aprile 2006 - Pagina 78
«Carissimo Luigi Biraghi, ho saputo che grazie a te sono state fondate le Marcelline e che hai affidato queste scuole a santa Marcellina, perché ha aiutato i suoi fratelli a crescere bene. A proposito del metodo santo, conosco tante suore che ci fanno più di 90 prediche al giorno. Inoltre alcune suore pretendono risposte immediate di alcune domande difficili. Spero che tu faccia capire a tutte le suore il vero comportamento da mantenere. Saluti, Martina». Questa lettera, firmata da un'allieva di quinta elementare della scuola di via Quadronno di Milano, è una delle tante inviate a monsignor Luigi Biraghi, nel novembre 2001, in occasione delle celebrazioni commemorative del secondo centenario della sua nascita. Non esiste una statistica ufficiale sul numero delle ragazze educate nelle scuole delle Marcelline (dalle elementari alle medie superiori in Europa e nelle Americhe), ma un calcolo prudente le stima attorno a 50 mila nell'ultimo decennio.
Personalità davvero poliedrica quella di Biraghi, che il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, s'appresta a beatificare nel Duomo di Milano il prossimo 30 aprile. In modo telegrafico la biografia di questo insigne prete ambrosiano, definito da Pio XI «gloria del clero milanese», si può riassumere così: nasce a Vignate (Milano) il 2 novembre 1801 e dopo qualche anno si trasferisce con la famiglia a Cernusco sul Naviglio (Milano). Consacrato sacerdote nel 1825, è subito destinato come insegnante di Lettere - e dal 1833 come direttore spirituale - al Seminario Maggiore di Milano. Educatore intelligente e attento ai segni dei tempi fonda, nel 1838, la Congregazione delle Suore di Santa Marcellina per la cristiana educazione della gioventù, aprendo il primo collegio a Cernusco sul Naviglio, affidandolo a Marina Videmari (1812- 1891), che ha diretto spiritualmente e ha appositamente formata per tale missione.
Inquisito dalla polizia austriaca dopo l'insurrezione quarantottesca, nel 1855 è aggregato ai Dottori della Biblioteca Ambrosiana. Nella critica situazione della diocesi ambrosiana - con il vescovo Ballerini impedito d'entrare in sede e il vicario Caccia contestato dal clero liberale dopo la proclamazione del Regno d'Italia (1861) - monsignor Biraghi mantiene una posizione d'equilibrio tra le opposte correnti. Il 29 giugno 1862 riceve una lettera autografa da Pio IX che lo invita a pacificare il clero ambrosiano politicamente diviso. Intanto non abbandona i suoi studi e le sue ricerche archeologiche. Ed è grazie a lui che il 14 gennaio 1864 vengono alla luce, dopo mille anni, le reliquie dei santi Ambrogio, Protaso e Gervaso che l'arcivescovo Angilberto II (824-859) aveva fatto comporre in un'urna di porfido.
Tutti gli arcivescovi di cui è collaboratore ne apprezzano l'opera saggia, zelante e fedele: da Gaysruck, che lo chiama alla redazione del settimanale L'Amico cattolico (1841) a Romilli, che ne appoggia la nomina a dottore della Biblioteca Ambrosiana (1855) della quale diventerà viceprefetto (1864); da Ballerini, di cui è stato collega nella redazione del settimanale cattolico, a Calabiana, con cui condivide l'accettazione di fatto di Roma capitale d'Italia (1870). Monsignor Luigi Biraghi, muore l'11 agosto 1879 a Milano, ospite della foresteria della comunità delle Marcelline di via Quadronno.
A confermare l'importanza di questa figura del clero ambrosiano avevano provveduto, fin dal 7 ottobre 1996, i vescovi della Regione pastorale lombarda che in un lettera, in quella data, esprimevano a Giovanni Paolo Il il desiderio di una sollecita beatificazione del venerato monsignor Luigi Biraghi. Dopo avere elogiato gli estensori della Positio super virtutibus, ne sottolineavano le conclusioni assai positive dei consultori, dalle quali emergeva la personalità del Biraghi «come sacerdote, insigne studioso ed educatore, apprezzato consigliere, maestro incomparabile delle anime consacrate a Dio» e manifestavano la persuasione che «il suo esempio possa rappresentare un grande incoraggiamento al clero nel perseverare con ardore nella propria vocazione, alle giovani ad apprezzare la verginità consacrata sull'esempio di santa Marcellina, sorella del grande vescovo Ambrogio, agli sposi cristiani uno stimolo ad avvertire sempre più consapevolmente la loro responsabilità di educatori e il dovere di preparare cristiani e cittadini veramente formati».
In Monsignor Luigi Biraghi (Ned, 1997) - preziosa biografia della quale non possiamo fare a meno - monsignor Angelo Majo (1926-2003), uno dei maggiori studiosi di storia della Chiesa ambrosiana, ricorda come «dagli studi più recenti su monsignor Biraghi e il suo tempo si può facilmente rilevare che tra le personalità ecclesiastiche milanesi dell'Ottocento egli fu una delle più eminenti e stimate. Ne sono una testimonianza sicura i ministeri e i compiti impegnativi a lui affidati dai "suoi" vescovi e la missione pacificatrice svolta per incarico di Pio IX in un periodo tra i più tribolati della Chiesa ambrosiana, lacerata dalle divisioni tra intransigenti e conciliatoristi».
Dei valori dell'unità, della tolleranza e della comprensione reciproca, sostenuti da Biraghi, si trova ampia traccia nei documenti del XXIV Capitolo, celebrato dalle Marcelline nell'ottobre 2005. L'intervento della madre generale, suor Maria Angela Agostoni, è un richiamo forte «alla fraternità, alla capacità di riscoprire, di reinventare il modo di vivere bene insieme, in comunione, come il Fondatore aveva intuito».
«Un vivere alla familiare, nella semplicità delle relazioni, relazioni rispettose, vere, trasparenti, sincere, spontanee, di una spontaneità non istintiva, ma limpidamente evangelica», sottolinea la madre. «Al tempo della fondazione le nostre relazioni fraterne s'intrecciavano con la vita delle nostre alunne interne; ora gli educandati sono una piccola minoranza, avendo lasciato posto agli alunni esterni, ma quante persone ci provocano, ci "provano" nella nostra capacità di "vivere con", di essere disponibili a loro e tutte disponibili a Cristo, di essere concretamente messaggio di salvezza. Chi ci sta vicino deve esperimentare che la Marcellina sa davvero capire la condizione umana del suo prossimo e la sa partecipare, dandole un senso nella luce di Cristo».
Se, come dice l'evangelista Matteo, «dai loro frutti li riconoscerete», occorre ammettere che le figlie spirituali di Luigi Biraghi e Marina Videmari sono la testimonianza vivente della bontà di un carisma e dell'opera che ne è scaturita. La Congregazione - che, tra l'altro, annovera già un'altra beata, M. Anna Sala (1829-91) - è diffusa, oltre che in Italia, in Francia, Svizzera, Albania, Inghilterra, Brasile, Canada e Messico. Le Marcelline attualmente sono circa 800, distribuite in 52 case; nell'attività educativa collaborano con loro 5 mila persone, tra insegnanti e personale amministrativo. Le religiose hanno dato vita a scuole e istituti di ogni ordine e grado: dalle materne ed elementari alle medie, dai licei umanistici, scientifici e linguistici, agli istituti tecnici di vario genere, dai conservatori musicali alle scuole professionali sperimentali.
Le Marcelline hanno aperto e gestiscono anche importanti università: in Brasile a San Paolo, la Scuola superiore di Belle arti dal 1929 e la Facoltà di Scienze infermieristiche e Amministrazione dal 1958; a Muriaé, l'Università di Scienze, Lettere e Filosofia dal 1962; in Italia, il Polo universitario dell'Azienda ospedaliera "Cardinale Giovanni Panico" di Tricase Lecce dal 1998, con varie specialità, tra cui Scienze infermieristiche e fisioterapiche e il Master di I° livello post-universitario in Management infermieristico.
Accanto all'attività pedagogico-educativa le Marcelline hanno sviluppato anche quella ospedaliera, iniziata, nel 1855, per assistere i colerosi durante una grave epidemia e proseguita poi, nel 1859, nel soccorso ai feriti della Seconda guerra d'indipendenza. Durante la Prima guerra mondiale alcuni loro istituti, in Italia, furono adibiti a ospedale di riserva per i militari. Presidi sanitari sono stati aperti anche in Brasile a partire dal 1928 e, dal 1961, il grande complesso ospedaliero di Itaquera-San Paolo, che ha un bacino d'utenza di oltre 2 milioni di persone. Dal 1967 a Tricase le Marcelline dirigono l'Azienda ospedaliera regionale "Card. Panico", uno dei presidi sanitari più importanti della Puglia.
La missione primaria delle Marcelline rimane tuttavia quella dell'educazione. Elemento, questo, ben testimoniato da Maria Chiara C., una delle tante ex studentesse delle Marcelline, oggi giovanissima nonna che divide il tempo tra figli e nipoti, dopo una laboriosa vita professionale. Le sue parole, semplici, riassumono l'insegnamento di un metodo pedagogico, evidentemente vincente fin dal 1838. Dice Maria Chiara: «Le Marcelline non mi hanno insegnato la musica, ma ad amare la musica; non mi hanno insegnato a leggere, ma ad amare la lettura».