Milano, 22 settembre 2007
22 settembre 1838: Nascita della Congregazione a Cernusco sul Naviglio
Cara Sorella,
prima di iniziare questo nuovo messaggio, con il quale desidero riassumere e completare le parole carismatiche che ci hanno accompagnato in questi mesi, a partire da gennaio, vorrei ancora una volta ricordare l’importanza della consapevolezza carismatica. Essa deve, infatti, animare e identificare la nostra spiritualità e la nostra azione apostolica.
L’appartenenza a Cristo, l’appartenenza a una precisa famiglia religiosa, nata dallo Spirito e donata dallo Spirito alla Chiesa e al mondo, deve costituire l’asse portante del nostro vivere, con tutte le sfaccettature che influiscono sul nostro essere e sul nostro agire e compongono il tessuto comunitario, le relazioni personali, la missione apostolica.
La Parola di Cristo, le parole carismatiche che ci caratterizzano sono la sorgente a cui attingere la quotidiana risposta alle domande, agli ostacoli, alle difficoltà che continuamente interpellano il nostro vivere.
La buona novella, vissuta, incarnata, santamente interpretata dal Beato Fondatore, costituisce il perché delle nostre giornate, ci sostiene nella fatica e nello scoraggiamento, nei disagi che il vivere non ci risparmia.
Soprattutto ci ripete ogni giorno: ecco perché sei qui.
Il Vangelo, il carisma sono dunque la risposta all’antica saggia domanda rivolta a se stesso da San Bernardo: “ad quid venisti?”
Ad essere educatrice, discepola del Beato Biraghi che, con lo sguardo del cuore rivolto al Dio creatore ed educatore del suo popolo, ha intuito nell’educazione un mezzo privilegiato per aprire l’uomo alla verità, all’imitazione di Cristo, Uomo perfetto. Tanti, davvero tanti (diversi secondo le epoche) sono i guasti che sciupano, alterano la bellezza della creatura, pensata dal Padre.
Il carisma educativo ci invia a plasmare, attraverso un sapiente messaggio culturale, il cuore e la mente, a orientare, verso l’unica vera felicità, quella di riconoscersi creature, di accettare di dipendere dal Creatore che vuole il vero bene e la realizzazione della persona.
A vivere con i fratelli – (gli “educandi” che – ricordiamolo ancora – sono tutte le persone che la vita ci dona: le consorelle, gli alunni, i malati, gli
anziani, chi incontriamo casualmente o nella continuità del quotidiano in tutti i nostri ambiti apostolici) – nell’imitazione del Cristo incarnato, con un’attenzione materna che sa offrire casa e famiglia a quanti, sempre più numerosi, conoscono poco o addirittura per nulla queste parole, le vivono con profondo disagio esistenziale, non le comprendono perché non ne hanno esperienza pratica.
Ad essere contemplativa del volto di Gesù Salvatore, ad accettare di sostare con Lui nell’orto degli ulivi perché è lì che con Lui si riparano i “guasti”, è lì che si realizza la dimensione redentiva del carisma. Lì si vive la passione educativa come com-passione per i fratelli, lì si riconosce nelle sofferenze piccole e grandi, nelle fatiche, nelle contraddizioni quotidiane, la nostra concreta partecipazione alla redenzione, lì si vede e si accetta il tratto di cammino che ci conduce da Betlemme a Gerusalemme.
E’ la strada che parte dalla prima povera “abitazione dello Sposo” - “la sua abitazione è una stalla” – per giungere all’altra misteriosa abitazione, cui fa cenno il Fondatore nella lettera del 21 novembre 1838, l’abitazione dell’Amore e della Salvezza - “la sua abitazione è un patibolo”.
Ecco dunque lo spessore, il contenuto forte, esigente del nostro carisma educativo – redentivo, aperto al mondo.
Un carisma che ha incominciato ad esprimersi nelle aule scolastiche e si è ben presto dilatato verso tutti gli ambiti dove c’è una creatura del Padre.
Rendiamo grazie di tutto a Dio e chiediamogli una disponibilità generosa, perché il dono dello Spirito si incarni in noi e accenda luci di speranza nel tempo che il Signore ci ha consegnato.
Alla domanda: chi sei Marcellina? Ad quid venisti?
Ciascuna di noi, ovunque, possa dare una risposta chiara e gioiosa tutti i giorni, sempre, fino al Giorno Eterno.