Convegno di aggiornamento liturgico

Milano – Casa Generalizia – Abbazia di Viboldone
7-9 novembre 2014

 

7 novembre

L’atteso incontro con l’abbadessa di Viboldone sulla liturgia delle ore è stato preparato da una riflessione di Madre Maria Angela e da alcune considerazioni di Suor Elsa sul tema dell’armoniosa compenetrazione tra vita e liturgia nella prima regola del Fondato-re. Madre Maria Angela sottolinea l’importanza delle nostre giornate, vissute al ritmo della preghiera liturgica.

Rievocando la prima regola dice:

“Mi ha sempre affascinato la nostra prima regola la descrizione della giornata della suora: vita e momento celebrativo erano in perfetta armonia, una musica che impregnava i gesti, la vita, l’apostolato, l’educazione, la preghiera del nostro nascere! I ritmi sono cambiati, ma dentro dovrebbe sempre esserci quest’armonia, animata dallo Spirito Santo. Non balzi, affanno, scatti. Non “smetto per cominciare”, ma continuo nella celebrazione. Un respiro!”

Suor Elsa Antoniazzi introduce la sua riflessione con una domanda:

Come vivere in profondità, nella ricchezza dei piccoli gesti e delle umili azioni quotidiane, il primato della lode del Signore, il nostro essere sempre davanti a Lui?

Il Fondatore suggerisce con saggezza: “fate tutto con ordine”.

Quindi richiama la capacità formativa che la liturgia possiede in se stessa; con i suoi riti e le sue parole essa forma e costruisce la nostra realtà umana e comunitaria. Essa è operatrice di unità, ci consegna un messaggio e ci consente di comunicare fra noi con un linguaggio comune. Nel momento in cui celebriamo l’Eucaristia o le Lodi, Il Signore stesso ci aiuta a costruire la Comunità!

Non solo! Nelle nostre liturgie, fatte di ascolto della Parola, di gesti, di suppliche, di intercessioni noi viviamo il mistero della Chiesa, del Cristo Totale, corpo e membra, così come viviamo i ministeri che la Chiesa ci affida.

Occorre, tuttavia una certa creatività, per mettere in atto tattiche e gesti che ci consentano di vivere delle liturgie significative. Un’arte mai finita!

 

 

8 novembre 2014

Sotto un cielo inaspettatamente splendido, dopo tanta pioggia, una sessantina di suore si avvia con entusiasmo a vivere una giornata liturgica nella secolare abbazia di Viboldone. Vengono da varie comunità: da Quadronno, da Tommaseo, da Cernusco, da Piazza Caserta, da Bolzano, da Genova, da Lecce, da Arona, dalla Casa Generalizia e c’è anche una rappresentanza canadese di Montréal.

All’arrivo ci attende la concelebrazione eucaristica con la Comunità delle Suore Benedettine: siamo avvolte dall’atmosfera di bellezza e di silenzio orante della chiesa del monastero.

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L’abbadessa, Madre Ignazia Angelini ci accoglie con affabilità e fraternità. Come previsto dal programma, alle ore 9.30 Madre Ignazia ci introduce con le sue riflessioni sulla Costituzione Sacrosanctun Concilium.

Madre Ignazia esordisce richiamando la nostra attenzione sul senso del nostro incontro: riappropriarci, come popolo di Dio e secondo quanto afferma il Concilio Vaticano II, del dono della lode di Dio, gustare la preghiera delle Ore come mistero da respirare nella nostra vita quotidiana.

Come donne consacrate abbiamo la responsabilità immensa di riscoprire la Liturgia delle Ore. Non abbiamo il sacerdozio ministeriale, ma abbiamo un sacerdozio battesimale per mezzo del quale è dato a noi consacrate di esprimere al femminile la nostra comprensione del mistero battesimale comune a tutti.

Madre Ignazia Angelini, abbadessa di Viboldone

 

L’istruzione della Abbadessa continua con alcune considerazioni preliminari:

  • Il legame profondo esistente fra la preghiera comunitaria liturgica e la preghiera personale.
  • La preghiera comunitaria, considerata sempre alla base di ogni vita comunitaria, è preghiera contemplativa in quanto nasce dalla contemplazione del mistero di Dio grande e sublime e dall’ammirazione per la sua presenza, operante in ogni momento e circostanza nelle nostre famiglie religiose.
  • La preghiera come tempo da dare a Dio, per stare con il Signore, perché Egli possa operare in noi, invadere la nostra vita, confortarla e guidarla e tutta la nostra esistenza possa realmente appartenergli.
  • La celebrazione comunitaria della Liturgia delle Ore come sorgente di vita per le nostre Comunità, a contatto con la Parola di Dio e con la preghiera della Chiesa.
  • La convinzione che la comunità si costruisce a partire dalla liturgia, soprattutto dalla celebrazione dell’Eucaristia e degli altri Sacramenti.

Dopo un accenno al 50° della Costituzione Sacrosanctum Concilium e alla Costituzione Apostolica “Laudis Canticum” di Paolo VI, ha evocato alcuni atteggiamenti fondamentali, richiesti per entrare nel mistero della Liturgia delle Ore:

1.        Mens concordet voci: la mente e il cuore prendono forma da quello che la bocca dice. Ora la bocca fondamentalmente recita i Salmi.

C’è una Parola, che la nostra voce pronuncia, che precede la nostra libertà, la interpella, la provoca a ri-esprimersi, a ri-formarsi. Nel nostro rapporto con Dio, noi siamo sostanzialmente dono ricevuto da Dio stesso che in noi precede il pensare e l’operare.

Mens concordet voci non è semplicemente una regola di educazione: non andare con la testa altrove, quando preghi, pensa a quello che fai. Nella vita battesimale sincerità è invece assumere quello che mi viene donato da Dio.

Così scrive Cassiano: “Il monaco, alimentato dal costante nutrimento dei salmi, comincerà a raccogliere in se stesso tutti i sentimenti contenuti nei salmi e esprimendoli in modo da enunciarli, non come composti dal profeta, ma quasi come prodotti da lui stesso al modo di una preghiera tutta propria, nata dalla profonda compunzione del cuore.”

Questo principio del mens concordet voci è anche alla base dell’altro principio fondamentale che si chiama actuosa participatio, partecipazione attiva, piena, consapevole. (Sacrosanctum Concilium n. 14). Ciascuno, presente alla celebrazione sia dell’Eucaristia che delle Ore, è pieno protagonista di ciò che avviene.

Un altro principio costitutivo ed è il vertice, paradossalmente, dell’actuosa participatio è il silenzio. Romano Guardini in un suo bellissimo testo, “Il testamento del Signore”, dice: “La vita liturgica inizia col silenzio. Senza di esso il resto risulta inutile e vano. La condizione di silenzio davanti a Dio è la sola possibilità a noi concessa per essere comunità che celebra in verità.”.

Siamo capaci noi, comunitariamente, di stare in silenzio come esperienza fondamentale di preghiera? Il silenzio è culla della Parola.

Come Papa Francesco esorta occorre il silenzio per entrare nella celebrazione, impregnandosi del mistero; è un momento fondamentale dell’evangelizzazione.

Non economizziamo mai sul silenzio, questo spazio che ci aiuta a fare memoria di qualcosa che ci eccede da tutte le parti.

2.       nihil operae Dei praeponatur: niente venga anteposto all’opera di Dio. Nella Regola di san Benedetto la preghiera, in specie quella liturgica, viene definita opus Dei, opera di Dio. Un’opera alla quale, come specifica il capitolo 43, il monaco nulla deve anteporre. Un’espressione simile Benedetto la usa per ricordare, in altri due passi della Regola, che nulla deve essere anteposto all’amore di Cristo (4,21 e 72,11). Con ogni probabilità quando Benedetto scrive questi versetti ha presente il commento al Padre Nostro di san Cipriano di Cartagine, che usa un’espressione simile commentando la terza domanda: “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. La volontà di Dio si ricapitola nel primo comandamento dell’amore che conferisce significato a tutti gli altri precetti. Più precisamente Cipriano scrive che è necessario «non anteporre niente a Cristo, perché Cristo non antepose niente alla nostra salvezza»; perciò bisogna «rimanere fermi nella sua carità». L’amore di cui si parla è anzitutto l’amore di Cristo per noi, al quale consegue, come risposta, il nostro amore per lui e, «fermi nella sua carità», il nostro amore per i fratelli. Anche all’opus Dei nulla deve essere anteposto perché proprio nella preghiera si accoglie l’amore di Cristo che fonda e dona significato a ogni altro gesto della nostra esistenza. Peraltro nella tradizione più antica l’espressione opus Dei indicava la vita monastica in quanto tale; più ampiamente la si può intendere come definizione della vita cristiana che è “opera di Dio” perché la si riceve da altri, o meglio da un Altro che ci raggiunge con la sua grazia creatrice. Nell’evangelo di Giovanni, nella molteplicità delle opere dell’uomo, l’opera di Dio per eccellenza, che unifica tutto il vissuto umano, è appunto il “credere”. La preghiera è questo spazio di fede e di relazione con Dio che consente di dare il giusto spessore a ogni altro ambito della vita quotidiana. Dio, dunque, viene prima di tutto.

3.       sine intermissione orare: pregare senza interruzione, così ci ha detto il Signore.

La vera natura della Chiesa orante si esprime nella Liturgia delle Ore, che ha come scopo quello di alimentare continuamente la vita di ogni cristiano. Essa è voce che invoca il Padre in ogni tempo, in ogni momento.

Come recita la Costituzione Apostolica Laudis canticum, “La preghiera cristiana è anzitutto implorazione di tutta la famiglia umana, che Cristo associa a se stesso, nel senso che ognuno partecipa a questa preghiera, che è propria dell'intero corpo. Questa perciò esprime la voce della diletta Sposa di Cristo, i desideri ed i voti di tutto il popolo cristiano, le suppliche e le implorazioni per le necessità di tutti gli uomini.
Ma questa preghiera riceve la sua unità dal cuore di Cristo. Il nostro Redentore ha voluto infatti che quella vita che aveva iniziato con le sue preghiere e col suo sacrificio, durante la sua esistenza terrena, non venisse interrotta per il volgere dei secoli nel suo Corpo mistico, che è la Chiesa. Avviene, perciò, che la preghiera della Chiesa è insieme la preghiera che Cristo con il suo Corpo rivolge al Padre. Mentre dunque recitiamo l'Ufficio, dobbiamo riconoscere l'eco delle nostre voci in quella di Cristo e quella di Cristo in noi”.

“L'intera vita dei fedeli, infatti, attraverso le singole ore del giorno e della notte, è quasi una leitourgia, mediante la quale essi si dedicano in servizio di amore a Dio e agli uomini, aderendo all'azione di Cristo, che con la sua dimora tra noi e con l'offerta di se stesso, ha santificato la vita di tutti gli uomini”.

Questo è un principio fondamentale. Noi pensiamo che la Liturgia delle Ore sia un dovere da compiere. Finché pensiamo che sia un dovere da compiere, rimaniamo allo stadio infantile. In realtà, la piena celebrazione della Liturgia delle Ore avviene quando capisco che quello che ho vissuto fino all’ora della celebrazione deve costituire il materiale di creazione della Liturgia e, mentre prego i Salmi, ho presente quello che ho vissuto prima di entrare nella celebrazione e faccio interagire la mia vita, le mie domande, le mie notti con la luce dell’aurora che celebro nella Liturgia delle Lodi.

Questo è un compito inesauribile, ma ogni giorno nuovo che io devo attuare, altrimenti non prego realmente la Liturgia delle Ore. Se entrando dalla porta dico: adesso lascio fuori i miei problemi, interrompo per un momento l’onda dei miei pensieri e non c’è osmosi tra la mia vita e la liturgia, allora non ho celebrato la Liturgia delle Ore, ho fatto qualcosa, ma non ho celebrato. La Liturgia delle Ore è proprio il momento di sintesi del vissuto che cerca forma, senso, luce. Si tratta di raccontare i prodigi del Signore a partire dalle cose sofferte. La Liturgia delle Ore ha il compito di insegnare quest’arte: narrare la vita.

Durante l’incontro del pomeriggio, prima di rispondere alle nostre domande.

Madre Ignazia ci ricorda che

  • la Liturgia è una cosa viva, ma fragile, essa muore nelle mani di chi non la sa trattare. Celebrare la Liturgia non vuol dire eseguire un copione, un rituale, eseguire alla perfezione le rubriche liturgiche.
    La sua fragilità dipende dal fatto che, se capita nelle mani di chi non la sa trattare, cioè non sa dare un vero senso ai suoi elementi, essa è vana. Se io faccio della proclamazione della Parola il mio palcoscenico, sciupo la Parola. Se faccio del canto dei salmi il palcoscenico della mia bella voce, rovino la preghiera. Se io faccio della preghiera di intercessione il luogo della mia esibizione, della mia informazione sulle notizie, della mia ideologia, rovino un elemento preziosissimo della Liturgia.
  • la Liturgia è una cosa viva, ma solo se è dinamica, volta cioè verso l’avvenire. Il suo dinamismo è tra due poli, quello del mistero di salvezza realizzato da Cristo, e quello del mistero di salvezza da realizzarsi in noi.

Per ascolatare le conferenze di Madre Ignazia sulla Liturgia delle Ore, clicca qui sotto:

 

Prima parte

 

Seconda parte

 

Terza parte

 

9 novembre

Dopo la celebrazione eucaristica domenicale, ci riuniamo per condividere le risonanze che le riflessioni di Madre Ignazia hanno suscitato in noi.
Eccone alcune su cui dovremo tornare pere tenere vivo il dono ricevuto in questi giorni.

Silenzio
Il silenzio è preghiera.
Silenzio, “culla della Parola”.
Silenzio di ascolto.
Silenzio per cogliere la presenza eccedente di Dio.
Silenzio prima di entrare in cappella.
Pause di silenzio nel ritmo celebrativo.

Parola di Dio
La Parola ci plasma.
Lasciarsi trasformare dalla Parola di Dio.
La mia vita è interpretata dalla Parola
Lectio divina: approfondimento della Parola di Dio.
Più lectio per maturare una sensibilità liturgica.
La Parola di Dio precede la nostra libertà e la provoca.
La Parola ascoltata attraverso la parola della consorella.
Lasciarsi plasmare dal mistero che celebriamo, dalla Parola che sempre ci precede e ci interpella.

Liturgia
Liturgia come celebrazione del Mistero Pasquale, immersione nel Mistero Pasquale.
Appropriarsi della Liturgia delle Ore.
Liturgia, presenza di Dio, tempo e spazio di Dio.
La Liturgia si impara facendo.
Lasciarsi istruire, purificare, illuminare dalla lode liturgica.
Dignità nel celebrare la Liturgia delle Ore.
Nella Liturgia non essere spettatrici.
Nobile semplicità.
Centralità di Cristo.
La celebrazione della Liturgia come opera della grazia.

Preghiera
Dare tempo a Dio
Responsabilità dell’intercessione.
Voce che implora il Padre.

Principi fondamentali per la Liturgia delle Ore
Mens concordet voci: la mente, il cuore, l’interiorità concordino con la voce.
La mente prende forma da ciò che dice.
Il cuore prende forma da quello che la voce dice.
Nihil operae Dei praeponatur: nulla anteporre all’opera di Dio.
Sine intermissione orare: pregare senza interruzione.

Liturgia e vita
Versare la nostra vita nei salmi.
Liturgia linfa per la Missione.
Vivere la liturgia in tensione d’amore per diventare canto di gloria anche per chi è lontano da Dio.
Liturgia: vita risorta.
Riscrivere la nostra vita, pregando i Salmi, nella logica pasquale della vita di Cristo.

Liturgia e comunità
La comunità si costruisce a partire dalla Liturgia.
Base della vita comunitaria è la preghiera comune.
Nelle difficoltà, tutta la comunità si riunisce in preghiera.

 

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