12 maggio 2015

Decumano

Entrata Expo

 

Divinus halitus terrae, il padiglione zero, dell’ONU, il respiro divino della terra.

È un po' come la "genesi" per la Bibbia. Un padiglione bello dentro e fuori che contiene anche "oggetti" preziosi. Sembra davvero un museo, ma di nuova generazione. Grazie a grandi pannelli luminosi si possono ammirare fotografie giganti di ogni frutto della terra; un'intera parete è dedicata alle varie spezie. Anche la sala con gli animali del mondo, plasmati a grandezza naturale, e i pesci appesi al cielo, è perfetta per i bambini che vi potranno camminare in mezzo, a differenza di quanto si fa in museo tradizionale dove il "contenuto", rinchiuso e protetto da teche è tenuto a "distanza" rispetto al visitatore. Qui ci sono anche importanti reperti archeologici, dai piatti greci ai bicchieri romani e altri manufatti del mondo arabo, il tutto accomunato dal tema della cucina e dagli utensili per il cibo.

Sopra il motto scolpito sulla grande facciata, una piccolissima terracotta proveniente dal Museo egizio che risale a 6500 anni fa: la prima immagine dell’uomo al centro del mondo.

Teatro della Memoria, un archivio di cassetti chiusi e aperti

Il teatro della Memoria, racconta la memoria alimentare, cioè la sua storia.

Un’enorme biblioteca di cassetti: ad ogni cassetto corrisponde un alimento, un animale, una pratica alimentare. Alcuni cassetti aperti ricordano la loro scomparsa.

La Memoria digitale

Il muro di plexiglass con i semi retroilluminati

Un grande quercia secolare, protesa oltre la volta, simboleggia la resistenza della natura al cambiamento e la tensione dell’elemento terrestre verso una spiritualità celeste.

 

Pangea

Riva 1920 ha realizzato Pangea, tavolo di circa 80 metri quadrati, Michele De Lucchi l’ha progettato per l’Expo, presso il Padiglione Zero, curato da Davide Rampello e disegnato dallo stesso architetto.

Il progetto si ispira e prende il nome da Pangea, unico continente che in origine si ritiene includesse tutte le terre emerse e che durante le successive ere geologiche si è diviso nei vari continenti.

Questo tavolo è il simbolo dell’unione di tutti i paesi prima della separazione e vuole essere un omaggio all’esposizione universale che per sei mesi accoglierà espositori e visitatori provenienti da tutto il mondo.

Gli oltre 140 Paesi coinvolti mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.

Il tavolo è fatto con il Kauri, legno millenario recuperato dal sottosuolo e proveniente dalla Nuova Zelanda. Il Kauri Millenario è considerato il legno più raro al mondo poiché si trova solo in una ristrettissima area del nord della lontanissima Nuova Zelanda. Nonostante specie simili di alberi si trovino in grandi quantità nel sud est asiatico, il Kauri Millenario delle Paludi è unico per il fatto che è in assoluto il legno più antico del mondo. Questi alberi sono stai abbattuti da enormi cataclismi nel passato e sono rimasti intatti sotto il fango delle paludi del nord per 30/40/50 mila anni. Questi alberi vengono estratti dal terreno proprio come si estrae l’oro e una volta arrivati alla luce vengono datati con il metodo del Carbonio 14 dai laboratori universitari di Auckland. Quello che rende incredibilmente unico e affascinante il Kauri è che nonostante la sua permanenza millenaria sotto il fango non sia né marcito né pietrificato, permettendo all’uomo di lavorarlo come un legno appena tagliato.

La superficie del tavolo, composta da 19 pezzi sagomati che si intersecano gli uni con gli altri andando a comporre un puzzle. 

Il peso dell’intera struttura è di circa 6 tonnellate e per la sua realizzazione sono stati necessari quasi 50 giorni di lavoro.

Per le 271 gambe, a sostegno dell’intera struttura, sono stati utilizzati pali di rovere recuperati della laguna di Venezia

 

La Caritas Internationalis - “Dividere per moltiplicare”

Il motto scelto dalla Caritas vuole ricordare che in un mondo di 7 miliardi di persone e che produce cibo per 12 miliardi, 800 milioni soffrono la fame.

Nella foto, il numero enorme delle persone, aggiornato continuamente, che la Caritas ha potuto beneficare con il suo aiuto

 

Energia - Wolf Vostell

Energia è il titolo dell'installazione del 1973 dell'artista tedesco Wolf Vostell

La Cadillac e un muro di filoni di pane sono i simboli di un mondo sazio e di un mondo affamato. L'automobile rappresenta il consumo irragionevole e la minaccia alla pace individuale e collettiva, mentre il pane diviene un correttivo per ristabilire l'equilibrio.

Ogni filone è avvolto dentro al giornale su cui è stampata la frase di Vostell: "Sono le cose che non conoscete che cambieranno la vostra vita", un messaggio che unisce il senso del bisogno concreto della nutrizione a quell'altra "fame" spirituale che è altrettanto potente nell'umanità di oggi. È il senso del messaggio che Caritas porta in EXPO, "Dividere per moltiplicare. Spezzare il pane": esser capaci di sentire, di far vibrare le corde della compassione, non essere sopraffatti dall'impotenza ma intervenire cercando insieme la risposta e l'azione migliore.

 

Il padiglione Expo della Veneranda Fabbrica del Duomo

Il visitatore si accosta all’incontro con la Madonnina attraverso successivi momenti. Ricreando la suggestione di Piazza del Duomo, il pubblico entra in un’area che ricostruisce la piazza. Volgendo il proprio sguardo verso l’alto, si ha la percezione di contemplare la terrazze centrale della Cattedrale, evocata dai segni del Monumento, prima di immettersi in un percorso a gradinate che conduce il visitatore fino ai piedi della Madonnina.

Alcuni pezzi di guglie e di marmo di Candoglia

Tale percorso permette simbolicamente al pubblico di vivere l’esperienza di salire dalla piazza alle Terrazze, proprio come accade sul Monumento.

La riproduzione della Madonnina del Duomo

La riproduzione della Madonnina del Duomo è opera della Fonderia Nolana Del Giudice che, partendo da una scansione ad altissima precisione in 3D, ha realizzato la prima copia esatta in bronzo a grandezza naturale della Madonnina.

Il padiglione Expo della Santa Sede

All'esterno, un’architettura sobria ed evocativa con la traduzione in 13 lingue della celebre espressione biblica: “Non di solo pane vive l’uomo”. Un invito alla meditazione e alla visita dello spazio espositivo rivolto a tutti - donne e uomini di ogni popolo e di ogni nazione ¬che già dice l’originale presenza della Chiesa.

Entrando, al centro il quadro dell’Ultima Cena del Tintoretto.

L’opera, originale di Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, proviene dalla chiesa veneziana di San Trovaso, è databile al 1561-62.

Si è subito colpiti dal dinamismo della composizione e dalla varietà di simboli che animano l’opera. Il Tintoretto sceglie di immortalare l’istante immediatamente successivo alla rivelazione da parte di Cristo dell’imminente tradimento di Giuda. Significativa a questo proposito è anche l’impostazione spaziale, evidente nel tavolo disposto di sbieco, con uno degli angoli orientato verso l’osservatore, che conferisce al dipinto un effetto completamente diverso rispetto all’ordine del Cenacolo di Leonardo.

Altre caratteristiche del dipinto: il realismo della scena, reso attraverso una minuta varietà di oggetti del quotidiano, dalla filatrice in cima alle scale al gatto, dallo scaldavivande alla sedia di Giuda rovesciata. Anche le bisacce, i libri, i mantelli e i bastoni da viaggio, affastellati alla bell’e meglio in un angolo della stanza, contribuiscono al verismo del momento, costituendo altresì un richiamo alla Pasqua ebraica, consumata velocemente e in piedi.

Nella Nuova Mensa, il cui fulcro è il Cristo, la complessa relazione tra ordinarietà del quotidiano e il miracolo introduce l’osservatore nell’esaltazione dell’Eucaristia, cibo di vita eterna.

Il sapiente gioco di luci e ombre del dipinto è fondamentale per evidenziare la tensione dinamica dei corpi e coinvolgere emotivamente lo spettatore.

 

La parete fotografica

Ferite del cuore, ferite del pianeta, storie, sguardi, volti: è l'onda dell'umanità in cammino e in ricerca. Le guerre, la corruzione, l'ineguale distribuzione delle risorse, l'egoismo, l'avidità di ricchezza sono il frutto dell'uomo che si allontana da Dio, e ferisce se stesso e il creato. Un miliardo di persone muore nel mondo per fame. È fame materiale e spirituale. 177 fotografie e le parole del Papa conducono dalla frammentazione dell'umanità verso la ricerca di una risposta integrale. Essa è in un incontro con chi è prossimo nel bisogno.

 

Il tavolo, multimediale ed interattivo

La Santa Sede ha scelto di rappresentare questa idea di comunità, dedicando lo spazio centrale del proprio padiglione ad un tavolo, multimediale ed interattivo, nel quale alcuni dei tavoli rappresentativi delle attività e dei momenti della vita dell’uomo confluiscono nell’unica tavola della comune appartenenza umana.

La superficie del tavolo multimediale, suddivisa in 28 sezioni (ognuna della larghezza di 80 centimetri e disposte su due file proietta scorci di esistenza e di lavoro, a rappresentare singoli ambienti di vita, con l’aspirazione di sintetizzare la varietà del mondo, pur mantenendone la complessità e l’interazione.

Al centro dell’installazione è posto l’altare. In esso convergono e si sacralizzano le diverse attività umana: il pasto diviene Eucaristia, la cura del corpo cura dell’anima, lo studio assurge a lettura e ascolto della Parola, la legge degli uomini cede il passo alla Legge di Dio, l’immaginazione dei fanciulli è sublimata in stupefatta contemplazione del Mistero della fede.

 

Lo spettacolo dell’Albero della Vita

L’icona più visibile della presenza italiana all’Expo 2015 è l’albero della vita, una torre di acciaio e legno, alta 35 metri, costruita al centro di un lago, Lake Arena. E’ ispirata al disegno di Michelangelo per la piazza del Campidoglio. Un’idea di Marco Balich, direttore artistico di Padiglione Italia. Proprio da questo disegno michelangiolesco, Marco Balich ha mutuato la forma dell’Albero della Vita, una grandiosa costruzione a metà tra monumento, scultura, installazione, edificio, opera d’arte che, oltre al Rinascimento, rimanda a simbologie più complesse e comuni a numerose culture, per cui l’Albero della Vita è simbolo della Natura Primigenia, la grande forza da cui è scaturito il tutto.

L’Albero della Vita non è solo tradizione e simbologia religiosa: è anche il segno di uno slancio rivolto al futuro, all’innovazione e alla tecnologia. Ad animarla, una serie di effetti speciali realizzati con le più avanzate tecnologie di spettacolo.

 

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