1 maggio 2006 - Cronaca di Milano pag. 2

Quindicimila in Duomo per i nuovi beati

Per la prima volta la celebrazione a Milano. Tettamanzi: don Monza e monsignor Biraghi un modello per tutti

di Annachiara Sacchi

Il cardinale Dionigi Tettamanzi ha celebrato ieri in Duomo la messa per la beatificazione di Luigi Biraghi e Luigi Monza. Con lui duecento sacerdoti concelebranti hanno distribuito l'Eucarestia alla folla in piazza (foto Liverani)

Il momento più emozionante, quello che lascia l'intera piazza con il fiato sospeso, arriva alle 11. Quando, sotto un cielo grigio di nuvole, vengono scoperti i ritratti dei due nuovi beati della Chiesa, monsignor Luigi Biraghi e don Luigi Monza. E i quindicimila fedeli, arrivati da ogni parte d'Italia, si sciolgono in un caldissimo applauso.

Milano come Roma, il Duomo come San Pietro. «Il giorno memorabile», la prima beatificazione mai avvenuta in città, si apre con la piazza gremita (occupati fin dalle 8 i 12 mila posti a sedere, almeno tremila dietro le transenne, chiusa la stazione del metrò), migliaia di fazzoletti gialli che sventolano al collo dei fedeli, duemila persone collegate da ogni angolo della terra per assistere alla diretta sul sito della diocesi. E, ancora, suore, studenti, bambini.
Cerimonia per «due figli di questa nostra terra» (come li ha definiti il cardinale Dionigi Tettamanzi): monsignor Luigi Biraghi (1801-1879), fondatore delle Marcelline, e don Luigi Monza (1898 - 1954) che diede via all'istituto secolare delle Piccole Apostole della carità.

Svolta storica nel rituale ecclesiastico: finora le beatificazioni si svolgevano solo a Roma. Benedetto XVI, invece, ha stabilito che siano celebrate nelle Chiese locali. In una mattina di fine aprile, dunque, davanti alle guglie del Duomo, è il cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della congregazione delle Cause dei Santi, a pronunciare la formula: «D'ora in poi siano chiamati beati».

Due nuovi beati per Milano. «Un esempio di vita cristiana - sottolinea il cardinale Tettamanzi nell'omelia - che ci affascina e conquista, ci provoca e ci stimola. La loro avventura spirituale è davanti ai nostri occhi perché possa suscitare il desiderio sincero di inserire la nostra vita in quel cammino di santità che Dio vuole per tutti. Un esempio per la singola persona, ma anche per tutta la comunità cristiana e la società civile».

FESTA I fedeli in piazza del Duomo sventolano i fazzoletti gialli mentre vengono scoperti i ritratti dei beati

La folla si muove silenziosa per ricevere l'Eucaristia dai duecento concelebranti. Giannina Monza, nipote del beato di Cislago, confessa emozionata: «Io ho sempre pensato e saputo che mio zio fosse speciale».

Una santità contagiosa, quella di Biraghi e Monza. «Così ora - conclude Martins - tocca a voi, cristiani di Milano, discepoli di sant'Ambrogio e San Carlo. Tocca a voi diventare santi, missionari, testimoni dell'amore di Gesù Cristo, il solo che può portare gioia e pace ad ogni essere umano».