“Maestra, guida, esempio, raccoglieva vergini,
istruiva vedove, vigilava, sosteneva,
tirava tutte a Gesù Cristo”

Mons. L. Biraghi

Lettera S. Marcellina 05

Novena di Santa Marcellina
8 luglio 2005

Care sorelle,

inizia la novena di Santa Marcellina: volgiamo lo sguardo orante e amoroso alla nostra santa Patrona e proviamo, aiutate dalla sua preghiera e dal suo esempio a puntualizzare quanto abbiamo vissuto nel nostro recente Capitolo.

Il XXIV Capitoloè stato innanzitutto, nel nome del nostro Fondatore, una riflessione forte e appassionata sulla santità, una santità alla “Biraghi”, cioè una santità per tutti, perché molto concreta, molto incarnata: uno stile di vita dove il gesto quotidiano non è mai staccato da un’intima unione con Gesù e la contemplazione del volto del Salvatore non è mai disgiunta dalla contemplazione attenta, realista, fattiva del proprio quotidiano.

La santità proposta dal Fondatore ci ricorda tanto il motto paolino “Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio “ (1Cor 10.31).

E’ un essere nel tempo, nell’esistere, nell’operare senza mai dire “basta” al dono, all’amore, partecipando alla vita dell’altro, in totalità come Mons. Biraghi ci ha chiesto.

E’ una vita, la nostra, tutta nel mondo senza essere del mondo, una vita che si realizza, si dilata in generosa risposta agli appelli del tempo, una vita che riconosce la propria norma, la propria disciplina in Cristo fatto uomo per la nostra salvezza, in Cristo ilcui amore si esprime nel dare la vita per i proprio amici.

Il XXIV Capitolo è stato un richiamo forte alla fraternità, alla capacità di riscoprire, di reinventare il modo di vivere bene insieme, in comunione, come il Fondatore aveva intuito, aveva percepito nello Spirito.

Un vivere alla familiare, nella semplicità delle relazioni, relazioni rispettose, vere, trasparenti, sincere, spontanee, di una spontaneità non istintiva, ma limpidamente evangelica. Relazioni in cui prudenza, delicatezza, verità, carità si completano l’un l’altra, relazioni che nello Spirito di Cristo non lasciano spazio ai commenti, ai sussurri, ai sospetti, alle insinuazioni, agli sciocchi pettegolezzi, a tutte le parole purtroppo svuotate del sale evangelico.

Al tempo della fondazione le nostre relazioni fraterne si intrecciavano con la vita delle nostre alunne interne; ora gli educandati sono una piccola minoranza, ma quante persone ci provocano, ci “provano” nella nostra capacità di “vivere con”, di essere tutte disponibili a loro e tutte disponibili a Cristo, di essere concretamente messaggio di salvezza. Chi ci sta vicino deve esperimentare che la Marcellina sa davvero capire la condizione umana del suo prossimo e la sa partecipare, dandole un senso nella luce di Cristo.

Come e quando dà prova di partecipazione? Quando non si accontenta di dare facili risposte ai problemi drammatici del proprio tempo, quando non si limita a dire belle parole, ma vive con dignitoso coraggio le personali difficoltà, le difficoltà della propria famiglia di sangue e della famiglia religiosa. Quando vigila per non cadere in lamenti e scontenti che tanto ricordano i gemiti del popolo ebreo nel deserto e nulla hanno a che fare con la speranza cristiana fondata sulla roccia di Cristo.

Il XXIV Capitolo ha messo ben in risalto il valore della missione educativacome missione di salvezza, missione redentiva, argine a quanto insidia i valori umani, missione educativa come passione per l’umanità, collaborazione con il Creatore che vuole la felicità della sua creatura. Missione educativa come impegno soprattutto per la protezione della vita e di tutto quanto favorisce e difende la vita. Missione educativa come messaggio di speranza e di certezza che l’esistenza dell’uomo è nelle mani di Dio, è un misterioso disegno d’amore tracciato dal Creatore.

Il XXIV Capitolo è stato un ascolto attento agli appelli del nostrotempoe ci siamo poste in atteggiamento di disponibilità per non dire no alle richieste dello Spirito. Certo ci siamo anche chieste come rispondere a tante mani tese, perché i dati numerici ci mostrano realisticamente che siamo davvero poche. Abbiamo però provato a dirci - con la forza evangelica che predilige quanto è povero, piccolo, impotente - che “siamo”, dimenticando quel “poche” che rischia di farci cadere in calcoli mondani. Siamo e basta, siamo immerse in Cristo grazie al nostro Battesimo, siamo consacrate a Cristo e vogliamo servirlo dove e come Egli vuole.

Dovremo comunque sapientemente rivedere le nostre opere, dovremo imparare a sempre più e sempre meglio convivere e collaborare con quanti condividono il nostro impegno educativo, dovremo innamorare i nostri collaboratori del nostro carisma e della nostra spiritualità. Perché questo sia possibile dovremo presentarci come specialiste convinte dei tesori della congregazione, come testimoni ardenti della fiamma carismatica, della vita spirituale che hanno caratterizzato i nostri Fondatori e tante nostre sante sorelle.

Il XXIV Capitolo ci ha parlato dell’appartenenza alla Congregazione, ci siamo dette che dobbiamo sentire più forte il nostre essere membra di un corpo, che dobbiamo allargare il nostro sguardo e il nostro cuore al di là dei nostri abituali luoghi di vita, perché le gioie e le preoccupazioni della Famiglia Marcellina siano le nostre, e si concretizzi in ciascuna di noi l’esortazione del Fondatore: non appartenere più a se stesse per essere di Cristo, della Congregazione, della Chiesa.

Uno splendido invito, questo, a passare dal proprio io ad un noi senza confini, aperto alle differenze nelle quali vediamo brillare l’infinita creatività di Dio.

Mentre ancora eravamo in Capitolo è iniziato l’Anno Eucaristico, per il quale il Papa Giovanni Paolo II ci ha donato uno dei suoi ultimi scritti, la lettera apostolica “Mane nobiscum Domine”.

E’ nel nome dell’Eucaristia che la Congregazione, terminato il tempo capitolare, ha preso il largo, si è immersa nella missione che il Fondatore le ha affidato.

Marcellina, nostra maestra, guida, esempio, ci aiuti a far sì che l’incontro eucaristico sia l’anima della nostra missione, si traduca durante la nostra giornata in gesti, parole, pensieri in cui Gesù, la sua Parola, il suo Spirito sono presenti. L’incontro eucaristico ci permetta di riconoscere Gesù, la sua vita, il suo insegnamento nella nostra pagina di storia sacra quotidiana.

Marcellina ci aiuti a vivere in modo forte e coerente la nostra povertà, la nostra castità, la nostra obbedienza, la nostra vita di Famiglia, perché l’annuncio di tali valori abbia la forza e la convinzione del vissuto, sia testimonianza trasparente di Cristo, veramente scelto come centro della nostra esistenza, come Unum Necessarium creduto e amato.

Santa Marcellina sostenga la nostra vita comunitaria, perché sia testimonianza della nostra comunione con Dio Trinità d’Amore e, in Lui, di comunione tra noi.

Santa Marcellina renda fecondo il nostro carisma educativo che ci chiede di essere mamme, “madri di salute”, dice il Fondatore, e maestre di vita, generatrici di vita evangelica, di vita nuova, salvata dall’amore di Cristo.

Marcellina benedica questa lunga attesa della Beatificazione del nostro Padre Fondatore. L’incertezza della data tanto desiderata si traduca in tensione seria e essenziale di santità.

A tutte voi, care sorelle, alle vostre Famiglie il mio materno abbraccio, particolarmente affettuoso e ricco di preghiera per quante di voi sono nella sofferenza.

Preghiamo insieme, preghiamo le une per le altre, preghiamo per la Chiesa, preghiamo per il Santo Padre.