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| Suor Lina
Calvi | |
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Parla suor Lina Calvi, la
religiosa miracolata da monsignor Biraghi
«SONO
EMOZIONATA E FELICE»
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Entrata tra le Marcelline
all’età di 19 anni, nel 1993 si è ammalata di tumore,
poi è subentrata un’ischemia al midollo spinale.
Nonostante la paralisi e la prognosi dei medici, suor
Lucia pregava il suo fondatore. Il prete ambrosiano ha
esaudito le sue richieste e l’ha
guarita.
di Luisa Bove
È
«emozionata e felice» suor Lina Calvi, seduta in seconda
fila, ha partecipato con trepidazione alla celebrazione
che ha proclamato beato il “suo” fondatore. «Non
avrei l’avrei mai immaginato e invece il Signore me l’ha
concesso», dice la religiosa. Si sente «un pochino»
responsabile della beatificazione di monsignor Luigi
Biraghi, in qualche modo è anche “merito” suo se
la Chiesa oggi lo indica come modello di santità da
imitare.
Originaria di Lodi Vecchio suor
Lina è entrata tra le Marcelline a 19 anni, nonostante
il padre non approvasse. «Io sono sempre stata contenta
della mia scelta», ammette la religiosa, «poi anche
mio papà, quando mi ha visto serena e tranquilla ha
cambiato idea».
Aveva 56 anni quando ha
iniziato a soffrire di dolori a una gamba. «All’inizio i
medici non capivano cosa avessi e scambiavano il
tumore per artrosi. Poi la risonanza magnetica ha
rilevato quello che avevo e mi hanno operato». Era il
17 novembre 1993. La madre superiora e le
consorelle «mi sono state molto vicine, anche nei
momenti tristi».
Al momento sembrava tutto
risolto, ma poi è subentrata un’ischemia al midollo
spinale che l’avrebbe paralizzata nella parte
inferiore del corpo. Nessuno mi dava più la speranza di
guarire», racconta suor Lina. «Non sentivo più niente.
I medici mi facevano tante prove, mi punzecchiavano,
mi stimolavano». Ma nulla, la malata non reagiva.
Nel frattempo era stata trasferita alla casa di cura
delle Marcelline a Cernusco.
«Il 7 gennaio
1994 alle cinque e mezza di sera continuavano a dirmi
che non c’era più niente da fare. Ma io pregavo
ugualmente il mio fondatore». Suor Lina infatti non
voleva essere di peso alla sua comunità e desiderava
tornare alle attività di sempre.
«Il
giorno dopo ho iniziato a stare bene» racconta.
All’inizio i medici non ci credevano, pensavano che
la sua fosse una guarigione momentanea. «Poi hanno
constato che non era così. Anche i dottori
dell’ospedale Besta che mi avevano curato si sono
meravigliati quando hanno visto che stavo
bene».
«Per le gambe, che non muovevo più
da tanto tempo, ho avuto un buon fisioterapista che mi
ha aiutato». Piano piano è tornata a camminare. La
sua vita da quel momento è cambiata. «Io sono sempre
stata serena», dice la Marcellina, «ma da allora lo sono
ancora di più». | |
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