La vita consacrata oggi tra sfide e opportunità

Milano - Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale - 18 aprile 2015

In occasione dell’anno della vita consacrata, la diocesi di Milano ha proposto un corso di forma­zione per approfondire le tematiche che papa Francesco ha indicato a tutti i consacrati: Ecclesia­lità, Vangelo, Profezia e Speranza.

Le tematiche svolte, e che si svolgeranno, riguardano non solo coloro che professano i consigli evangelici, ma anche ogni fedele, chiamato a testimoniare la bellezza della sequela di Cristo.
Numerosi i consacrati che hanno risposto all’invito di sua Ecc. Mons. Luigi Stucchi, Vicario Episco­pale per la Vita Consacrata Femminile e di sua Ecc. Mons. Paolo Martinelli, Vicario Episcopale per la vita consacrata maschile, Istituti Secolari e nuove forme di vita consacrata.

L’incontro ha avuto luogo il 18 aprile, nella sede della facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.

Dopo una breve introduzione del Prof. Antonio Montanari, Preside del Centro Studi di Spiritualità, la parola è passata al prof. Mauro Magatti Sociologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il tema trattato: I cambiamenti del nostro tempo e la vita consacrata

Il prof. Magatti ci ha dato una chiave di lettura della società in cui viviamo, aiutandoci a cogliere la dinamica dell’azione e della reazione del nostro tempo, in cui religione e fede sono oggetto di sfida. Clicca qui per la trascrizione del testo.

Registrazione dell'intervento del Prof. Magatti

Mons. Paolo Martinelli, Vicario Episcopale per la vita consacrata maschile, Istituti Secolari e nuove forme di vita consacrata ha offerto, nel secondo intervento, alcune riflessioni sulla vita consacrata oggi ed alcuni punti chiave.

Co me già aveva evidenziato il Prof. Magatti, anche Mons martinelli sottilinea il fatto che la vita consacrata risente del cambiamento rapido ed inedito della nostra società. Non basta più, perciò, ripetere meramente il passato e neppure guardarlo con nostalgia, ma, guardarlo con gratitudine. Come dice Papa Francesco, occorre vivere il presente con passione e abbracciare il futuro con speranza.

Oggi si afferma che prima di essere religiosi bisogna essere umani; ovviamente è una cosa molto buona. Il rischio è quello della contrapposizione tra la consacrazione e l’umano che può avere effetti educativi e formativi devastanti. Non si capisce bene il rapporto tra l’umano che ci portiamo addosso e la nostra consacrazione. Sembrano due cose giustapposte. Manca un anello di congiunzione. C’è uno scollamento ed isolamento rispetto alla vita, una separazione dal mondo e dalla normale vita cristiana.

Che cosa vuol dire ad un uomo o una donna l’essere casto povero e obbediente in una vita comune? Qual è il rapporto tra vita battesimale e consacrazione? E’ una tematica che la Chiesa stessa si trova ad affrontare.

La vita religiosa nella modernità assume, sebbene in forme diversificate, la figura simbolica della contrapposizione fra la Chiesa e il mondo che inizia con i suoi processi sempre più mondani.

In questo senso l’evento del Concilio Vaticano II diventa la grande riflessione della Chiesa che rilegge gli sviluppi recenti alla luce di alcune preoccupazioni pastorali, alla luce della rivelazione salvifica dell’uomo e della società. Ad uno sguardo immediato si comprende bene come il Concilio guarda all’umano, al mondo, alla riscoperta del valore della vita battesimale.

Questi sviluppi pastorali impongono alla Chiesa un ripensamento molto profondo che il Concilio chiama rinnovamento. Ritornando alla radici bibliche, la Chiesa è posta di fronte al mondo in una insuperabile ambivalenza: il mondo è quello che Dio ha tanto amato da dare il suo Figlio Unigenito e, nello stesso tempo, è il mondo per cui Gesù non prega, secondo le parole di Giovanni. Il cristiano e tutta la Chiesa sono posti inevitabilmente di fronte al discernimento dei segni dei tempi.

Occorre tenere questa drammaticità. Il dialogo e il rapporto di testimonianza, affermati nella Lumen Gentium e nella Gaudium et Spes, impediscono, anche alla vita consacrata, di risolvere la relazione in termini di contrapposizione o giustapposizione. Come si legge al n. 22 della Gaudium et Spes la vocazione ultima dell’uomo è una sola, quella divina. Ogni uomo è chiamato alla vita divina. Questo principio non ci permette più, dunque, di considerare la vita cristiana, e tanto meno la vita consacrata, come avulsa dalla vita della società in cui viviamo.

Il Concilio (capitolo V della Costituzione dogmatica Lumen Gentium, dedicato alla vocazione universale alla santità, in ogni condizione di vita), mettendo al centro la consacrazione battesimale, ha attribuito a tale vocazione battesimale tutte quelle caratteristiche che precedentemente erano attribuite, se non delegate, al mondo della consacrazione. Ogni cristiano è chiamato alla sequela, alla conformazione a Cristo, a vivere la stessa tensione escatologica. Gli stessi consigli evangelici vengono trattati non esclusivamente per i religiosi, ma in rapporto alla vocazione universale alla santità.

Lo specifico della vita consacrata

A questo punto si tratta di dire qual è lo specifico proprio della vita consacrata, che non è una mera variante della consacrazione battesimale. Personalmente credo – ha affermato Mons. Martinelli - che ogni vocazione è complementare, per cui la vita consacrata non è un andare oltre alla vocazione battesimale, ma un esplicitazione di ciò che è implicito.
Per quanto riguarda il rinnovamento, tenendo presente i cambiamenti intensi e velocissimi della nostra epoca, il Concilio Vaticano II ne indica due:

  • Il ritorno al carisma originario di fondazione. Un ritornare all’origine, per trovare l’elemento vitale, valido per tutte le circostanze storiche e culturali. Non è un’idea da applicare, ma il fuoco di un’esperienza. Il carisma non va identificato con un’opera e nemmeno con una determinata forma, tanto meno nella ripetizione pedissequa di una determinata opera o forma. E’ molto di più!
  • L’adattamento alle circostanze attuali, con la conseguente esigenza di interpretare i segni dei tempi.

Come la vita consacrata deve abitare la storia?

Innanzi tutto nella Chiesa locale, come orizzonte imprescindibile per vivere la propria vocazione: l’ecclesialità della nostra vocazione! Questo non è affatto scontato e suppone l’assunzione e l’apertura alla totalità della Chiesa universale.

“La vita consacrata come tale”, come ha affermato Benedetto XVI ai vescovi del Brasile, “ha avuto origine con il Signore stesso che scelse per sé questa forma di vita verginale, povera e obbediente”. “Per questo la vita consacrata non potrà mai mancare, né morire nella Chiesa: fu voluta da Gesù stesso come porzione irremovibile della sua Chiesa”.

Mons. Luigi Stucchi, vicario episcopale per la vita consacrata femminile

La dimensione profetica della vita religiosa e dei consigli evangelici

Il concilio Vaticano II non parla esplicitamente di profezia della vita consacrata, ma della profezia del carisma.
La dimensione profetica della vita religiosa e dei consigli evangelici sono messi in evidenza invece nell’esortazione post-sinodale “Vita Consecrata”. Al numero 87 si sottolinea il profondo significato antropologico della vita consacrata.

Il compito profetico della vita consacrata viene provocato da tre sfide principali rivolte alla stessa Chiesa: sono sfide di sempre, che vengono poste in forme nuove, e forse più radicali, dalla società contemporanea, almeno in alcune parti del mondo. Esse toccano direttamente i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, stimolando la Chiesa e, in particolare, le persone consacrate a metterne in luce e a testimoniarne il profondo significato antropologico. La scelta di questi consigli, infatti, lungi dal costituire un impoverimento di valori autenticamente umani, si propone piuttosto come una loro trasfigurazione. I consigli evangelici non vanno considerati come una negazione dei valori inerenti alla sessualità, al legittimo desiderio di disporre di beni materiali e di decidere autonomamente di sé. Queste inclinazioni, in quanto fondate nella natura, sono in se stesse buone. La creatura umana, tuttavia, debilitata com'è dal peccato originale, è esposta al rischio di tradurle in atto in modo trasgressivo. La professione di castità, povertà e obbedienza diventa monito a non sottovalutare le ferite prodotte dal peccato originale e, pur affermando il valore dei beni creati, li relativizza additando Dio come il bene assoluto. Così coloro che seguono i consigli evangelici, mentre cercano la santità per se stessi, propongono, per così dire, una «terapia spirituale» per l'umanità, poiché rifiutano l'idolatria del creato e rendono in qualche modo visibile il Dio vivente. La vita consacrata, specie nei tempi difficili, è una benedizione per la vita umana e per la stessa vita ecclesiale.

E nella Lumen Gentium: “Tutti infine abbiano ben chiaro che la professione dei consigli evangelici, quantunque comporti la rinunzia di beni certamente molto apprezzabili, non si oppone al vero progresso della persona umana” (LG46).

Lasciamoci, dunque, interrogare e ci accorgeremo che l’obbedienza vera rafforza la nostra personalità e la nostra libertà, la povertà custodisce i nostri desideri e la gratuità della nostra donazione, la virginità il dialogo e l’esperienza profonda della maternità e della paternità.

Non possiamo, dunque, vivere il nostro rapporto profondo con Dio senza lasciarci interrogare profondamente dal momento presente.

Mons. Martinelli ha, poi, concluso citando il cardinale Scola: “La vita consacrata è profezia vivente di Cristo luce delle genti. I consacrati, in mezzo al popolo santo di Dio, sono chiamati a essere profeti per tutti della pienezza umana che la vita in Cristo rende possibile. Richiamando ogni giorno, attraverso il sigillo della povertà, della castità e dell’obbedienza, l’Eterno che è entrato nel tempo, voi sostenete uomini e donne a vivere il tempo nella sua portata eterna. Che affascinante e grande responsabilità”! (2 febbraio 2015 – Giornata della vita consacrata)

Registrazione dell'intervento de Mons. Martinelli

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