Milano, 30 aprile 2007
“Abbiate sempre di mira due cose:
l’istruzione chiara della mente
e la cultura del cuore”
(Ms. Biraghi)
Cara Sorella,
proviamo a dirci una terza parola “chiave” del nostro Carisma.
Abbiamo detto “Dono”, abbiamo detto “Passione Educativa” e ora?
Innanzitutto fermiamoci un momento a riflettere sul cammino che stiamo facendo: può infatti nascere una domanda sulla necessità e sull’opportunità di fare queste riflessioni.
Da centosessantanove anni conosciamo, ma soprattutto viviamo il Carisma di Monsignor Biraghi.
Centosessantanove anni sono tanti, ma il Carisma è giovane, è realtà viva, in evoluzione, in crescita. Il Carisma è dono di Spirito con infinite potenzialità che si rivelano con il tempo e nel tempo. Il nostro Fondatore raccomandava di essere attente e vigili alle necessità dei tempi, provvidenziali provocazioni all’ispirazione carismatica.
Centosessantanove anni rappresentano un tempo ricco di storia e di esperienza: il carisma si è incarnato in altre terre e si è aperto a culture nuove, la società si è trasformata soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, i documenti della Chiesa, gli studi teologici e spirituali ci incoraggiano a prendere rinnovata coscienza del carisma, ad approfondirne il significato teologico e cristologico, a vedere riflesso in esso il cuore del Beato Biraghi che ci invia a portare al mondo un annuncio di salvezza.
E’ bello vivere tutta la vivacità e la vitalità del carisma per offrirlo in pienezza alla Chiesa. Essa ha bisogno della linfa dei vari Carismi, della loro forza perenne che permette di dimostrare sempre e ovunque il Volto di Cristo nelle sue infinite espressioni di amore.
Eccoci allora alla terza parola: “Annuncio di verità”.
La passione del Padre per la sua creatura ci invia ad annunciare ai nostri “educandi”, attraverso il Carisma Educativo, la loro verità di creature amate e redente. L’annuncio si serve di una sana, profonda cultura – “l’istruzione chiara della mente” come afferma il Fondatore – che attinge la sua forza nel patrimonio della tradizione dei nostri vari Paesi, nel pensiero che ha attraversato i secoli e ha plasmato il volto interiore delle realtà che compongono la mappa geografica e spirituale della Congregazione.
I tesori culturali di ogni epoca ci rivelano l’ansia di verità, consapevole o inconsapevole, ma indiscutibile, che muove ogni uomo a ricercare risposte esistenziali capaci di riempire vuoti dolorosi e spesso falsamente colmati.
E’ urgente proporre un messaggio culturale, capace di opporsi a quello che allontana l’uomo dalla sua verità: una “contro – cultura” che chiede a noi educatrici molto coraggio e molto sacrificio.
Dobbiamo ascoltare in noi il grido dello Spirito che vuole dire, attraverso il carisma educativo, una parola capace di “guarire” (sanare il guasto) il pensiero e il cuore, una parola che apre alla vita, all’amore, alla bellezza, che svela alla persona umana chi è e perché é.
Una parola che aiuta a scoprire nelle radici vere dell’umanità l’impronta del Creatore.
Il cuore missionario del Beato Biraghi ci ha consegnato un mandato: l’annuncio della verità attraverso una cultura impregnata di valori evangelici, un messaggio culturale non freddo, staccato dalla vita, ma ricco di umanità, vibrante di vangelo, trasmesso innanzitutto dall’esempio, perché si impara a essere persone umane in pienezza solo guardando modelli di umanità.
Un messaggio culturale dunque che nasce dal cuore e forma i cuori – “abbiate sempre di mira la cultura del cuore“ – . Messaggio culturale che si ispira alla vita e sa leggere e interpretare la vita secondo le Beatitudini.
Il Fondatore ci invia a compiere una missione, ci fa missionarie, annunciatrici delle Beatitudini ovunque noi siamo, desidera che il nostro cuore sia “largo” e “fiducioso”, desidera che raggiungiamo i nostri fratelli per ricordare loro, attraverso l’educazione, l’identità di donne e di uomini secondo il progetto di Dio, Creatore e Padre.
Chiediamo la grazia di vivere con gioiosa intensità questo mandato che, in
Cristo, ci chiede di sposare il nostro tempo e i nostri fratelli, ci chiede di generarli alla verità.
Il Fondatore chiede alla “Marcellina” di essere sapientemente “colta” (dal verbo latino coltivare) cioè di coltivare il proprio cuore e la propria mente, non per gusto personale, per possesso individualistico di quanto apprende, ma per farne dono, nutrimento da offrire con semplicità secondo i propri talenti ed essere evangelica seminatrice di vera umanità, modellata sulla pienezza dell’uomo Gesù.
Viviamo con coerenza questo mandato che rende la nostra spiritualità dinamica, la nostra obbedienza ardita, la nostra povertà essenziale, la nostra castità senza compromessi.
Riflettiamo insieme in lode e gratitudine a Dio.