Sr. Maria Angela e sr Bice, suore marcelline, in gennaio si sono recate in Bénin con Alpidio Balbo, per un giro di ricognizione in vista dei loro prossimi impegni. Di seguito le loro impressioni. 

Abbiamo in cuore tante aspettative, tante domande e affidiamo tutto allo Spirito, perché illumini e indichi il cammino da fare. Cotonou, la città più  grande del paese, ci accoglie con il caldo, con il suo traffico frenetico, con centinaia di moto-taxi che ti tolgono il respiro, ma anche con il calore e la gentilezza della sua gente. 

Il giorno dopo incominciamo il lungo tour (più di tremila chilometri da sud a nord) per incontrare i vescovi delle diverse diocesi e ascoltare dalla loro viva voce le necessità della gente, soprattutto dei più poveri, e più poveri sono quasi tutti. Abbiamo parlato con questi giovani vescovi di frontiera, con missionarie e missionari meravigliosi che fanno cose meravigliose in tutta semplicità e umiltà: Fr. Florian, religioso dei Benefratelli a Tanguieta dopo una notte in sala operatoria e una giornata a visitare ammalati che vengono persino dal Togo e dal Burkina, ci ha accolto con gioia e ci ha raccontato dei suoi trent'anni di missione come medico in una regione delle più abbandonate. Sr. Albertina, giovane suora nera, in mezzo ai suoi orfanelli ci a che le lasciamo e ci saluta con l'ultimo bambino abbandonato sul dorso. Le suore albertine a Péréré, nel Centro Nutrizionale dove arrivano i casi più disperati di bambini denutriti, fagottini che non pesano un chilo. 

I nostri occhi "filmano" i villaggi fatti di capanne di fango o di paglia, i bambini che ti corrono incontro sorridenti e felici se dai loro un "bonbon" o una matita, le ragazzine che percorrono chilometri di strada portando sul capo carichi di legna o pesanti catini colmi d'acq ringrazia per l'offertua, i carcerati di Parakou, che vivono in quattro stanzoni, uno senza finestre, tutti ammassati, e alcuni di loro trovano un po' di serenità ascoltando un loro compagno che legge la Bibbia; i Peul, etnia nomade, che abbiamo fatto felici con la promessa di un pozzo per un loro villaggio; il bambino in casa di Bachirou che scappa spaventato perché non ha mai visto dei "batoure", dei bianchi. 

I nostri occhi sono pieni di immagini di infinita miseria, ma anche di grande umanità, di calore, di spirito di sacrificio, di gioia di vivere. Questo nonostante le fatiche e la povertà dal momento che la vita è il dono più grande e quelli che impediscono di vivere sono "complètement fous" come afferma il nostro Bachirou con la sapienza dei poveri. 

Il tempo trascorre veloce e arriva anche l'ultimo giorno. Partiamo con la benedizione del cardinale Gantin che, dopo tanti anni di servizio alla Chiesa di Roma, si è ritirato nel suo Paese. Prendiamo l'aereo sotto un cielo africano colmo di stelle. Grazie papà Balbo per averci guidate, incoraggiate, sostenute in questi giorni che ci hanno segnato "dentro il cuore", giorni che, confidiamo, ritorneranno. 

Sr. Bice, suora marcellina

 

(*) Articolo apparso nella rivista semestrale del gruppo missionario di Merano: "Un pozzo per la vita" - Pasqua 2003