S. Marcellina, 2006

Carissime sorelle,

in questo anno, felicemente segnato dalla beatificazione del nostro Padre Fondatore che ha scelto Marcellina come protettrice della Congregazione, il cuore deve essere particolarmente attento e aperto alle parole della nostra Santa.

Quale sarà il suo messaggio?

Innanzi tutto credo che Santa Marcellina voglia ricordarci il nostro ultimo Capitolo e il lavoro che in esso è stato compiuto.
Credo voglia ricordarci che quanto abbiamo pensato, condiviso, deciso è frutto di Spirito Santo e deve quindi orientare le nostre Comunità durante questo sessennio.

I documenti del XXIV Capitolo ci indicano alcuni temi fondamentali, segnalano degli obiettivi da raggiungere, suggeriscono delle strategie.

Non dimentichiamo che il prossimo Capitolo dovrà valutare i frutti di quanto il XXIV Capitolo ha elaborato.

Santa Marcellina, da sorella affettuosa vuole certamente ricordarci l’importanza della vita fraterna. La vita religiosa senza vita fraterna si spegne, perde sale e sapore.

La Chiesa, numerosi esperti della vita consacrata, da tempo ci dicono che la fraternità è la grande testimonianza da dare al nostro tempo.

Non possiamo allora più aspettare a vivere delle relazioni più rispettose, più delicate, a volte semplicemente più educate.

Relazioni libere da commenti superflui, da giudizi poco benevoli, relazioni integre, non inquinate da invidie, da gelosie, da autoaffermazioni, da protagonismi dettati il più delle volte da affettività poco mature che rischiano di mettere al centro se stesse, le difficoltà con la consorella e con la Superiora, piuttosto che Gesù Cristo, nostro unico assoluto punto di riferimento.

Non possiamo più permetterci di trascurare le occasioni dello stare insieme, i momenti che fanno sperimentare la gioia del riconoscerci sorelle appartenenti ad una stessa famiglia: la famiglia di Cristo, la famiglia del Beato Biraghi.

Santa Marcellina vuole certamente ricordarci che la missione apostolica non deve impedire questi momenti di incontro famigliare, senza i quali le nostre comunità diventano fredde, poco accoglienti, incapaci di comunicazione; diventano “luoghi di lavoro” e nei luoghi di lavoro, svuotati dalla passione apostolica e dal benessere di sentirci insieme, unite in Cristo e per Cristo per la vita del mondo, ci sentiamo a disagio, ci sentiamo sole. Non della bella solitudine che fa il cuore libero e capace di Signore, ma della solitudine arida e vuota che inevitabilmente cerca evasioni, vie di fuga.

Certamente Santa Marcellina vuole ricordarci che insieme abbiamo parlato di carisma, di questo nostro straordinario carisma ministeriale che definiamo carisma educativo.

La compassione che Gesù prova nell’intuire la sofferenza degli altri, con un “cuore che sa vedere”:

”Vedendo le folle Gesù ne ebbe compassione, perché erano stanche e scoraggiate, come pecore che non hanno un pastore” (Mt 9,35-36 )

“Signore, fa che i nostri occhi possano vedere! Gesù ebbe compassione di loro: toccò i loro occhi e subito i ciechi ricuperarono la vista e seguirono Gesù” (Mt 20,33-34)

“Vedendo che non avevano più niente da mangiare Gesù disse: questa gente mi fa pena” (Mc 8, 1-2)

La compassione di Maria che chiede a Gesù di trasformare l’acqua in vino: “Non hanno più vino” (Gv 2,3).

Vino simbolo del sangue che sarà versato, simbolo del sangue che lei, la Madre, l’Addolorata, la Corredentrice, gli ha donato generandolo.

La compassione di Gesù, la compassione di Maria sono lo stesso sentimento che fa dire al nostro Fondatore: “Provavo gran pena di sì grave ed universale guasto di educazione”: proprio Lui ci mostra oggi i numerosi guasti del pensiero, del cuore, dei sentimenti dei nostri educandi.

Essi hanno bisogno di recuperare il senso dell’amore, della vita, della bellezza, della famiglia. Hanno bisogno di riscoprire tutta la profondità e la ricchezza della loro identità umana, dell’identità di figli di Dio Padre.

Credo che Marcellina, con attenzione di sorella, voglia ricordarci che per vivere veramente, non a parole o sporadicamente per entusiasmo emotivo, la nostra consacrazione secondo il carisma e la spiritualità del Fondatore è indispensabile ripartire dalla Parola e dall’ascolto della parola del nostro Beato.

Quest’anno abbiamo potuto conoscerlo meglio, ci siamo accostate a lui più da vicino. Abbiamo cercato di vedere con il cuore, con gli occhi i luoghi dove ha vissuto.

Come sapete ho desiderato far scrivere un libro che guida sui luoghi dove Mons. Biraghi è nato, i luoghi della sua esperienza di Sacerdote, di educatore, di Fondatore, per incarnarci nella sua realtà storica. Per sentirlo quasi fisicamente accanto a noi, contemporaneo della nostra storia, per renderci contemporanei della sua. Per capire meglio la sua personalità, la sua passione educativa e riprodurla nel nostro tempo. Per rendere viva, dinamica, rispondente ai tempi la nostra missione, segno visibile del carisma.

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La nostra missione ha un particolare sigillo, quello dell’icona di Marta e Maria, indicata dal Fondatore come programma di vita.

Santa Marcellina vuole forse sollecitarci a sottolineare la congiunzione che unisce i nomi di Marta e Maria: non c’è Marta o Maria, non c’è Marta senza Maria e viceversa.

Santa Marcellina ci invita a ricostruire l’unità, l’armonia delle origini perché i due palpiti del cuore marcellino ritrovino il giusto ritmo e si fondano in un unico amore che è Gesù, al quale abbiamo dato la nostra vita. “Guai a noi se non amiamo Gesù Cristo, nostro unico bene” (L.7.07.1840)

Santa Marcellina vuole forse ancora ricordarci la “cella interiore” indicataci dal nostro Fondatore. Sì, noi Marcelline dobbiamo dimorare in questa invisibile cella di stretta clausura che avvolge e protegge la nostra intima unione con il Signore e ci accompagna in un continuo andare verso gli altri con instancabile atteggiamento materno per “vivere con”, per realizzare la forma di incarnazione voluta per noi dallo Spirito attraverso il beato Biraghi.

La nostra Santa Patrona benedice ciascuna di noi, soprattutto chi è nella prova, chi vive sofferenze personali e partecipa alle sofferenze della propria famiglia, benedice le giovani che iniziano la loro strada di santità, benedice e gioisce con noi per la Beatificazione del nostro Padre Fondatore.

Unite a lei, diamo lode a Dio!