aprile 2006 - Pagina 5

S. Ambrogio e la sua basilica nell'opera e nella vita di Mons. Luigi Biraghi.

di Sr Giuseppina Parma

Ambrosiano a pieno titolo fu il sacerdote Luigi Biraghi (1801-1879), che sarà proclamato beato il prossimo 30 aprile, non solo perché appartenente al clero della diocesi di Milano, qualificata dal nome del suo grande Vescovo, ma per i molti legami elettivi, spirituali e storici, che lo strinsero a s. Ambrogio ed alla sua basilica. Si può anzi dire che proprio le vicende del Biraghi relative alla sua devozione ed ai suoi studi sul santo Vescovo milanese e sulla sua basilica costituiscono le pagine più consolanti della sua biografia, che qui accenniamo appena.

Nato a Vignate, borgata agricola a nord-est di Milano, il 2 novembre 1801, Luigi Biraghi fu battezzato nella parrocchia di S. Ambrogio il giorno 3 novembre. Con la famiglia si trasferì presto a Cernusco sul Naviglio, che considerò poi sempre sua patria. In età scolare fu dai genitori affidato al collegio di Parabiago, dove, sempre distinguendosi per il profitto negli studi e la pietà, superati brillantemente gli esami finali dei corsi elementari, espresse la ferma decisione di entrare in seminario.

Dal 1812 al 1825 seguì gli studi umanistici, filosofici e teologici successivamente nei seminari di Castello sopra Lecco, Monza e Milano, in tutti giudicato esemplare nella condotta ed eccezionale nel profitto scolastico.

Ordinato sacerdote il 28 maggio 1825, fu destinato all'insegnamento nei seminari di Seveso e di Monza, e svolse tale ufficio per 10 anni, con tanta passione e profondità spirituale, da essere nominato, nel 1833, direttore spirituale del seminario maggiore. In questo grave e delicatissimo compito, esercitato per 15 anni, formò più generazioni del clero milanese, ispirandosi alla spiritualità dei grandi Padri della Chiesa: a S. Ambrogio in particolare e a S. Agostino.

Nel 1841, per la sua cultura e per le sue doti intellettuali, l'arcivescovo card. Gaisruck lo volle tra i fondatori e redattori del giornale ecclesiastico L'Amico Cattolico e don Biraghi vi si impegnò, con ardente spirito di apostolo, così come, per riportare a Cristo la società del suo tempo guastata da fallaci ideologie e dall'illusoria fiducia nel progresso, aveva fondato a Cernusco, nel 1838 un istituto religioso di educazione femminile, messo sotto la protezione della sorella di S. Ambrogio, Santa Marcellina.

Questa intensa attività non lo distrasse mai dalla paterna, assidua cura dei suoi seminaristi, che, anche dopo l'ordinazione sacerdotale, cercavano la sua guida ed i suoi consigli. Proprio la sua presenza tra i chierici durante l'insurrezione del marzo 1848 gli procurò una lunga perquisizione del governo austriaco, ristabilitosi in Lombardia, e a stento l'arcivescovo Romilli poté trattenerlo in seminario come semplice professore.

Finalmente, nel 1855, con la nomina a dottore della Biblioteca Ambrosiana, don Biraghi, iniziò, proprio nel nome di S. Ambrogio, l'ultima fase della sua vita, non meno intensa e fruttuosa in opere e santità della precedente. Ed è significativo che tra le molte sue pubblicazioni di questo periodo abbiano avuto particolare successo quella sugli Inni di S. Ambrogio, del 1862, e la vita di santa Marcellina del 1863.

Erano gli anni della crisi politico-clericale milanese, che, iniziata dopo l'annessione della Lombardia al Regno d'Italia, divise la diocesi tra sostenitori ed oppositori del nuovo governo. Mons. Biraghi molto ne soffrì, ma, fedele al Papa e ai Pastori diocesani, si mantenne al di sopra delle parti, tanto che Pio IX nel 1862 lo volle mediatore di pace tra il clero ambrosiano. A confortarlo per la non subito riuscita difficile impresa venne il suo S. Ambrogio.

Nel 1864 mons. Biraghi, affiancando l'amico prevosto Francesco
Rossi durante i restauri nella basilica santambrosiana, ebbe la gioia di
scoprire l'urna di porfido contenente le reliquie del grande Vescovo. La sua relazione della scoperta, diffusa dall'archeologo romano Giovanni Battista De Rossi vibra del suo entusiasmo di devoto di S. Ambrogio e di studioso. Né meno entusiasta fu la descrizione dell'apertura dell'urna e delle reliquie dei tre Santi in essa conservate, avvenuta la notte dell'8 agosto 1871, terminati i restauri della basilica ed ottenuti dal competente dicastero romano i dovuti permessi. Presiedette l'emozionante cerimonia l'arcivescovo Luigi di Calabiana, che volle fosse riconosciuto a mons. Biraghi ed a mons. Rossi il merito di tale storica scoperta per una speciale onorificenza pontificia: la nomina dei due sacerdoti ambrosiani a Prelati Domestici di S. Santità.

Mons. Biraghi ne ebbe notizia a Chambéry, in Savoia, vicino a Lemenc, dove S. Ambrogio pianse la morte dell'imperatore Valentiniano. Qui egli preparava la sesta fondazione delle sue Marcelline, la cui educazione, da lui ispirata al modello della santa sorella di Ambrogio, continuava a riscuotere i massimi consensi.

Celebrato il cinquantesimo di Messa, nel 1875, mons. Biraghi guardava ormai all'incontro con il suo Signore. Dopo breve malattia, per cui fu ospite della foresteria delle Marcelline nella casa milanese di via Quadronno, 1'11 agosto 1879 mons. Biraghi moriva in concetto di santità. Se ne ebbe una prima testimonianza alle sue esequie, celebrate nella basilica santambrosiana dal prevosto Rossi: vicino alla cripta del Santo, che gli era stato maestro di spiritualità e di ecclesialità, avendone egli avuta sempre presente, - come scrisse nell'indirizzo a Pio IX, nel 1867 - la professione di fede: Ubi Petrus, ibi Ecclesia; ubi Ecclesia, ibi nulla mors, sed vita aeterna.