Milano, 16 marzo 2006

Inizio della Novena dell’Annunciazione

“Ecco il dono e l’impegno per ognuno di noi nel tempo quaresimale:
ascoltare Cristo, come Maria.
Ascoltarlo nella sua Parola, custodita nella Sacra Scrittura.
Ascoltarlo negli eventi stessi della nostra vita
cercando di leggere in essi i messaggi della Provvidenza.
Ascoltarlo, infine, nei fratelli, specialmente nei piccoli e nei poveri,
in cui Gesù stesso domanda il nostro amore concreto.
Ascoltare Cristo e ubbidire alla sua voce: è questa la via maestra,
l’unica, che conduce alla pienezza della gioia e dell’amore”

(Benedetto XVI. Discorso introduttivo alla preghiera dell’Angelus – 12 marzo 2006)

Sorelle carissime,

“La Madonna Addolorata ci doni un ”cuore nuovo”, “metta in noi uno spirito nuovo”, tolga da noi il ”cuore di pietra”, faccia palpitare in noi ”un cuore di carne”.
Così ci dicevamo nel recente XXIV Capitolo.
Ebbene, che cosa è cambiato nelle nostre Comunità, nei nostri cuori?
Abbiamo intravisto la strada che conduce alla vera novità?
Abbiamo intravisto la strada che porta alla consolazione, che guida verso Chi sa rispondere a tutti i perché, che sa ascoltare il nostro grido: “fino a quando nell’anima mia proverò affanni, tristezza nel mio cuore ogni momento?” (Sl 13)
Abbiamo intravisto la strada che apre alla luce della Speranza?
Sulle nostre labbra c’è la lode o la domanda dolorosa: “Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?” (Sl 13)

Questo grido ha già in sé una luminosa risposta: la contemplazione del volto di Dio è la strada, è la strada della Pace, della calma, del discernimento, della speranza.
Quando Dio si nasconde, lo sappiamo bene, è solo perché noi lo cerchiamo di più o meglio, è solo perché noi volgiamo a Lui pazientemente, ostinatamente i nostri occhi senza stancarci fino a esclamare nella notte divenuta luce: “L’ho trovato”. (Ctc 3,4)
Spesso però non è Dio che si nasconde, è il nostro sguardo che si appanna perché fisso su noi stesse.
Ci guardiamo, cerchiamo in noi, nelle nostre opere, nei nostri risultati le soluzioni, ci specchiamo nei nostri idoli che ci tolgono serenità, pace, conforto, tolgono senso alla nostra vita, indeboliscono la forza della nostra consacrazione, annacquano il gusto del non possedere, del condividere beni e idee, dell’appartenere solo al Signore che fa il nostro cuore ricco, compassionevole, amante.

C’è un’altra strada che può rendere vivo, nuovo, gioioso il nostro cuore: è la strada dello Spirito di cui ha fatto particolare esperienza il nostro Padre Fondatore.
E’ la luce dell’esperienza personale e irripetibile di Mons. Biraghi, è la luce del carisma che il Fondatore ci invita a condividere, il carisma che ci abilita ad essere educatrici secondo l’intuizione, lo stile, il progetto rivelato al nostro Fondatore dallo Spirito Santo.
Vivendo in totalità Cristo, vivendo l’impegno che lo Spirito gli ha chiesto, il nostro Fondatore si è fatto santo: sia così anche per noi e siano nella gioia i nostri cuori fatti nuovi: “gioisce il mio cuore nella tua salvezza e canta al Signore che mi ha beneficato”. (Sl 13)

 

2. Milano, 16 marzo 2005

Siamo state chiamate a vivere insieme in modo santo il nostro carisma educativo, chiediamo la gioia e la forza di vivere la fraternità nella comunità, nella comunione, con la convinzione che senza vita comunitaria, senza fraternità, la vita religiosa si spegne, diventa sterile e insignificante.
Chiediamo a Dio Trinità di alimentare con la fiamma del suo amore il nostro vivere comunitario.

Chiediamo al Signore di rendere visibile con la nostra missione l’esperienza di Spirito di Mons. Biraghi. Questo deve essere il senso del nostro operare, l’anima del nostro agire.
La Beatificazione deve scavare in noi la coscienza di essere eredi, figlie di una esperienza di Spirito che ha mostrato al Fondatore un bene da compiere, un’opera rendentiva , un guasto da riparare nella luce della Speranza cristiana . Solo in questa prospettiva, solo con questo scopo le nostre opere hanno un significato.
E’ un pensiero che deve penetrarci, deve animare, deve farci vedere con chiarezza dove siamo utili alla Chiesa e alla Società, dove siamo ancora significative, dove il numero e lo stile delle nostre presenze è accettabile secondo l’unico criterio vero, l’unica misura vera, quella della sapienza di Dio.

Siamo ora nel tempo quaresimale, un tempo di riflessione, di gioioso spogliamento, di vuoto fecondo per più intimità con il Signore, per camminare con Lui accanto ai nostri fratelli, per capirli meglio, per condividere con maturità e responsabilità la loro realtà, per guardare insieme a loro la Croce che salva, che dà la vera libertà, che ci dice che la morte è vinta.
La Quaresima, quest’anno, deve essere particolare momento di ascolto della Parola di Gesù, Maestro e Salvatore, deve essere particolare ascolto della Parola del nostro Fondatore.
Non tralasciamo mai di leggere la Regola del 1853, le Lettere, le splendide dichiarazioni dei Vota con le quali i consultori hanno riconosciuto l’eroicità delle virtù di Mons. Biraghi. Riflettiamo personalmente e comunitariamente e prepariamoci ad una Santa Pasqua di particolare esultanza.
Perché questa esultanza sia viva e luminosa stiamo molto vicine a Gesù contemplandolo con amore “nuovo”. Contempliamolo nella grotta di Betlemme, contempliamolo nella sua povertà e impotenza che, in un silenzio forte e impressionante, ci parlano del suo amore.
Contempliamo Gesù nella sua casa di Nazareth, nel suo quotidiano di fanciullo, di giovane, di uomo negli anni di attesa della sua missione. Che mistero questa lunga, paziente, nascosta attesa! Questo indugio a rivelarsi come se godesse di condividere la vita normale di qualsiasi uomo, come volesse guardare da vicino la vita quotidiana della sua creatura prima di annunciarle la salvezza, prima di realizzare la sua ora divina.
Contempliamo Gesù nella vita pubblica, scegliamo – col cuore del discepolo fedele - un momento e un luogo della sua vita apostolica e guardiamo, ascoltiamo, restiamo con Lui.
Restiamo con tremore accanto a Gesù nella Passione, sostiamo attonite, accanto al sepolcro vuoto, in attesa di sentirci chiamare per nome: “Maria” e di andare ad annunciarlo, andare ad annunciare nel nome di Mons. Biraghi parole di salvezza e di speranza al nostro tempo.

A tutte con profondo affetto materno: Buona, Santa Quaresima, Buona Santa Pasqua!

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