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| Basilica di S.Ambrogio |
Carissime Sorelle,
mentre nel nostro cuore e nella nostra mente si fa sempre più nitido e gioioso l’annuncio della nascita del Salvatore, un altro annuncio tanto atteso giunge a rallegrare tutta la Congregazione: “E’ gioia per tutti noi, per l’intera nostra Diocesi sapere che il Santo Padre, Benedetto XVI, ha decretato che il prossimo 30 aprile 2006, nel Duomo di Milano, il Venerabile Mons. Luigi Biraghi venga proclamato Beato”.
Queste le parole del Cardinal Dionigi Tettamanzi al termine del solenne pontificale in onore di S. Ambrogio, patrono della Diocesi milanese, la Diocesi del nostro Fondatore.
Mons. Biraghi sarà dunque beatificato in Duomo, dove il 28 maggio 1825 fu consacrato sacerdote.
Caso o piuttosto disegno d’amore della Provvidenza?
In questi ultimi anni, nel recente Capitolo ci siamo dette tante volte che è doveroso ritornare “al principio”, alle nostre origini spirituali per trovare lì la forza di vivere con più amore, più fede, più speranza, più consapevolezza, il nostro carisma e donarlo al mondo.
Ed ecco che il Signore ci dà una conferma molto significativa: il nostro padre Fondatore è proclamato Beato nella Diocesi delle origini, nella terra in cui la santa radice è nata, nella terra in cui Mons. Biraghi è stato ordinato Sacerdote e ha esercitato il suo ministero.
Nella terra in cui ha vissuto in modo eroico il suo Battesimo, in cui ha fatto fruttare, in pienezza, i suoi talenti, a servizio di Dio e della Chiesa.
Altrettanto deve fare ciascuna di noi per compiere nella “sua terra” il disegno del Fondatore: “vi assicuro che non ho avuto altra intenzione in fondar questa casa e congregar voi, fuorché di procurarvi il mezzo di santificarvi” (L. 30.11.1841).
L’invito alla santità del Fondatore fa eco all’invito della Chiesa, quest’anno particolarmente vibrante nel ricordo del Servo di Dio Giovanni Paolo II, nella commossa, profonda riconoscenza per il dono dell’anno eucaristico, nella gioia delle celebrazioni per i 40 anni della chiusura del Concilio.
In ascolto delle parole del Concilio, rinnoviamo accanto al presepio la nostra consacrazione, rinnoviamo l’offerta a Dio della nostra vita secondo l’impegno che ci chiede la Chiesa: “Ognuno poi, che è chiamato alla professione dei Consigli, ponga ogni cura nel perseverare e maggiormente eccellere nella vocazione a cui Dio l’ha chiamato, per una più grande santità della Chiesa e per la maggior gloria della Trinità una e indivisa, la quale in Cristo e per mezzo di Cristo è la fonte e l’origine di ogni santità” (Lumen gentium, Cap. VI, n. 47)
Accanto al presepio meditiamo il mistero insondabile del Verbo che si fa carne e ogni giorno nella Parola e nell’Eucaristia si dona a noi:
“Dopo avere Iddio, a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei Profeti, alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Ebr 1, 1-2). “Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio” (cfr.Giov 1,1-18).
Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come “uomo agli uomini” , “parla le parole di Dio” (Giov 3,34) e “porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre” (Dei Verbum, cap. I, n. 4).
Accanto al presepio chiediamo a Gesù la forza di essere luce per i nostri fratelli, luce che orienta, strada che guida verso il Salvatore, soprattutto verso coloro che in modo confuso e doloroso cercano risposte di speranza e di amore.
Nel nome del Fondatore, invocando la sua benedizione, sono vicina a ciascuna di voi con cuore fraterno, con cuore amico e materno e a tutte, in modo particolare a quelle che vivono prove dolorose, auguro la consolazione e la pace del Natale di Gesù.
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