alle attività dello "zio Monsignore" che più mi hanno formato, va ricordata quella legata all'archeologia che lo portò, nel 1864, a fare un'importante scoperta: i sepolcri santambrosiani con le reliquie di Sant'Ambrogio e dei Santi Protaso e Gervaso composti in un'arca di porfido. Anche a Cernusco il Biraghi operò quale archeologo decifrando l'iscrizione apposta sul collo dell'anfora romana rinvenuta nell'aprile del 1849 presso la cascina Lupa. La preparazione culturale del Biraghi e la buona conoscenza delle lingue classiche si erano affinate negli anni dediti all'insegnamento nel Seminario di Monza e in quello di San Pietro Martire a Seveso, anni in cui maturò un'idea di cultura intesa come visione globale della realtà, più che come somma di nozioni disarticolate. La nomina a dottore della Biblioteca Ambrosiana, seppur prestigiosa, fu un ripiego. Il Governo austriaco aveva posto il veto a cariche di carattere pastorale per il Biraghi, quale quella di canonico ordinario del Duomo, come da lui espressamente richiesta ed appoggiata dall'arcivescovo Bartolomeo Carlo Romilli. Ma quale era il motivo del veto? Il Biraghi aveva solo 32 anni quando assunse la direzione spirituale dei chierici del Seminario milanese con l'approvazione del cardinale Carlo Gaetano Gaisruck. Il movimento popolare delle Cinque Giornate di Milano (1848) coinvolse tutte le classi sociali, addirittura il clero, e i chierici del Seminario teologico di Porta Orientale furono in prima fila dietro le barricate. Con la Restaurazione del Governo austriaco, il Biraghi fu accusato di aver istigato i chierici alla rivolta e, dopo la cacciata degli Asburgo, di collaborazione col Governo provvisorio presieduto da Gabrio Casati. Mi ha sempre affascinato questo evento tenuto in sottotono dagli storici. In effetti il Biraghi aveva fatto da tramite tra l'arcivescovo Romilli e Gabrio Casati al fine di "riguadagnare le libertà perdute'; come lo stesso Biraghi scriveva a suor Marina Videmari. La sua chiara visione dei rapporti Chiesa-Stato era volta a liberare la chiesa milanese dal tradizionale giurisdizionalismo austriaco. La lettera alla Videmari si conclude con una nota molto indicativa del carattere schivo del Biraghi che così recita: "spinte le cose in moto, io intendo ritirarmi nel mio nulla ...Iddio benedica questi passi". Per la sua partecipazione alle Cinque Giornate e la collaborazione col Governo provvisorio il Biraghi fu accusato di attività sovversiva. Nel 1849 subì una pesante inchiesta da parte della polizia. Ormai isolato, nel 1854 il Biraghi chiese un posto di canonico effettivo in Duomo vantando anche la fondazione della Congregazione delle suore Martelline. Nonostante il parere favorevole dell'arcivescovo, il Governo mise il veto chiedendone l'allontanamento da Milano. Solo la mediazione del cardinal Romilli permise la nomina del Biraghi, suo fedele ed abile collaboratore, a dottore dell'Ambrosiana chiudendo la vertenza col Governo austriaco. Furono forse queste simpatie libertarie a formare Enrico Biraghi, figlio del fratello Pietro, che partecipò alla seconda guerra d'indipendenza tra i "Cacciatori delle Alpi". Sono solo poche sintetiche note sulle multiformi attività del Beato Biraghi in cui è forse difficile rintracciare un cammino di Santità che non è stato contrassegnato da eclatanti eventi miracolosi. Luigi Biraghi fu un uomo calato nel suo tempo, attento alle necessità di una Società in rapida evoluzione. La grandezza del Biraghi va a mio avviso cercata nella sua fervida attività di educatore tanto da educare in senso moderno gli stessi educatori. Fu uomo di studi illuminato dalla consapevolezza del bene che la cultura e la sua divulgazione possono fare.