Incontro con Mons. Carlo Faccendini Vicario Pastorale della Zona 1 - Città di Milano

USMI Arcidiocesi di Milano - Sabato, 23 maggio 2015

 

 

“Ministero episcopale e carisma della vita consacrata in dialogo nelle Chiese della Lombardia”

Dopo una breve preghiera di inizio, Mons. Faccendini ha invitato le religiose ivi convenute a considerare insieme le cinque attese che Papa Francesco, in questo anno dedicato alla vita consacrata, si attende dai consacrati. Clicca qui per leggere il testo.

 

 

1. “Dove ci sono i religiosi c’è gioia”.

Innanzitutto, la nostra gioia si deve vedere! E’ questa la prima profezia che dobbiamo offrire al mondo. La qualità della gioia nasce dalla bellezza di una vita donata al Signore, una bellezza che è frutto di un’umanità nuova, fondata su Gesù: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil 2,5). L’attrazione per la vita consacrata sta proprio in questo! La nostra gioia, tuttavia, non esclude mai la croce. La nostra vita consacrata, infatti, conosce, tante fatiche e non è preservata dalle frustrazioni e dalle umiliazioni dei nostri insuccessi, come se noi avessimo una misura minore di umanità. Anzi! La qualità della nostra umanità è sigillo e garanzia della nostra fede, pienezza di gioia vera, testimonianza di attrazione.

 

2. “Svegliate il mondo”.

Il mondo dorme in una vita di indifferenza, di standardizzazione, di realizzazione dei propri egoismi: occorrono comunità profetiche che sappiano leggere evangelicamente la storia. Di fronte alla realtà in cui viviamo, che è a volte drammatica, il nostro sguardo non deve mai, tuttavia, essere pessimistico, negativo e, tanto meno, rassegnato. E’ necessario che non ci lasciamo far prendere dalla paura e dalla tentazione della fuga che ci portano a chiuderci in noi stessi, intimiditi e lontani dal mondo. Non si tratta di essere ingenui, come se non sapessimo vedere il male, al contrario, dobbiamo trovare nella nostra storia l’occasione dell’annuncio evangelico, di una coraggiosa denuncia del male e degli egoismi della nostra società. La vita consacrata può offrire al mondo un’alternativa, offrire qualcosa di qualitativamente “altro”: l’esperienza della vita evangelica, del rispetto delle diversità, della fraternità, della comunione.

 

3. “Esperti di comunione”.

All’interno delle nostre comunità deve fiorire una vera fraternità con progetti comuni, una vita fraterna che evita critiche, pettegolezzi, gelosie ecc. in uno spirito di continua conversione, per mezzo dell’ascesi.

 

4. “Uscire da sé stessi per andare nelle periferie esistenziali”.

“Non ripiegatevi su voi stessi, non lasciatevi asfissiare dalle piccole beghe di casa, non rimanete prigionieri dei vostri problemi Questi si risolveranno se andrete fuori ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi e ad annunciare la buona novella. Troverete la vita dando la vita, la speranza dando speranza, l’amore amando.” (Papa Francesco). La riorganizzazione delle istituzioni, senza l’anima che le deve vivificare rischiano di tener in vita qualcosa che poi è destinata a morire. Il Papa si aspetta, dunque, accoglienza, creatività, atteggiamento di dono, non di difesa.

 

 

5. “Ogni forma di vita consacrata si interroghi su quello che Dio e l’umanità di oggi domandano”.

Quello che il Papa chiede non è un’impresa riorganizzativa e burocratica, ma il coraggio e la genialità del rinnovamento pur rimanendo se stessi. Non occorre inseguire le mode, il prestigio. La gente non le apprezza affatto!

 

Carisma della vita consacrata in dialogo con la vita della Chiesa locale

Ci possiamo chiedere se quello che facciamo ha ancora la forza e l’eloquenza del segno. Le nostre comunità hanno la forza, la profezia dell’annuncio? Noi consacrate siamo ancora vive, attendibili, capaci di essere per gli altri segni di vita cristiana? Queste indicazioni che Papa Francesco suggerisce valgono anche per la vita consacrata di oggi nella nostra Chiesa ambrosiana.

In generale sentiamo tutti fortemente un’esigenza di incontro, ma questo comporta una reciproca conoscenza. Sorge allora la domanda: “Vi sentite conosciute dalla vostra Chiesa? Conoscete la Chiesa in cui abitate? Si tratta di un rapporto decisivo perché se non si tiene presente la Chiesa locale si corre il rischio della strumentalizzazione e delle pretese reciproche che conducono al risentimento.

Occorre, dunque, ricuperare il rapporto vitale esistente fra la Vita Consacrata e la Chiesa locale. Gli Istituti religiosi non devono mai dimenticare l’orizzonte della Chiesa, ma questa, a sua volta, non deve dimenticare tutta la ricchezza che le viene dalla forza dei vari carismi, e dalla vita cristiana vissuta con radicalità. La relazione vita consacrata – Chiesa particolare va vissuta, dunque, non in modo conflittuale né nella reciproca indifferenza o diffidenza, ma in un mutuo, necessario riferimento e arricchimento. “La vita consacrata, presente fin dagli inizi, non potrà mai mancare alla Chiesa come un suo elemento irrinunciabile e qualificante, in quanto espressivo della sua stessa natura” (Vita Consecrata - n. 29).

 

 

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