aprile 2006 - Pagina 6

«Solo nell'amare Gesù Cristo non dovete mettere misura»
IL BEATO LUIGI BIRAGHI IN S. AMBROGIO

di Mons. Ennio Apeciti

Domenica 30 aprile 2006 in Piazza del Duomo di Milano si celebrerà la solenne liturgia eucaristica durante la quale verranno proclamati beati due preti ambrosiani, don Luigi Monza, che fu parroco a Lecco, e mons. Luigi Biraghi che fu canonico del Capitolo di Sant'Ambrogio, essendo stato dottore e viceprefetto della Biblioteca Ambrosiana dal 1855 al 1879.

Non è questo il suo titolo per cui la Chiesa Ambrosiana festeggia il nuovo Beato. Egli è stato in particolare, se pensiamo alla Basilica di S. Ambrogio, colui che ha fondato un Istituto Religioso di altissimo prestigio, le Suore Marcelline, che prendono il nome da santa Marcellina, la sorella di Ambrogio, che riposa nella Basilica intitolata al grande Patrono della nostra Diocesi. Riposano vicini i tre fratelli, Marcellina, Ambrogio, Satiro, come furono vicini durante la loro vita.

Di Marcellina ci ha parlato lo stesso prossimo Beato Biraghi: «Maestra, guida, esempio, Marcellina raccoglieva vergini, istruiva, vigilava, sosteneva, attirava tutte a Gesù Cristo. Alla sua scuola si formò santa Candida, che fu un modello in Milano; si formò una Indicia, esemplare per pudore verginale e santità in Verona. Dalla Scuola di Marcellina uscì Satiro, così perfetto; uscì Ambrogio, gloria rarissima della Chiesa. In Milano poi non v'era occasione opportuna, che ella non cogliesse, a dilatare il Regno di Cristo. Maestra di perfetta virtù, Marcellina lasciò dietro di sé ampia posterità di vergini ancelle di Gesù Cristo e di esempi efficacissimi per tutte le future età». Marcellina, dunque, era per mons. Biraghi un esempio di missionarietà, di capacità educativa; una donna esemplare nell'incarnare e nel diffondere il Vangelo; capace di suscitare dietro di sé una sequela.

Credo possa interrogare anche noi oggi, in questa Città di Milano: come essere missionari?

Una seconda sottolineatura preziosa. Mons. Biraghi, dottore della Biblioteca Ambrosiana fu cultore di studi di altissimo livello. Dobbiamo a lui non solo molti studi su sant'Ambrogio ed in particolare sui suoi Inni, per i quali adottò criteri di verifica dell'autenticità che sono stati preziosi. Ancor più, a mons. Biraghi dobbiamo un contributo fondamentale nel rinvenimento dell'urna che conteneva il corpo di sant'Ambrogio e quelli dei suoi due amati defensores, Gervasio e Protasio. Fu proprio mons. Biraghi, durante i lavori del XIX secolo ad indirizzare i ricercatori e archeologi, così che nel 1864 la diocesi ambrosiana poté di nuovo venerare le reliquie del suo Patrono.

Cosa spinse mons. Biraghi in questa appassionata ricerca? L'amore per la scienza, vista come un servizio a Dio ed alla Sua Chiesa. Don Luigi ne era sempre stato convinto. Come testimoniano due righe della lettera del 21 gennaio 1865 a Giovanni Battista De Rossi, il grande archeologo delle catacombe romane: «Desidero di cuore [...] poter in alcun che cooperare al tanto bene e sì sodo che fa a vantaggio della scienza e della religione».

Sono parole che mi ricordano il proemio dell'enciclica di Giovanni Paolo II, Fides et Ratio: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena virtù su se stesso».

Tocca alle Marcelline riuscirci. Tocca ai preti, prendendo esempio dal loro confratello beato. Tocca a noi tutti, chiamati a servire e testimoniare il Signore in questo nuovo millennio che avanza. Ce lo ha lasciato come consegna Giovanni Paolo Il nell'Esortazione Apostolica Novo millennio ineunte: «Di fronte al mistero di grazia infinitamente ricco di dimensioni e di implicazioni per la vita e la storia dell'uomo, la Chiesa stessa non finirà mai di indagare, contando sull'aiuto del Paraclito, lo Spirito di verità (cfr. Gv 14,17), al quale appunto compete di portarla alla "pienezza della verità"» (cfr. Gv 16,13).