aprile 2006 - Pagina 7

Un'eredità d'amore

di Piera e Ferruccio Barni

La premessa potrebbe apparire banale: per noi, monsignor Luigi Biraghi è stato, è e sarà uno di famiglia. Uno zio buono che ci guardava, e ci guarda, con sguardo benevolo e protettivo dal grande ritratto appeso in biblioteca. Una presenza costante nelle nostre vite, e in quelle dei nostri figli, e una figura portata sempre ad esempio dai nostri genitori, Franca e Gianluigi. Un messaggero di amore, fede e carità, ma soprattutto un modello di impegno cristiano in ogni momento della nostra quotidianità. La nostra casa è la sua casa, la nostra famiglia è la sua famiglia, la piccola cappella alla Castellana che noi vediamo dalle finestre è la chiesa dove lui ha celebrato la sua prima Messa. L'affetto che ci lega a lui, quindi, è fatto di condivisione, di compartecipazione, di ricordi e di insegnamenti. Un'eredità di amore che cerchiamo di tenere viva nel cuore, nella mente e nei gesti. Ma al di là della nostra storia personale, quello che è davvero importante è che Cernusco è la "sua" Cernusco, la città che lui ha scelto come patria d'elezione e per la quale tanto si è prodigato. L'affetto che proviamo per Biraghi è quindi indissolubilmente legato a questa comunità. Ed è proprio grazie ai cernuschesi, e in particolare alle Suore Marcelline, alla devozione che le stringe al loro fondatore e al loro incessante impegno, se il prossimo 30 aprile Monsignor Biraghi verrà proclamato Beato nel Duomo di Milano. Sono solo la fede e il sostegno dei cernuschesi gli artefici del riconoscimento pubblico della figura umana, spirituale e religiosa del nostro illustre concittadino. Alle Suore Marcelline, e a noi, spettano il privilegio e la responsabilità di conservare e condividere la sua memoria, la sua casa e la sua cappella. Ma è Cernusco tutta, quella Cernusco che tanto ha amato e che tanto lo ha ripagato, la sua più profonda impronta terrena. Una comunità operosa sulla quale, siamo certi, continua a guardare con immutato amore. Una comunità a cui va anche il nostro piccolo, ma profondamente sentito, grazie.