Campo di animazione per bambini

Oreokastro – 15-29 agosto 2016

“La missione della Chiesa parte dalla fragilità” (P. Mark Rupnik s.j.)

Anche il nostro campo ad Oreokastro è partito da una serie di fragilità: niente era definito; la gente non era stata avvisata; non potevamo sapere quanti bambini vi avrebbero partecipato e di quale età; non potevamo intenderci nella loro lingua; e, benché avessimo validi conoscitori dell’inglese, alcune di noi ne sapevano solo poche parole; la gente, in mezzo alla quale andavamo nel campo dei rifugiati siriani e curdi, portava il peso di lunghi mesi di delusioni, disagi,dolori, paure, inattività e assenza di prospettive.

A ciò, ognuno di noi aggiungeva le proprie fragilità insieme alla forza del desiderio di portare almeno un sorriso nel grigiore del campo: troppo pressante l’invito “andate” che il Signore ci aveva fatto nei mesi precedenti, bisognava rispondere!

Eravamo complessivamente in dodici: alcuni hanno fatto la prima settimana e altri li hanno sostituiti. Abbiamo anche avuto la visita di don Massimiliano e di una ragazza.

Al mattino, dopo le Lodi e la colazione, in venti minuti circa di macchina raggiungevamo il campo; portavamo i seggiolini i pezzi di plastica rigida che fungevano da tavoli e i lavori preparati in precedenza. I bambini sbucavano dalle tende dove gli adulti dormivano ancora: la giornata che cominciava non offriva loro alcuna occupazione.

Giorno per giorno, usando tecniche diverse, abbiamo fatto illustrare il foglio del calendario per il 2017. Il bello è stato, poi, mettere insieme i fogli, di cui molti erano scritti solo in arabo, ma questo è stato il lavoro notturno di alcune “certosine”!

Finito il lavoro con i bambini, facevamo la spesa e gli acquisti per i pacchi che avremmo donato a ciascuna famiglia: ci sono 310 tende!

C’era che cucinava e chi preparava i lavori per il giorno dopo; dopo un breve riposo si ripartiva alle 16.30 per il campo. Qui i bans avevano più successo dei giochi, data l’età dei bambini: dai tre agli otto anni e la difficoltà ad intenderci!

Sostanzialmente, tutti, dai due ai tredici anni avevano, però, solo bisogno di attenzione, di presenza, e di un po’ di coccole.

Grazie all’impegno di Giuseppe, che ci ha procurato l’attrezzatura necessaria, è venuta la volta delle proiezioni cinematografiche! Abbiamo proiettato sei DVD in arabo: Cip e Ciop, Tom e Jerry, Le avventure di Bianca e Bernie, Peter Pan e Zootropolis con “contorno” di lecca-lecca, biscotti, macedonia di frutta. Gli spettatori erano più di un centinaio, ma i più attenti erano quelli di 2-3 anni e alcuni papà che accompagnavano i loro figli nei passeggini o nel carrello del supermarket!

Ritornati a casa, nell’attesa del turno per la doccia: avevamo un bagno in dieci persone, facevamo palline di carta crespa, tagliavamo forme per il giorno dopo o preparavamo pacchetti dono.

La domenica mattina tutti a Messa, poi, pranzo e al pomeriggio ritorno al campo.

L’ultimo sabato, distribuendo i pacchi alle tende con due signori siriani che ci aiutavano, abbiamo potuto constatare una volta di più, e più da vicino, la situazione penosa in cui vivono quelle persone: tutto è nella penombra, le tende sono attaccate le une alle altre, i bagni chimici sono all’esterno e le docce pochissime: tutto parla di desolazione, di assenza di speranza. I più abbattuti sono gli uomini giovani, quasi sempre sdraiati nelle tende; solo ultimamente un gruppo di loro ha cominciato ad allenarsi seriamente per giocare a calcio. Le donne, sempre coperte dalla testa ai piedi, anche con 34°C, hanno i figli di cui occuparsi; i bambini, da parte loro trovano il modo di passare il tempo anche con nulla!

Ora c’è una piccola scuola nel campo, alla quale una nostra volontaria ha donato tappetini, sedie per i maestri e altro materiale; funziona anche un corso d’inglese tenuto da un professore siriano, per i bambini.

Loro, siriani e curdi, sono stati il motivo del nostro essere lì, del nostro spenderci, e già ne conoscevamo la dignità, la pazienza, la capacità di reggere ad una simile situazione, ma la cosa meravigliosa è stata il gruppo di volontari che con noi ha vissuto le fatiche e le gioie di quei giorni: bravi, attenti agli altri, simpatici, disponibili, senza pretese e senza lamenti, insomma, gente con cui è stato bello e più facile lavorare!

Grazie a loro e a tutti coloro che non erano presenti personalmente, ma hanno contribuito alla realizzazione del progetto! Il Signore, da Signore, moltiplichi la loro gioia e doni a ciascuno di loro i suoi doni.

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