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In piazza Duomo il
cardinale Dionigi Tettamanzi ha presieduto la celebrazione di
beatificazione di monsignor Biraghi e don Monza
«IL
LORO ESEMPIO CI AFFASCINA E CI CONQUISTA»
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LE
FESTE |
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Ora
la Chiesa potrà festeggiare ogni anno i nuovi
beati nei luoghi e secondo le regole stabilite
dal Diritto: monsignor Luigi Biraghi il 28
maggio e don Luigi Monza il 28
settembre. |
| | Oltre 12 mila fedeli in piazza Duomo e
2200 i collegamenti di chi ha seguito in diretta su internet
l’intera celebrazione attraverso il portale della diocesi di
Milano da 12 Paesi (tra cui Canada, Ecuador, Brasile,
Messico…).
di Luisa Bove
Con
un grande applauso migliaia di fedeli in piazza Duomo hanno
accolto l’annuncio dei due nuovi beati, monsignor Luigi
Biraghi e don Luigi Monza, mentre le loro immagini apparivano
lentamente sui pannelli collocati sul sagrato. Milano è
abituata ad ospitare grandi eventi ecclesiali, ma quello di
domenica 30 aprile passerà alla storia per la sua
straordinarietà: la solenne celebrazione infatti non si è
svolta in piazza San Pietro a Roma, ma in terra ambrosiana,
nel cuore della diocesi di appartenenza dei candidati alla
beatificazione.
Quindici vescovi e 200 sacerdoti
hanno preso parte alla concelebrazione presieduta dal
cardinale Dionigi Tettamanzi. Nelle prime file, oltre alle
autorità civili e militari, erano presenti i parenti dei nuovi
beati e suor Lina Calvi, la Marcellina miracolosamente
guarita da un’ischemia al midollo spinale per intercessione
del fondatore monsignor Biraghi. Numerosi in piazza Duomo
i ragazzi e gli adulti in carrozzella assistiti per la loro
disabilità nei centri della Nostra Famiglia.
Molte
le Marcelline giunte da tutta Italia e dai Paesi lontani in
cui le comunità religiose operano per l’educazione delle
giovani. Circa 2200 sono stati invece i collegamenti
di chi ha seguito in diretta su internet l’intera
celebrazione attraverso il portale della diocesi di Milano
da 12 Paesi (tra cui Canada, Ecuador, Brasile, Messico…),
senza contare gli ascolti su Telenova e attraverso Sky
via satellite.
«Monsignor Biraghi e don Monza
sono un grande dono di Dio per tutti noi», ha detto il
cardinal Tettamanzi durante l’omelia, «esempio di
vita cristiana che ci affascina e ci conquista, ci provoca e
ci stimola». L’Arcivescovo, indicando i nuovi beati come
modelli da imitare, ha invitato tutti a un «cammino di
santità» nella vita quotidiana.
I due preti
ambrosiani, che hanno vissuto entrambi una «grandiosa
avventura spirituale» erano «innamorati del Signore Gesù».
La loro grandezza infatti, ha ricordato il cardinal
Tettamanzi, «non sta tanto nell’intensa e infaticabile
attività compiuta» (l’impegno in Seminario e alla
Bibllioteca Ambrosiana per Biraghi e la vita in oratorio e in
parrocchia per Monza, oltre che la fondazione rispettivamente
delle Marcelline e delle Piccole apostole della carità),
«ma sta nell’amore a Cristo, alla Chiesa e all’uomo». «Solo
nell’amare Gesù Cristo», diceva il fondatore delle Marcelline,
«non dovete mettere misura».
I nuovi beati,
«figli del loro tempo», ha aggiunto l’Arcivescovo,
«hanno saputo cogliere la chiamata dei loro contemporanei,
leggendovi quei segni che chiedevano risposte nuove e
coraggiose ai bisogni del momento, perché hanno avuto –
come dice il Papa – “un cuore che vede”». Monsignor
Biraghi ha testimoniato la pace: «Dinanzi al sospetto di
essere uomo di parte, si è speso per l’unità del clero e la
fedeltà alla Chiesa, rinunciando anche agli onori
personali».
Mentre don Monza, «uomo umile e
schivo, ha sfidato la società moderna sognando il ritorno
alla carità pratica dei primi cristiani». Per questo il
suo impegno si è trasformato in «attenzione competente alla
disabilità, soprattutto dei bambini e dei ragazzi in età
evolutiva». L’opera da lui fondata conta oggi centri in
Italia e in diversi Paesi nel mondo.
Anche noi,
ha detto l’Arcivescovo, «siamo chiamati, sia personalmente che
come comunità, ad essere “protagonisti”, a scrivere noi
pure – quotidianamente – la nostra “lettera sulla carità”»,
anzi, ad essere «lettera viva». E saranno proprio i due
beati, ha assicurato il Cardinale, ad aiutarci in questo,
ma occorre rivolgersi a loro e chiederlo con
fiducia.
«I beati che oggi ho proclamato», ha detto al
termine della celebrazione il legato pontificio cardinale
José Saraiva Martins, «ci possono indicare tre passi»
per diventare cristiani santi. Il primo è quello della
santità vissuta «nella quotidianità della propria
esistenza» e cioè «facendo bene il bene», come raccomandava
don Luigi Monza. Il secondo è l’ascolto ogni giorno della
«Parola di Dio» e, il terzo, è quello della
«sequela» e della «missione». Rivolgendosi agli oltre
12 mila fedeli in piazza Duomo ha concluso: «Tocca a voi
diventare santi, missionari, testimoni dell’amore di Gesù
Cristo, il solo che può portare gioia e pace ad ogni essere
umano».
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