Visita ai campi dei profughi

26-29 novembre 2016

 

Un divano spinto dall’inizio del capannone fino alla “scuola” per farci sedere, un’arancia donata, un chiedere degli altri che quest’estate erano con noi al campo, un abbraccio lungo e caloroso in cui c’erano tutte le parole che non potevamo dirci e tutta la partecipazione alla loro sofferenza. Questo il nostro ultimo incontro con i rifugiati nel campo di Oreokastro, tra quelli che conosciamo, il più desolato e desolante, dal quale non puoi partire come sei entrato.

Questa volta eravamo quattro suore, una signora e due volontari con i quali ci siamo incontrati ad Igoumenitsa. Loro venivano da Brindisi ed avevano fatto la notte in traghetto per portare su di un furgone: the, camomilla, biscotti, cioccolato, vestiario e scarpe.

Con noi c’erano, dunque, anche tutti coloro che hanno donato, raccolto, caricato e scaricato tutta quella merce. Eravamo davvero tanti!

Katsika: si scarica la merce

Dopo un ulteriore carico di ciò che era stato portato ad Igoumenitsa presso una gentilissima farmacista che ci fa da deposito e l’acquisto di 100 kg di zucchero, la prima sosta, è stata al campo di Katsika, vicino ad Joannina. Lì alloggiati tra tende e containers ci sono circa 400 persone: siriani, curdi e palestinesi.

Campo di Katsika

Campo di Katsika: bambini

Campo di Katsika: angolo di ritrovo creato dai profughi

Campo di Katsika: deposito di quanto è stato portato

Campo di Katsika: negozietto

Campo di Katsika: piccola scuola

Campo di Katsika: giardinetto creato da un profugo siriano

Al responsabile abbiamo lasciato biscotti, the, zucchero e indumenti. Il campo, pur nel freddo e nella desolazione di non sapere nulla della propria sorte, è senza dubbio il migliore, come gestione.

I volontari sono molto attenti e rispettosi della dignità dei propri fratelli e capaci di creatività, così da inventare attività utili a rendere meno triste il soggiorno in quel luogo.

Dopo aver fatto un nuovo carico di zucchero, questa volta di 300 kg, quante sono le tende ad Oreokastro, siamo ripartiti per Salonicco.

La domenica mattina abbiamo fatto visita al campo di Oreokastro. Nonostante avessimo inviato due settimane prima i nostri dati alla Caritas e, tramite questa, al Ministero, è stato faticoso ottenere l’ingresso nel campo!

Il portone del campo era chiuso a motivo del freddo.

Oreokastro: il campo

Entrando dalla porticina lo spettacolo che abbiamo visto era spettrale: qualche pianto isolato di bimbo, poi solo penombra ed immobilità!

Erano quasi le 10.00 e la gente non compariva ancora! Del resto, che cosa avrebbero potuto fare nel freddo?

Dopo un po’ abbiamo incontrato il responsabile e abbiamo scaricato i sacchi che erano stati preparati per ogni tenda. Avevamo finito di riempirli in una piazzola di un autogrill dell’autostrada!

Intanto sono comparsi anche i bambini: più magri e più incontenibili di come li avevamo lasciati, ma sempre tanto affettuosi.

Al pomeriggio siamo andate (Sergio e Carmelo erano ripartiti) con il responsabile della Caritas di Salonicco, Rino, al campo di Vassilika, ad un’ora di distanza dal nostro albergo.

La giornata grigia non ha favorito una visione positiva del campo, ma non era solo una questione atmosferica! Lo spazio è vasto e l’ingresso non dà sulla strada principale (unici vantaggi!), le tende sono in una ex fabbrica il cui pianoterra è circa un metro sotto il livello del terreno circostante. Ci sono circa 500 profughi che, forse, saranno ricollocati in uno stabile che la Caritas sta ristrutturando ad una cinquantina di chilometri da lì.

Alla sera, la S. Messa della prima domenica di Avvento nella chiesa dell’Immacolata ci ha dato coraggio e speranza: verrà di certo il Principe della pace e asciugherà ogni lacrima.

L’indomani mattina abbiamo fatto spese: 300 banane, tappetini per far sedere i bambini alla proiezione del film e un DVD in arabo: “L’era glaciale3”!

Al pomeriggio, dopo aver sistemato la “sala” nel luogo abituale, aiutate da un nuovo e molto gentile maestro abbiamo fatto sedere i bambini e proiettato il film. L’attenzione, però, era tutta per le banane…!

Come sempre i rifugiati ci hanno commosso: ad un certo momento abbiamo sentito un gran rumore…stavano spingendo un divano perché potessimo sederci!

Prima di partire il saluto a Sorriso (una bimba che aveva 5 giorni quando siamo arrivate la scorsa estate) e l’abbraccio con la sua mamma ci ha stretto ancora di più il cuore!

1500 persone nella costante penombra, costrette all’inattività, senza acqua calda, al freddo, senza prospettive, in fuga da guerra, morte e distruzione, bussano alla nostra anima e alla nostra mente tanto che ne saremmo sopraffatte se non le affidassimo a Colui che può riaccendere la loro speranza ed offrire loro un futuro migliore. ?

Vassilika

Così a Lui che viene e sa bene cosa siano esilio, freddo, fame, paura affidiamo anche tutti coloro che ci aiutano e condividono con noi la premura per i rifugiati.

Lui doni a ciascuno a piene mani pace e gioia e la certezza che, nulla di ciò che fanno per i profughi è perduto, perché Lui lo ritiene fatto a sé.

Grazie di cuore a tutti e Buon Natale!

 

Saranda, 4 dicembre 2016 - Suor Daniela, suor Betti e suor Anna

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