29 aprile 2006 - Pagina 6

Spiritualità tesa all'imitazione di Cristo

di Massimo Marcocchi

Idea dominante nella spiritualità di Luigi Biraghi è l'imitazione di Cristo «maestro» e «modello». La prospettiva cristocentrica diventa il programma di tutta la Congregazione che deve «studiarne» e «meditarne» la vita per «imitarla», per «ricopiarla». L'imitazione non è tuttavia riproduzione passiva, esteriore e pedantesca di un modello, ma realizzazione delle virtù che Cristo fece singolarmente risplendere nella vita pubblica e sulla croce: l'umiltà, la povertà, l'obbedienza, la castità, la semplicità, la mansuetudine, la pazienza, l'amorevolezza, l'innocenza, la carità. Soprattutto la carità, perché la croce non è solo un modello di spoliazione e di abnegazione, ma è anche, e soprattutto, la rivelazione suprema dell'amore di Cristo per gli uomini, per cui il legno della croce accende e alimenta il fuoco della carità. Pertanto il Biraghi affida alle sue figlie spirituali il compito di continuare nella storia la carità di Cristo, di fare presente l'amore con cui Dio Padre ama in Cristo tutti gli uomini. Scrivendo il 12 giugno 1841 alle suore, il Biraghi le esorta ad «amare Gesù, amare il prossimo, amare i poverelli, i tribolati, gli infermi che sono fratelli speciali, amare anche chi ci è avverso». Poiché nell'Eucaristia Gesù «ha come vuotato le dovizie del suo amore», poiché Gesù «sacramentato» è «modello di carità», l'Eucaristia occupa un posto centrale nella spiritualità del Biraghi e della Congregazione. Il Biraghi stabilisce un nesso profondo fra l'amore a Cristo nell'Eucaristia e l'amore al prossimo come icona di Cristo.

La santità per il Biraghi consiste non tanto in opere straordinarie ed eccezionali, quanto nella fedeltà all'ordinario che si concretizza nell'assolvere con scrupolo ed esattezza i propri doveri. Poiché il fine principale della Congregazione è l'istruzione e l'educazione delle fanciulle, nell'attuazione di questa missione si realizza la santificazione dei membri. In tal modo l'ideale della santità, calandosi in una trama quotidiana intessuta di piccole virtù, si spoglia di caratteri eccezionali. Il Biraghi diffida dei fenomeni fisici di misticismo e riprende le religiose che credono di avere visioni, estasi, rivelazioni. Secondo il Biraghi, siffatti atteggiamenti suscitano illusioni e disinganni, favoriscono il narcisismo spirituale, distraggono dalla via maestra che è quella della dimenticanza di sé, dell'abbandono alla volontà di Dio, dell'imitazione di Cristo crocifisso. L'idea che la perfezione fosse raggiungibile da tutti non con gesti eccezionali e straordinari, ma attraverso l'esercizio delle virtù ordinarie, era stata affermata da Filippo Neri, da Francesco di Sales e dalla Compagnia di Gesù. Questa tradizione diventa il nucleo focale della pietas del Biraghi. A questa tradizione Biraghi àncora l'esperienza spirituale delle sue Marcelline. In questa prospettiva si comprende perché il Biraghi esorti le suore alla gioia e consideri la malinconia come una pericolosa malattia dell'anima. La malinconia come tedio, accidia, tiepidezza, languore rende l'anima arida, opaca, senza slanci, e suscita insensibilità per le cose buone.

La prospettiva spirituale raccomandata dal Biraghi si presenta nutrita di misura e di equilibrio, rifuggente dai toni foschi e accigliati, aliena da mollezze misticheggianti e compiacimenti intimistici, scevra di complicazioni, ispirata al rispetto della natura. Questo orientamento, che è fortemente segnato dalla dimensione umanistica, si caratterizza per l'equilibrio del rapporto tra uomo e Dio, tra natura e grazia e realizza nella spiritualità il principio della teologia cattolica secondo cui la grazia non sopprime la natura ma la sana e la perfeziona. La natura, pur essendo stata ferita dal peccato, rimane orientata fondamentalmente a Dio e la grazia opera su questa disposizione della natura.

Un passo della Regola è, a questo proposito, significativo: «Non ponete in dimenticanza i vostri parenti, ché la religione non distrugge la natura opera di Dio, ma guastata dal peccato la sana e perfeziona».