| Siate
le benvenute per immergervi nella candida luce che anche dopo 16 secoli,
emana dalla Verginale offerta che Santa Marcellina fece di tutta se stessa
in sublime olocausto, nella Notte Santa del Natale del Signore dell’anno
353, per le mani di Papa San Liberio, in quella grande Basilica, che pochi
anni prima Costantino imperatore, dopo aver data la libertà alla
Chiesa, aveva fatto erigere sulla tomba del Principe degli Apostoli S. Pietro.
(Discorso dell’Abbate di S. Ambrogio l’11 ottobre 1953 in occasione della Cerimonia per il 1600 anniversario della velatio) |
Natale 353: Velatio di S.Marcellina
Quest’anno ne festeggeremo il 1650° anniversario e, nella festa
della nostra S. Patrona, già pregustiamo la gioia di un evento basilare
per la vita consacrata femminile.
E’ un avvenimento lontano nel tempo, ma reso attuale per ciascuna nel
ricordo della personale Velatio, con la quale la propria storia é diventata
storia di consacrazione a Cristo Signore. In questi ultimi anni, nella ricorrenza
di S. Marcellina, ci siamo rivolte a Lei per riflettere con il suo aiuto su
alcuni temi particolari: la verginità, la femminilità, la fraternità.
La festa della nostra Patrona riveste nel 2003 un significato altamente spirituale.
E’ più facile quest’anno parlare da sorelle a questa santa
Sorella maggiore, parlarle a tu per tu, chiederle particolari grazie:
chiederle, per esempio, di dare sempre priorità, pur in mezzo al turbine
degli impegni comunitari e apostolici, alla vita interiore, alla preghiera.
chiederle di tenere sempre alta la qualità della gioia della nostra lode
al Signore perché, se veramente lui é “il tutto per noi”,
non ci possono essere scoraggiamenti, amarezze, rimpianti; oppure, sì,
tali sentimenti possono abitarci, ciò é umano, naturale, ma non
possono questi stati d’animo essere prolungati o addirittura stabili.
Gesù é rimasto nel buio del sepolcro, nella prigionia della morte
tre giorni, poi è risorto!
Chiediamo a Santa Marcellina un sano equilibrato realismo di fronte alle difficoltà
quotidiane.
Chiediamole che una giusta attenzione ai grandi problemi del nostro tempo non
ci faccia mettere in ombra o lasciare negligentemente irrisolte le difficoltà
comunitarie e apostoliche; queste ultime però, ingigantite, non ci nascondano
la realtà che fuori dalle nostre mura chiede risposte evangeliche, azioni
concrete, testimonianza cristiana consapevole e matura.
Chiediamo a Santa Marcellina di vivere una vita consacrata che sia annuncio
concreto del nostro essere “Velate”, spose di Gesù-Salvatore.
Una sposa, se innamorata, é gioiosa, é fedele, é forte,
é creativa, affronta virilmente le difficoltà, gli imprevisti,
le inevitabili incomprensioni, le solitudini. In tutte le situazioni della sua
realtà quotidiana proclama che é sposa, cioè appartiene
a Qualcuno, non é sola, é abitata da Qualcuno, condivide con Qualcuno
il suo tempo e il suo spazio.
Sa guardare persone e avvenimenti con occhi comprensivi, benevoli, pazienti.
Una donna-sposa ha viscere materne e maternamente accoglie la vita, maternamente
fa crescere. Lo Spirito é sempre con noi per fecondarci, per farci capaci
di questa spirituale misteriosa maternità.
Chiediamo, con l’intercessione di S. Marcellina, questo dono di maternità
a Maria Vergine- Madre: lo Spirito non attende che la nostra fiduciosa domanda
per esaudirci.
I nostri contemporanei hanno bisogno di scoprirci ricche di Spirito per aprirsi
all’Amore del Padre.
Questa testimonianza susciterà nelle giovani il desiderio di vivere anch’esse
l’avventura della consacrazione: saremo dunque seme di vocazioni per la
Chiesa tutta e in particolare per la nostra famiglia Marcellina.
Chiediamo a Santa Marcellina di concederci un forte senso di appartenenza alla
Chiesa, alla Congregazione, di fare questa esperienza non nella piatta e falsa
dolcezza dell’uniformità, dell’uguaglianza delle idee e del
modo di vivere, ma nell’accoglienza della straordinaria ricchezza delle
differenze che, radicate in Cristo, sono inesauribili potenzialità.
Quando recitiamo il “Padre Nostro” dovremmo vibrare di stupore pronunciando
quell’aggettivo “nostro” che ci accomuna tra noi, con i nostri
fratelli e sorelle, anche quelli che sentiamo più lontani geograficamente
o ideologicamente.
Il Padre é Nostro, di tutti, e in Lui siamo “uno”.
Chiediamo a Santa Marcellina che il “Padre nostro” non sia una formula
ripetuta automaticamente, ma sia motore di un impegno vero di comunione, sia
tensione verso un’azione concreta d’unità, riconoscibile
nei gesti, nelle parole e ricordiamo che ciò non é frutto di facile
spontaneità, ma risultato della grazia.
Questo impegno di comunione, di con-vita dovrebbe essere la specialità
di noi Marcelline: con-vita nell’ambito comunitario, con-vita con le persone
con cui condividiamo la missione apostolica.
S.Marcellina ci dia coscienza chiara che i nostri collaboratori, a tutti i livelli
e in tutti i campi, sono con noi per un progetto di Spirito Santo, non “per
necessità”, sono con noi artefici di un progetto ecclesiale nel
nome di un Carisma, sono con noi e non alle nostre dipendenze, al nostro servizio.
Per prendere atto di questa realtà é forse necessario un coraggioso
sguardo di illuminata verità sul nostro contesto attuale, su noi stesse,
sulla Congregazione, sulla Comunità. E’ necessario un atteggiamento
di umiltà, che fa riconoscere nelle situazioni la presenza del Signore.
E’ necessaria l’umiltà, tanto raccomandata dal Fondatore,
umiltà che é adesione al vero, adesione al proprio humus per essere
consapevoli che tutto quello che siamo, lo siamo nel Signore, tutto quello che
possiamo, lo possiamo in Lui.
Umiltà che é semplicità, essenzialità, unificazione
in un unico centro: Cristo Redentore.
Partendo da queste essenziali premesse, chiediamo a Santa Marcellina di fare
delle nostre Case dei cenacoli di fraternità, cenacoli di vita dalle
mura trasparenti, come ci dice Madre Marina, altrimenti cercheremo invano di
dare umanità e calore, vitalità e giovinezza a costruzioni che
resteranno purtroppo sterili e pesanti strutture istituzionali.
Abbiamo ancora una domanda molto importante da rivolgere alla nostra Patrona:
ci aiuti ad approfondire il dono ricevuto da Mons. Biraghi.
Ci aiuti ad approfondire il nostro Carisma che ci invia ad educare nel nostro
tempo.
Ci invia a rendere i nostri educandi abili a vivere con qualità la loro
umanità, il loro Battesimo.
A renderli abili ad individuare quale “guasto” non permette loro
di essere creature evangeliche libere dai condizionamenti della società.
Il nostro Carisma fa tanto pensare al mistero dell’Incarnazione. Gesù
ha assunto la nostra carne, ha condiviso la nostra vita, per farci dono dei
suoi pensieri, dei suoi sentimenti, per renderci creature nuove.
Noi siamo chiamate a trasmettere questa novità al nostro tempo, dobbiamo
saperlo assumere, assumere la carne del nostro tempo con la sua grandezza e
le sue ferite, la sua bellezza e le sue piaghe.
Il nostro carisma fa tanto pensare alla redenzione perché, per costruire
l’uomo nuovo, bisogna generare l’uomo, anzi l’Ecce Homo, bisogna
salire con Lui il Calvario, bisogna accettare che una spada ci trafigga l’anima.
Sarà forse per questo che siamo nate davanti all’Addolorata?
Il nostro Carisma é educativo e si esprime attraverso l’insegnamento
impartito attraverso molteplici forme.
Insegnare, per noi, é costruire dal di dentro, é atto creativo,
atto redentivo che deve essere necessariamente permeato di Vangelo. E’
bello ripeterci quanto già ben sappiamo e cioé che noi tutte,
in forza del Carisma, al di là delle competenze specifiche, al di là
del nostro particolare ufficio, siamo chiamate ad essere educatrici, tutte dobbiamo
sentirci realizzatrici della missione marcellina e pienamente realizzate dalla
e nella consacrazione religiosa.
Chiediamo a Santa Marcellina di aiutarci ad essere annunciatrici di vita in
una cultura che troppo spesso suscita disperazione, scoraggiamento, violenza,
morte.
Ci aiuti ad essere insegnanti di speranza, di bellezza, di armonia, testimoni
credibili di Cieli Nuovi e Terra Nuova.
In questo anno di preparazione al Capitolo Generale, Santa Marcellina susciti
in noi il desiderio di Nuovo autentico, quello che ha le sue radici in Betlemme,
quello che prende luce dalla luce folgorante della Risurrezione. Quello che
spinge al largo, non conosce ritorni, ripetizioni, non riproduce il già
sperimentato travestendolo di nuovo, ma ha il coraggio dell’ignoto, dell’inedito,
del mistero.
Ci aiuti Marcellina ad entrare nel Nuovo di Dio, ad osarlo pur nei nostri fragili
vasi di creta.
A tutte auguro l’instancabile gioia della ricerca dell’Amato, senza paura di uscire a cercarlo nel buio della notte.
A tutte auguro la gioia di poter ogni giorno esclamare come la Sposa del Cantico: “Ho trovato l’amato del mio cuore” (Cantico 3,4).
Buona Santa Marcellina, per imitarla ed essere Marcelline sante.
Con cuore materno