Festa della Vita consacrata

Basilica di S. Ambrogio (Milano), 2 febbraio 2014

«Chiamati dalla promessa di Dio a desideri grandi»

Nella Giornata Mondiale che la Chiesa dedica alla Vita consacrata – quest’anno diciottesima –, nella basilica di Sant’Ambrogio sono convenuti molte suore, religiosi, consacrate e consacrati laici.

La Celebrazione eucaristica, presieduta dal Vicario Generale monsignor Mario Delpini, si apre, come tradizione, con la benedizione delle candele, che significativamente avviene nella Cappella di Santa Marcellina.

Le fiammelle accese, simbolo dell’unica luce di Cristo, portate tra le mani anche da alcune religiose, la breve processione verso l’altare maggiore, guidata dalla bella e antica icona della Madre di Cristo, la trentina di concelebranti – in maggioranza appartenenti a Ordini e Congregazioni –, il canto ambrosiano dei Dodici Kyrie e del Gloria, sono il segno tangibile di grande partecipazione a questo momento di fede e di gioia.

Oggi, sembra essere sempre più diffusa la strana malattia dei “desideri piccoli”, così apre la sua omelia monsignor Delpini, che porta il ringraziamento e il saluto del cardinal Scola, a Istanbul per la visita al Patriarca Ecumenico Bartolomeo.

Quello dei “desideri piccoli” è un male pericoloso e contagioso, ma appunto, così strano che non si sa nemmeno, spesso, di esserne affetti, spiega: «Accade che aumentano gli anni, ma i desideri rimangono piccoli». Non si chiede o si cerca più la felicità, ma solo un poco di tranquillità e di salute, non si vuole più la vita eterna, ma unicamente una vita possibilmente lunga e serena, non si desidera più «l’amore grande, l’amore per sempre, l’amore fedele e dedicato fino al sacrificio, ma qualche innamoramento provvisorio, qualche ‘stare insieme’ che dura finché dura».

Una malattia «che produce rassegnazione» e, insieme «frenesia insaziabile», che nasce dall’insoddisfazione di una vita “parcheggiata”, dove «non ci sono grandi méte da desiderare, grandi imprese per cui entusiasmarsi, proposte affascinanti per cui valga la pena correre».

Quale rimedio a tutto ciò?

Così risponde il Vicario generale: «Mi pare che la risposta sia la chiamata di alcuni alla vita consacrata, uomini e donne che vivono di grandi desideri, perché credono alla grande promessa. La missione dei consacrati è quella di credere che i nostri desideri non devono essere piccoli come le nostre forze le nostre risorse. La misura giusta dei desideri è quella indicata dalla promessa di Dio. Per questo il Signore ci ha scelti, per essere un segno, per indicare un direzione, per vivere in attesa del suo Regno». In una parola, essere consacrati – mediante l’osservanza dei Consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza – significa essere vivi e vigilanti per la vita eterna, perché «alla fine di questa terrena il Signore non ci chiederà se siamo tanti o pochi, se siamo giovani o vecchi, se siamo laureati e intelligenti o privi di titoli e di pensieri originali: ci chiederà se abbiamo custodito i grandi desideri e creduto alla sua promessa e se abbiamo dato da mangiare e da bere la speranza cristiana a chi ne ha fame e sete». Clicca qui per leggere l’omelia di Mons Delpini

 

La liturgia eucaristica prosegue con la rinnovazione corale delle promesse battesimali e si conclude con le parole di ringraziamento del Vicario Episcopale, monsignor Ambrogio Piantanida, che parla di augurio e di speranza, di rilancio della Vita consacrata in vista del prossimo anno 2015 a lei dedicato per volere di Papa Francesco. (clicca qui per l'articolo dell'Ossevatore Romano del 1 febbraio 2014)

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