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aprile 2006 - Pagina 26
Le suore Marcelline oggi sono presenti nel mondo con 51 comunità, 22 in Brasile, 19 in Italia, e poi in Albania, Francia, Inghilerra, Svizzera, Messico, Canada. Imminente, la partenza per l'Africa. Siamo 743 suore, cioè "sorelle". Educhiamo nella scuola: asili nido, primarie, secondarie, corsi di lingue, università. Educhiamo "vivendo insieme": doposcuola, centri di aggregazione, convitti, pensionati. Educhiamo nella cura e nella ricerca: ospedali, centri sanitari, case per anziani. Educhiamo "accompagnando" nella pastorale parrocchiale e vocazionale. Educhiamo nella costruzione di una società giusta, attraverso attività sociali. Educhiamo alla vita dello Spirito, in una casa di preghiera.
Chi sono queste donne, che trafficano nel mondo, quasi in sordina, ciascuna nei suoi compiti: chi dirige un'azienda ospedaliera e chi una scuola, chi accoglie e chi insegna, chi stira e chi prega... chi sono? Le suore sono persone che in Gesù hanno come unica professione quella di appartenere esclusivamente a Dio, di essere a sua disposizione per compiere la sua volontà, di vivere il Vangelo nella Chiesa e nel mondo. Sono chiamate ad una preghiera che invada ogni ora della giornata e le dia il suo significato: provocata e non ostacolata dal mondo, libera della libertà di Dio. Alla base di questa vita vi è l'imitazione semplice di Gesù. Esse sono invitate a prendere alla lettera, con ardente realismo, la parola "fratello" e"sorella", con uno stile di relazioni familiare: perché ciascuno si trovi da noi come in casa propria. Una strana insicurezza le accompagna, legata all'essenziale: il vento non sai da dove venga e dove vada, i passi di Dio attraversano il mare...
Vivono in comunità: significa esprimere per il mondo una sorta di sacramento. C'è un comando di Cristo: «Siate uno». Questa è la scintilla che accende fuochi: la testimonianza di uno solo rischia di portare la sua firma, la testimonianza di una comunità porta la firma del Cristo. La nostra missione è quella di collaborare al sogno bello e originale di Dio: «Facciamo l'uomo». Per questo siamo affascinate dall'avventura della relazione umana e attratte dal contatto misterioso che Cristo stabilisce con ogni uomo.
Ai giovani e alle giovani diciamo: non abbiate paura dell'incontro personale con il Cristo. In determinate circostanze e avvenimenti, costituisce un appello. Si è chiamati a sposarsi, a non sposarsi, alla vita religiosa, a diventare sacerdoti, ma non si è chiamati da soli. Si è chiamati per nome, ma rispondendo :"sì" e dicendo "vengo", si va sempre ad incontrare altri. Siamo Chiesa, comunione, fraternità.
Non chiedeteci dove saremo domani: il nostro appuntamento è con il Cristo. Cristo è la nostra strada. Non abbiamo carte topografiche precise: seguiamo delle piste. Non abbiate paura di precisare quali "rotture", quali separazioni operare per avere la libertà richiesta da un cammino di questo genere. Siete chiamati alla libertà e alla gioia in Cristo.